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Charles Dickens sapeva che avrebbero inventato il cinema

È nelle sale ‘La vita straordinaria di David Copperfield’, il film con Dev Patel, Tilda Swinton e Hugh Laurie tratto dal capolavoro dello scrittore inglese. Che oggi è più vivo che mai

Hugh Laurie, Dev Patel e Tilda Swinton nella ‘Vita straordinaria di David Copperfield’ di Armando Iannucci

Foto: Searchlight Pictures

Ho visto La vita straordinaria di David Copperfield, il film diretto dal regista scozzese Armando Iannucci tratto dal classico di quello che viene considerato il più grande scrittore inglese dopo Shakespeare, Charles Dickens (1812-1870). Il romanziere presenta molti primati che avvallano questa sua collocazione, a cominciare dal cinema, che ha attinto alla sua opera a mani basse. E la ragione è semplice: Dickens sapeva che avrebbero inventato il cinema, e il suo stile era di conseguenza. La filmografia presenta decine di titoli. Alcuni sono capolavori, altri sono compiti correttamene eseguiti, altri ancora sono intenti creativi, rivisti secondo il tempo. Il film di Iannucci con Dev Patel (nel ruolo del protagonista), Tilda Swinton (Betsey Trotwood) e Hugh Laurie (Mr. Dick) fa parte di questa categoria. Ed è ben riuscito, è divertente e diverso. Forse tende a edulcorare, sdrammatizzare il master letterario, ma la misura ci sta. Il cinema può permettersi certe licenze. Se poi diventa un buon cinema… Lascio a voi lettori la visione del film.

Per un riscontro complessivo su quel grande autore, qualche dato utile, tra cui due primati. Uno in chiave squisitamente letteraria: il romanzo Le due città è il più venduto nella storia della letteratura, dopo testi storico-mistici come Bibbia e Corano, oppure monumenti santificati come il Don Chisciotte. Scrooge, or, Marley’s Ghost (Canto di Natale) è il primo adattamento cinematografico del libro, e credo in assoluto. È del 1901. Il cinema aveva sei anni.

Dickens ha raccontato tanto di se stesso. Si poneva spesso come modello delle proprie storie e lo dichiarava. Oliver (Twist), David (Copperfield), Nicholas (Nickleby), fra gli altri: le loro vicende erano il riflesso della vicenda di Charles. L’ispirazione funzionava. Diceva di essere dotato di una grande memoria, che definiremmo fotografica. Partiva dalle immagini che si prefigurava e poi narrava. È un’affermazione da cinema. Dunque non è improprio il concetto che ho espresso sopra. Ora autori come King, Clancy, Grisham sanno che i loro libri diventeranno film. Lo sanno adesso. Il cinema ha davvero sposato Charles Dickens. Se consulti un dizionario di autori letterari che hanno dato opere al cinema, la macchia dei suoi titoli occupa buona parte della pagina. Poco più avanti, alla voce Dumas, ecco un’altra grande macchia. Due grandi “cineasti” ante litteram, quasi “contemporanei”. Dumas era lo scrittore dell’avventura, ma Dickens lo era di tutto, appunto.

Nacque da famiglia agiata, divenne povero, finì in prigione col padre, lavorò in una fabbrica di scarpe, dovette arrabattarsi, si innamorò, corrisposto e non. Poi, i momenti decisivi: l’assunzione in un quotidiano che gli diede un minimo di sicurezza economica, il passaggio a una testata più importante come il Morning Chronicle, le prime pubblicazioni. Non mancò una mossa canonica del successo: sposò Catherine Hogarth, figlia del proprietario del giornale. Da lì è tutta una conquista. E poi i viaggi, anche grandi viaggi, e tutti i temi assunti: il sociale, i ricchi e i poveri, l’amore, i buoni e i cattivi, la meta raggiunta ma sempre a fronte di lotta e dolore. La giustizia che alla fine si afferma. Un’ “educazione sentimentale” trasmessa, importante e garante.

Dickens è uno degli autori più letti in tutte le epoche. Ebbe un picco di vendite anomalo persino per lui nel 1939, l’anno di Via col vento. Va raccontato. Il libro prediletto da Margaret Mitchell, l’autrice del romanzo, era David Copperfield. Nel film c’è un episodio in cui Rossella viene aggredita da due neri in un ghetto. Alcuni sudisti fra cui Ashley e Franco, mariti di Melania e Rossella, organizzano una spedizione punitiva. Se verranno scoperti, saranno impiccati. Le donne, in casa, aspettano, la tensione è quasi mortale. Occorre applicarsi a qualcosa. Melania ha in mano il romanzo di Dickens. Comincia a leggere: «Per cominciare la mia vita dall’inizio, devo registrare che sono nato…». La lettura viene interrotta dall’irrompere di un capitano nordista con la sua scorta. Domanda degli uomini, Melania racconta una bugia. «Aspetteremo fuori», dice l’ufficiale. La donna riprende la lettura: capitolo sesto. «Il mio compleanno fu memorabile, non mi dilungo su ciò che successe a scuola finché non si giunse al mio compleanno in marzo…». Le parole di Dickens, in una situazione così sospesa e opprimente, diventano fisiche, diventano attori protagonisti.

Dev Patel è David Copperfield. Foto: Searchlight Pictures

Anche Paul Newman, nell’Agente speciale Mackintosh di John Huston, in prigione legge un passaggio del Circolo Pickwick, il primo romanzo dello scrittore, del 1836. Nel 1968 la Rai ne produsse un’apprezzabile versione televisiva. Il Circolo racconta il viaggio di quattro amici attraverso l’Inghilterra. Chiacchiere e umorismo. Qualcosa di desueto nella letteratura di allora. Nei tre anni successivi, Dickens si applicò a una delle sue opere fondamentali, Oliver Twist, che sarebbe diventato un titolo classico del cinema, di quelli rifatti ogni decennio secondo le legittime evoluzioni sociali e umane. Sono almeno cinque gli Oliver, compreso un musicale, diretto da Carol Reed, che nel ’68 vinse ben sei Oscar, tutti i più importanti.

Dal libro Le due città del 1859 il regista Jack Conway trasse un colosso dell’epoca, era il 1935. Dickens affrontava i contenuti della Rivoluzione francese mostrando, come molti inglesi del resto, scarsa simpatia per Robespierre e gli altri. Nicholas Nickleby è un altro titolo assunto dalla nostra televisione, come del resto il Copperfield. Erano gli anni ’50 e ’60, quelli eroici della Rai, che compì un’azione culturale importante irradiando grandi romanzi, molti dei quali di Dickens. Altri titoli della memoria della letteratura, e del cinema, sono Grandi speranze e Tempi difficili. Tutte “sicurezze”, tutta roba che rimane dentro di noi. E adesso l’ennesimo, gradevole David Copperfield. Charles Dickens è vivo più che mai.