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Addio Franca Valeri, e grazie per quest’ultimo sberleffo

Compiere cento anni, e poi andarsene per sempre (o forse no). Fregando noi cretinetti ancora una volta

Franca Valeri, foto di Stefania D'Alessandro/Getty Images

Questo coccodrillo non era pronto. Erano pronti i pezzi sui cent’anni di Franca Valeri l’immortale, da tempo nei cassetti di tutte le redazioni, e finalmente usciti pochi giorni fa per il suo giubileo, e nel giubilo collettivo. Era ovvio che la Franca – con l’articolo – sarebbe arrivata al secolo, lei che aveva attraversato tutto il ’900 e l’aveva cambiato, riplasmato a sua immagine né di maggiorata né di caratterista tout court, inventando una cosa nuova: la Franca, appunto. Ecco, già se ne parla al passato, ma la Franca è sempre qua, coi suoi birignao milanesi, e le maschere regionali impure e però perfette, e i Grandi Film con i Grandi Autori. Sempre troppo pochi: già allora si sentiva lo snobismo degli intellettuali verso le commedianti come lei. La sua signorina Snob è servita proprio a questo: a scoperchiare lo snobismo becero e cafone di noialtri che non ce lo potevamo permettere, mentre lei – coltissima, elegantissima, in fondo minoritarissima – volava sopra tutto.

La Franca che ci ha insegnato l’essere popolari e intellò insieme, e il femminismo senza cancelletti, e il prendersi il posto tra gli uomini senza quote rosa: come attrice, come sceneggiatrice, come scrittrice, come – ovviamente – controcanto al femminile dell’Albertone di tutti, ma soprattutto suo. O forse no: spesso era lei la parte maschile e Sordi quella femminile, in un ribaltamento di gender che non aveva bisogno di movimenti. Non starò ad elencare i film, gli sketch televisivi, i libri, gli spettacoli, gli amori, gli amici, gli animali: li sapete tutti, li avete letti tutti, la settimana scorsa. Non starò a riportare le solite frasi: la Franca è di quelli citabili anche se non sei sicuro che quella cosa l’abbia detta davvero, perché ormai prima delle parole arrivava lei – e tutto quello che rappresentava.

La Franca ha scritto l’ultimo copione perfetto, ha piazzato l’ultimo sberleffo. Le cento candeline e poi puf!, addio, no dai: arrivederci. E noi ci siamo cascati pure stavolta, cretinetti che non siamo altro.

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