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Cannes 2019: si comincia, ma non si fa sul serio. Per fortuna

Tra Delon che finisce nel mirino delle femministe e gli omaggi ad Agnès Varda, in 'The Dead Don't Die', la zombie comedy d'apertura diretta da Jim Jarmusch, salva la pelle solo chi rifiuta questo brutto mondo

Il cast di 'The dead don't die' sulla montée des Marches di Cannes

Foto: Pascal Le Segretain/Getty Images)

Se non fosse per la fila che trovi all’uscita dall’autostrada (buon segno) e per le previsioni che mettono pioggia più o meno per sempre (pessimo), potresti definire anche Cannes a real nice place: anche se decisamente più chiassosa e glamour della Centerville che Jarmusch prende in prestito da Frank Zappa mandando in loop – e attentando alla pazienza di Bill Murray -, The dead don’t die del country man Sturgill Simpson.

Gli zombie abbondano anche sul red carpet, ma d’altra parte il Born in Usa a tutto volume che saluta l’arrivo della giuria (ma lo sanno che Iñárritu è messicano?) risveglia anche i morti. C’è l’omaggio commosso (con video tributo) ad Agnès Varda, che si inerpica, coraggiosa, su tutti i manifesti della 72esima edizione, siluri invece all’indirizzo di Alain Delon. A Cannes per ricevere una (giusta) Palma d’oro alla carriera, il bello e impossibile del cinema francese che ha girato in Italia i suoi film migliori, finisce nel mirino delle femministe Usa che lo tacciano di razzismo, misoginia e omofobia. Imbarazzo generale, con il Festival che mette le mani avanti: “Mica gli diamo il Nobel per la Pace”. Vero, ma difesa d’ufficio così così.

Mr. President Iñárritu ricorda che il cinema “è un’esperienza che può cambiare anche il mondo: siamo qui per emozionarci, non per giudicare”. Il protocollo intanto è sempre più complesso: i giornalisti firmano col sangue le regole dell’embargo che li obbligano a scrivere più o meno alla velocità con cui Bolt correva i 100 metri, mentre sulla montée des Marches sono proibiti sneaker e sandali. Donne rigorosamente con i tacchi, magari a spillo come le prediligeva Almodóvar, atteso a breve.

Tilda Swinton, Selena Gomez e Bill Murray sul red carpet di Cannes. Foto: John Phillips/Getty Images

Vietati anche per il secondo anno consecutivo – i selfie: fanno volgare e rallentano le operazioni. Molte bellissime sulle scale della celebrità: ma se le starlette sgomitano, il nostro colpo di fulmine è per Gong Li, 54 anni e fascino da vendere, in abito scenografico di Ralph e Russo. Deliziosa la Fanning, un po’ sciura la Ledoyen, con gonna gialla che non passa inosservata Alice Rohrwacher, giurata sorridente. Intanto, dietro le quinte, si fanno già le prime “spese”: la Lucky Red ha comprato il film di Loach, la Bim si è assicurata il cartoon di Lorenzo Mattotti, La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Poi, finalmente, si comincia: ma non si fa sul serio, per fortuna.

Inaugurazione insolita, cast fichissimo e ultra eterogeneo (i teen stravedono per Selena Gomez in hot pants, ma dai 50 in su si fa il tifo per il saggio Tom Waits), standing ovation scontata: nella zombie comedy di Jarmusch (che in Italia esce il 13 giugno col titolo I morti non muoiono) gli eremiti leggono Melville, i negozianti nerd indossano la maglietta di Nosferatu e Iggy Pop (che quasi fa più paura senza trucco) ha una gran voglia di caffè. Ma salva la pelle solo chi rifiuta questo brutto mondo; gli altri, anche da (non) morti restano schiavi delle loro ossessioni inutili e consumistiche: e, magari, cercano invano ancora il wi-fi. Pennellate serafiche, colpi di tacco cinefili (fantastica Tilda Swinton in versione Kill Bill), divertito metacinema (“Some fai a sapere tutto in anticipo?”. “Ho letto lo script”) e un numero incalcolabile di citazioni, da Romero in giù. C’è lo sguardo sull’America e, centrale, la denuncia (i morti ritornano a causa dei cambiamenti climatici che hanno mandato in pappa la Terra…) ambientalista, ma prevale, sempre e comunque, il gioco. E se l’apocalisse è già qui, pazienza: le autorità continuano a dire che va tutto bene.

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