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‘Ballo Ballo’ è il ‘Mamma Mia!’ di Raffaella Carrà, attrice (per fortuna) mancata

Arriva il musical spagnolo ispirato alle hit della Raffa nazionale, che aveva studiato per diventare una star del cinema. Non ce l’ha fatta, ma meglio così: non avremmo mai avuto il ‘Tuca Tuca’...

Ingrid García-Jonsson in ‘Ballo Ballo’ di Nacho Álvarez

Foto: Júlio Vergne

Era una bambina, Raffaella Pelloni non ancora Carrà, quando debuttò nel cinema. Il film aveva uno di quei titoli da fotoromanzo che oggi nessuno oserebbe nemmeno pronunciare: Tormento del passato. Il regista era Mario Bonnard e la piccola attrice interpretava la figlia illegittima di una sartina e di un rapinatore latitante. Era il 1952 e mancavano ancora due anni alla partenza delle trasmissioni televisive in Italia, ovvero il mezzo che avrebbe fatto di Raffaella un idolo. O forse è stato viceversa? Grazie a Raffaella Carrà, al suo essere bella e possibile, sempre leggera ma mai sciocca, l’Italia si è innamorata pazzamente della televisione, soprattutto se dentro c’era lei, qualunque genere praticasse: dai varietà ai quiz, dai balletti ai conteggi di fagioli, dalle carràmbate familiari ai talent show. Così la Carrà, quasi una sineddoche vivente della tivù, è stata esportata (o meglio, si è esportata da sola, fiera e indipendente com’è) anche altrove, come noto, soprattutto in Spagna e in Sud America.

Non a caso arriva da Nacho Álvarez, regista spagnolo di origine uruguaiana, il film Ballo Ballo (dal 25 gennaio su Amazon Prime Video). Ci sono dentro tredici hit, tra cui A far l’amore comincia tu, Tanti auguri, Rumore, Tuca Tuca, oltre a quella del titolo. Raffaella c’è solo in un cameo. Ma questo film è il suo Mamma Mia! e funziona alla perfezione. Non tanto per l’adesione dei testi alla esile trama del musical, ma perché riesce a trasmettere il patrimonio di energica allegria che questa signora ha costruito negli anni.

Il cameo di Raffaella Carrà in ‘Ballo Ballo’. Foto: Paolo Ciriello

Viene da chiedersi come mai non sia venuto in mente a nessuno in Italia fare un film così. Forse perché i nostri registi sempre un po’ addolorati e impegnati, qualunque cosa significhi, non hanno mai considerato l’allegra Carrà un patrimonio? (E sia messa a verbale la formidabile e lodevole eccezione Paolo Sorrentino, che nella Grande bellezza – anzi, nella scena più significativa della Grande bellezza – ha scelto A far l’amore comincia tu in versione remix by Bob Sinclar, per far scatenare Toni Servillo e tutto il ventre molle delle terrazze romane.)

Ballo Ballo – che è comunque co-prodotto da Nicola Giuliano e Francesca Cima, già produttori della Grande bellezza – è però anche un po’ una specie di Footloose spagnolo. Perché è ambientato negli ultimi anni del Franchismo in uno studio televisivo, luogo “raffaelliano” per antonomasia, e mette in scena ragazze che hanno voglia di ballare e censori che misurano le minigonne così come in Italia, a suo tempo, qualcuno avrebbe voluto censurare l’ombelico mostrato dalla nostra pochi anni prima nella sigla Ma che musica maestro di un Canzonissima con Corrado. A quel punto, ai tempi dell’ombelico scandaloso, Carrà aveva abbandonato il cinema.

Dopo quell’esordio infantile nel film di Bonnard, aveva frequentato il Centro Sperimentale e fatto la classica trafila di particine, lavorando anche con registi importanti e ovviamente partecipando a molti provini, tra cui quello per il ruolo della figlia di Sophia Loren nella Ciociara. Vittorio De Sica non la prese, scelse Eleonora Brown, di solo un anno più giovane, ma che aveva un’aria meno adulta di Raffaella, la quale continuò comunque a farsi strada. La troviamo, quell’anno (è il 1960) nella Lunga notte del ’43 di Florestano Vancini e nei Compagni di Mario Monicelli tre anni dopo. Ha poche scene ma la si nota: è graziosa e convincente quando dice che andrà a tagliarsi i capelli per venderli, una specie di Jo March nella Torino di fine Ottocento.

Nel 1965, dopo aver cambiato cognome su consiglio del regista Dante Guardamagna, partecipa al Colonnello Von Ryan, dove recita accanto a Frank Sinatra, possibile trampolino per un lancio internazionale. Non succede, resta in Italia dove la Rai continua a usarla negli sceneggiati, le fiction del tempo, tra cui lo Scaramouche con Domenico Modugno: ma come attrice non sfonda davvero. Nel 1967, ancora senza caschetto, i capelli cotonati alla moda dell’epoca, conduce un programma intitolato Tempo di samba, dove canta Roma nun fa’ la stupida stasera e ‘O sole mio a ritmo, appunto, di samba, circondata da tre divi della musica brasiliana: Maysa, Astrud Gilberto e Roberto Carlos.

Sliding doors e segni del destino in un colpo solo: conduzione televisiva e Sud America. Quel giorno abbiamo perso un’attrice e trovato la Carrà. Molto tempo dopo, nel 1980, in Argentina, ha girato un film, Bárbara, dove interpretava una cantante famosa, l’unico ruolo ormai possibile per una simile star. In Italia non è mai uscito. Lo si trova, scolorito e sgranato, solo su YouTube, il luogo dei ricordi e delle strade non prese. Meglio Ballo Ballo, Carrà in purezza, anche se la si vede solo per un attimo.

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