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Anne Hathaway la smetterà mai di sbagliare i film?

Diva da Oscar ma anche attrice più odiata di Hollywood. E, da un po' di tempo, campionessa di flop di pubblico e critica. Fino a 'Il suo ultimo desiderio', appena arrivato su Netflix

Anne Hathaway in 'Il suo ultimo desiderio', ora su Netflix

Fino a qualche tempo fa, su tutti i giornali d’America (vabbè: quelli che leggo io) c’era almeno un pezzo sul fatto che Anne Hathaway fosse l’attrice più odiata di Hollywood. Sì: anche più di Gwyneth Paltrow (che a me, naturalmente, sta simpaticissima: ma ora non divaghiamo). Su questa antipatia collettiva, Salon scomodò perfino un professore di Psicologia dell’università dell’Ohio: «È la sua faccia troppo lunga e matura ad allontanare la gente» ebbe a dire il tale di nome Terry Pettijohn. «Nei momenti di crisi, gli spettatori tendono a preferire volti più rotondi: danno un’idea di giovinezza e rilassatezza». Era il picco del tracollo economico, e la colpa del nostro scontento era anche della detestatissima Anne. Lei, tempo dopo, replicò: «È strano che si parli sempre di quanto, almeno su Internet, mi odino. Viene fuori in tutte le interviste. Spero che, un giorno, si riuscirà a parlare d’altro. Non devo rendere conto di tutto quello che è successo in passato».

Su Anne Hathaway sospendo il giudizio. Di davvero insopportabile c’è solo l’Oscar che ha rubato per Les Misérables, pessimo adattamento di un capolavoro del musical: per fortuna adesso è arrivato l’ancor più pessimo adattamento di Cats, a confermare che il regista di entrambi, Tom Hooper, è un cane (lo era già ai tempi del celebratissimo Il discorso del re, per quanto mi riguarda: ma ora non divaghiamo). Anne Hathaway, che caragnava sulle note di I Dreamed a Dream, strappò la statuetta credendo di far dimenticare i tempi zuccherosi di Pretty Princess. E gli hater, ancora una volta, ci sguazzarono.

Da quel preciso momento, la maledizione. Un tempo, il castigo che colpiva le attrici vincitrici di un Oscar era la rottura col marito o il fidanzato di turno. È toccato, solo negli anni 2000, a Hilary Swank, Angelina Jolie, Reese Witherspoon, Rachel Weisz, Kate Winslet, Sandra Bullock, Brie Larson. Per tutte le altre nella lunga storia dell’Academy, guardatevi la lista completa sulla pagina Wikipedia “Oscar love curse”. Contestualmente alla maledizione del divorzio, se n’è prodotta negli anni un’altra: le attrici, una volta intascato il premio, cominciavano a sbagliare i film. Hathaway è rimasta felicemente sposata, ma in quest’altra categoria è cintura nera (insieme ad Alicia Vikander, altra ladra di Oscar: ma ora non divaghiamo). Dopo la statuetta, ricordate forse un film rilevante con protagonista Anne Hathaway? No: Il diavolo veste Prada era prima. Molto prima.

Passato Les Misérables, solo una sequela di titoli subito dimenticati, sbagliati, disertati. Song One dice qualcosa a chicchessia? Dubito. Interstellar d’accordo, ma persino io mi sono chiesto: ah, c’era pure lei? Lo stagista inaspettato, con Robert De Niro nel title role, è stato un discreto flop di pubblico e critica. E poi Alice attraverso lo specchio che sì, male non è andato: ma la sua era una parte accessoria. E Colossal: caruccio, ma chi l’ha visto? E Ocean’s 8: lasciamo stare. Fino alla doppietta dell’anno scorso: prima Serenity – L’isola dell’inganno, uno dei disastri più inenarrabili degli ultimi tempi, starring Matthew McConaughey e la nostra nel ruolo di una bionda femme fatale alla Barbara Stanwyck: non aggiungo altro, vostro onore; poi Attenti a quelle due, chick-comedy con Rebel Wilson naufragata nelle sale e negli incassi. Fuori dalla doppietta, un titolo non trascurabile: Cattive acque di Todd Haynes, che però è un film più di Mark Ruffalo che suo; anzi: Hathaway è la parte debole di tutta la baracca. E l’episodio di Modern Love in cui fa la bipolare canterina: uno dei più citati (e pure dei migliori) della serie di John Carney prodotta da Amazon: ma, appunto, resta un episodio.

Poteva bastare così, e invece il 2020 si è aperto con il titolo che forse li batte tutti. È arrivato da pochi giorni su Netflix Il suo ultimo desiderio di Dee Rees, pure lei autrice celebratissima per i precedenti Pariah e Mudbound, in realtà un altro mezzo bluff oggi finalmente riconosciuto. Nel momento in cui scrivo, il film su Rotten Tomatoes ha la media di giudizio critico ferma al 5%: tanto potrebbe bastare. La recensione migliore l’ha fatta Nick Allen su RogerEbert.com: «Un film di Netflix che, più che altro, è un paradosso: non ha nessun senso nemmeno se metti in pausa e torni indietro».

Il suo ultimo desiderio, tratto da un romanzo di Joan Didion (lasciate stare quella povera vecchina!) è una sciagura senza appello. Hathaway è una reporter anni ’70 che indaga sul traffico d’armi tra i narcos del Nicaragua, ritrova suo padre (Willem Dafoe) forse implicato nell’inghippo e incappa nel solito politico della West Wing (Ben Affleck, un altro che non indovina più un film: ma ora non divaghiamo) che c’ha scritto “governo corrotto” in fronte e con cui invece la protagonista, per ragioni inspiegabili se non il fatto che è cretina, finisce a letto da una scena (incomprensibile) all’altra (ancora più oscura).

Di fronte alla débâcle di Serenity, Hathaway volle pubblicamente pronunciarsi: «I critici stanno massacrando un film che per me resta invece interessante, commovente, ambizioso, originale. Non lo vivo come un fallimento, ma come un’altra occasione per imparare. Non a tutti possono piacere le stesse cose. Ma visto che la gente, se vorrà andare a vederlo, dovrà spendere i soldi di un biglietto, ci tengo ad essere chiara: so che la stampa sta facendo il film a pezzi, ma io lo difendo». A proposito del Suo ultimo desiderio, Hathaway non ha concesso nessuna intervista. Si sarà stufata pure lei di essere la diva più antipatica, la star delle scelte sbagliate, la reginetta della crisi.

Io (che in un’altra vita avrei fatto il direttore di casting: ma ora non divaghiamo) un ruolo per lei l’avrei avuto. Se la fisiognomica non è un’opinione, le avrei assegnato la parte principale nel biopic su Judy Garland. In realtà un progetto in ballo c’era, poi però gliel’ha soffiato quell’altra campionessa di simpatia che è Renée Zellweger (vedi sempre alla voce: ladre di Oscar). Anne avrebbe cantato, caragnato, forse addirittura vinto la seconda statuetta. E tutti l’avrebbero ancora detestata, ma almeno karaokando su Somewhere Over the Rainbow.