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Addio Sean Connery, eri un figo e i fighi non muoiono mai

L’ex James Bond è morto a 90 anni. Ma nessuno ha la licenza di ucciderne il mito

Foto: John Barr/Liaison

Questo non è un coccodrillo. Perché chi s’aspettava che Sean Connery poteva morire. Pare l’altro ieri che ha fatto novant’anni, e anche lì era una roba che la leggevi e passavi oltre, mica sarà vero, dai, su. Un po’ perché era bianco come i vecchi bianchi ma da un mucchio di tempo, con quell’aria dei vecchi che vecchi non sono, quelli che trovi nei romanzi di Graham Greene, che stanno sulle isole tropicali a dipingere (nel suo caso a dipingere era la moglie: famoso il ritratto del marito in stile Hockney attribuitole, con vestaglia gialla, e gatto à la Dr. No, e sfondo di isola mediterranea) dopo anni di servizio in qualche sconosciuto ente britannico. O agenzia segreta, che poi era il caso suo. Si poteva non confondere la sua biografia con quella di James Bond?

Ora che si dibatte sul nuovo 007 maledetto dal Covid (ancora rimandato alle sale che forse non ci saranno più, quando Netflix avrebbe invece sborsato centinaia di milioni di dollari per averlo), il suo è l’unico Bond indiscutibile e indistruttibile, rozzo ed elegantissimo insieme, sbruffone e gentiluomo. Quello dello smoking sotto la muta, delle pupe che però eran sempre trattate con ironia reciproca, del design anni ’60 che proiettava il mondo dentro la modernità. E lui, eroe working class, era l’idolo giustissimo per i sogni del Boom.

Però, unico caso nella storia del cinema (o il solo che, a notizia fresca, mi viene in mente), era il divo per sempre legatissimo a un ruolo e al contempo quello che aveva saputo allontanarsene, in modo altrettanto strafottente. (Cosa simile è accaduta a George Clooney con il dottor Ross. Clooney che infatti si sta incanutendo e promette la stessa parabola. Ma questa è – sarà – un’altra storia.) Connery era anche Marnie, e Il vento e il leone, e il magnifico Robin Hood crepuscolare accanto alla Marian di Audrey Hepburn, e lo Zardoz stracult, e l’Intoccabile da Oscar (finalmente!), e il papà di Indiana Jones. E poi il vecchietto che, appunto, vecchietto non era mai, quello già candido in testa che però faceva Caccia a Ottobre Rosso, e The Rock, e Entrapment (trashissimo, incompresissimo). Qui da noi, nel nostro immaginario da Bellissimi di Retequattro, era rimasto amatissimo grazie al Nome della rosa, replicato in continuazione come Pretty Woman.

Per il resto, così pare, una vita molto tranquilla, shakerata (con la storia del cinema) ma mai mescolata (a scandali e scandaletti), quella che si conviene a un ex agente in pensione che, saggio, nell’epoca dell’ipervisibilità decide di non farsi più vedere, giusto un po’ di bile senile e grillina da vecchio scozzese, alla fine gli si perdonava pure quella. Perché certamente era l’ex agente più figo di tutti, chi lo osservava bene, al tavolino di un caffè di qualche immaginifico porto caraibico, non avrebbe potuto non riconoscerlo, non ringraziarlo.

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