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Compositori nei film: ‘Come eravamo’ belli e nostalgici, con Marvin Hamlisch

Il tema del film di Sydney Pollack con Robert Redford e Barbra Streisand è la vetta del compositore. Ma chi si dimentica il ritornello della ‘Stangata’…

Barbra Streisand e Robert Redford in ‘Come eravamo’ di Sydney Pollack (1973)

Foto: FilmPublicityArchive/United Archives via Getty Images

The Way We Were (Come eravamo), film e canzone del 1973, nobilitano il suo autore, Marvin Hamlisch (1944-2012), un gigante della musica, che sia applicata ai film o che viva di luce propria. Quel titolo merita un racconto. La regia è di SYdney Pollack, i protagonisti Barbra Streisand e Robert Redford. In un college di New York ci sono Hubbel, bello, ricco, talentuoso, qualunquista, e Katie, ebrea e militante comunista. Lei vorrebbe scrivere ma quello bravo è lui, che pubblica un racconto. L’America entra in guerra e Hubbel va in Marina. Durante una licenza ritrova Katie, che lo ospita a casa sua. Nasce la relazione. Certo, sono diversissimi, lui borghese convinto, lei sempre in cerca di una buona causa cui dedicarsi anima e corpo. Si sposano. Lui vende un suo libro al cinema. Vanno a Hollywood. Sono passati gli anni, siamo nella stagione della caccia alle streghe. Lei naturalmente è in prima linea, lui non vorrebbe. Nasce una bambina, ma i due sono sempre più diversi e lontani. Si separano. Si ritrovano casualmente a New York, entrambi risposati. Lui lavora per la televisione, lei manifesta contro la bomba H. Prima di separarsi, per un momento, si stringono nel più intenso abbraccio del cinema. Un film dalle misure perfette: contenuti importanti come la politica, le prese di posizione sociali e l’ideologia della vita, detti spettacolarmente, con divi, budget, sentimento e suggestione.

E poi Hamlisch, che – con la sua canzone, la sua musica e la voce della Streisand – sostiene, accompagna tutti quei contenuti, come un film nel film: musica-immagine. La canzone, è notorio, è una delle più belle e divulgate da quasi cinquant’anni. E poi la colonna, che si allinea ai fatti e ai sentimenti. C’è un momento in cui il docente legge il racconto di Hubbel, Il vero americano sorride. L’incipit: «In un certo senso, egli era come la nazione in cui viveva, aveva tutto troppo facilmente, però lui lo sapeva, almeno. Circa una volta al mese gli veniva il dubbio di essere un ipocrita, ma poi pensava che anche tutti gli altri lo erano…». Da quel momento la voce sfuma, il docente muove la bocca ma le parole non si sentono. “Entra” Hamlisch, e la musica sembra proseguire “parlando”. Trasmette comunque il senso del racconto. Alla fine la parola ritorna: «… e concludeva dicendosi: in fondo, non c’è nessuna ragione per cambiare. Ma forse questo dipendeva dal fatto che era troppo pigro. Tutto era sempre stato troppo facile per lui». Grazie alla chimica musica-e-parola, non c’è stata soluzione di continuità. Il compositore ha risolto, da fuoriclasse, il momento.

Hamlisch ebbe l’Oscar doppio: canzone e musica, una combinazione molto rara. Era il 1973, anno magico per il musicista che, come molti degli omologhi raccontati nella rubrica, veniva da una famiglia ebrea, di lingua tedesca. Anche a lui non mancano segnali di precocità straordinaria, tanto che la prestigiosa scuola di musica Juilliard lo accoglie a soli sette anni. Accompagnare al piano grandi artisti come Ann-Margret, Joel Grey e Barbra Streisand è un passaggio obbligatorio. Viene notato da Woody Allen, grande esperto di musica, che gli affida le colonne di Prendi i soldi e scappa e Il dittatore dello stato libero di Bananas. E poi la consacrazione con Come eravamo. Ma l’anno d’oro avrebbe prodotto un’altra performance eccezionale col film La stangata di George Roy Hill, con Redford e Newman. Hamlisch adattò il magnifico ragtime di Scott Joplin del 1902 e lo rese irresistibile. Tanto da assumerne l’identità (quasi) alla pari dell’inventore. Quel tema della Stangata è diventato una colonna sonora universale, proposta e riproposta in centinaia di citazioni, dovunque e comunque. E altro Oscar.

Come eravamo e La stangata sono i titoli apicali e identitari del musicista da colonne che ha avuto, a fronte di tre Oscar, dodici nomination, fra cui La scelta di Sophie con Meryl Streep e La spia che mi amava con Bond/Connery. Ma Hamlisch ha toccato altri generi, a modo suo, al livello più alto. Basta ricordare A Chorus Line (1975), il musical che tenne Broadway per seimila repliche in dieci anni e che divenne film nel 1985, diretto da Richard Attenborough, con Michael Douglas. L’ultimo segmento della sua vita artistica, ancora una volta, è comune ad altri grandi musicisti: la direzione di complessi, come la Pittsburgh Symphony Orchestra, la National Symphony Orchestra e la San Diego Symphony. Sempre adattandole ai suoi personali, potenti registri.