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40 anni di ‘Quadrophenia’, il film che racconta l’Inghilterra che non c’è più

Nel 2019, per qualcuno il film potrà pure sembrare «roba da vecchi». Sicuro, roba da vecchi come i libri di storia, spesso noiosi ma fondamentali per non farsi prendere in giro nella vita

Una scena di 'Quadrophenia'. Foto via Wikipedia

«Roba da vecchi». È così che Jimmy, immerso nella vasca da bagno, prova a chiudere la bocca al suo vecchio amico Kevin che – nella vasca del bagno accanto, spazzola in mano a mo’ di microfono – canta Be Bop A Lula di Gene Vincent e non ne vuol sapere di smettere.

E allora parte una spietata battle of the bands: Kevin continua con quel classico del rock & roll anni Cinquanta, «una porcheria decrepita», be bop a lula-she’s my baby, e Jimmy, a voce ancora più alta, sbraita You Really Got Me dei Kinks, un inno del presente dell’epoca, gli anni Sessanta.

Siamo nell’Inghilterra proletaria del 1964, Kevin è un rocker e Jimmy è un mod. La rivalità tra le due rispettive sottoculture giovanili fa da sfondo a Quadrophenia, il film tratto dall’omonima opera rock degli Who uscito al cinema il 14 settembre 1979, esattamente 40 anni fa.


I rocker con la brillantina in testa, la giacca di pelle, gli stivaloni sporchi di grasso, la passione per la musica di Elvis Presley e le motociclette, come il Selvaggio Marlon Brando. E i mod pettinati come lord, con addosso il parka, l’abito sartoriale cucito su misura, gli stivaletti lindi e pinti, l’amore incondizionato per l’R&B bianco di Who, Kinks, Small Faces, Yardbirds, e per gli scooter italiani, Vespa e Lambretta: figli della classe operaia, agguerriti sì, ma puliti e raffinati come il Gregory Peck di Vacanze romane.

«La battaglia di Brighton». «I selvaggi invadono la spiaggia». «Rocker contro mod». Sono alcuni titoli usciti in prima pagina sui giornali inglesi nell’agosto del 64 per raccontare i tafferugli, tramutati col passare del tempo in leggendaria guerra, tra le cosiddette tribù giovanili di allora. E lo snodo di Quadrophenia è proprio la rissa tra ragazzi appartenenti a fazioni opposte e forze dell’ordine accorse per sedare gli animi sulla spiaggia di Brighton, tutti contro tutti come in un film di Bud Spencer e Terence Hill, a pochi passi dalle meravigliose scogliere bianche, trampolino di lancio per la scena conclusiva del film: una Vespa in caduta libera verso il mare e addio sogni di gioventù.

«Io sono Jimmy e non voglio essere uguale a nessuno. Per questo sono un mod», dice a un certo punto l’irrequieto protagonista del film: «Altrimenti, meglio affogare in mare». Ed è nell’epopea di Jimmy – un ragazzo elegantemente impasticcato, orgoglioso di essere uno dei mods, sempre in movimento per spiccare nel gruppo (anche quando si tratta di saltare da una balconata in discoteca e atterrare sugli amici che animano il dance-floor, stage diving ante litteram) – che si sono riconosciuti i vecchi mod e sono cresciuti i nuovi mod, dopo l’uscita di Quadrophenia nel 1979.

Un film di culto – come i Blues Brothers o come il Rocky Horror Picture Show – guardato e riguardato allo sfinimento dagli amanti della coolness britannica e delle sottoculture, ormai «roba da vecchi».
Quadrophenia è un film che tiene idealmente insieme più o meno 40 anni di sottoculture giovanili, generi musicali ben definiti e annesse scelte estetiche/stilistiche che definiscono, meglio dire definivano, l’appartenenza a un gruppo sociale per un teen-ager.

Pete Townshend, chitarrista-dinosauro degli Who, ha ripercorso aspettative e delusioni della propria adolescenza e gioventù mod negli anni Sessanta concentrando nella schizofrenia di Jimmy, il protagonista del concept album del 1973, le quattro personalità della sua band: il cantante Roger Daltrey, il bassista John Entwistle, il batterista Keith Moon e, ovviamente, se stesso.

Ma Quadrophenia è arrivato al cinema nel 1979, amplificando e cristallizzando il revival mod che ha poi incoronato come padrino – modfather – Paul Weller dei Jam, band simbolo della seconda ondata del movimento, nata come educato sfogo del punk. Circles, Secret Affair, Purple Hearts solo per citare altri tre gruppi dell’epoca: pop-punk allo stesso tempo melodico e aggressivo, coscienza working class, eleganza d’altri tempi.

Ed è proprio dalle strade della Londra della seconda metà degli anni Settanta ancora battute da teddy boy, rocker, mod, skinhead e punk che Pete Townshend e il regista di Quadrophenia, Franc Roddam, avevano pescato la prima scelta per il ruolo del protagonista Jimmy: Johnny Rotten dei Sex Pistols. Una volta incassato il no di Rotten, la parte è toccata a Phil Daniels, noto ai più anche per i versi recitati in Parklife dei Blur, massimi esponenti con gli Oasis del brit-pop, ennesima rinascita del modernismo attivo negli anni Novanta dello scorso secolo.

Non ci siamo dimenticati di lui. In Quadrophenia c’è anche Sting, che interpreta il più figo dei mod, Ace Face, poi fonte di immensa delusione per il protagonista Jimmy. Ai tempi del casting, Sting non era ancora una star con i Police, ma lo sarebbe diventato – complice anche il film – nel corso dello stesso 1979. Quando durante un incontro con la stampa per promuovere uno dei suoi dischi abbiamo chiesto a Sting un commento sul 40esimo anniversario di Quadrophenia, questa è stata la risposta: «Ho partecipato a una serata commemorativa con il resto del cast del film ed è incredibile, siamo ancora tutti vivi!».

Tutti vivi, o quasi. Keith Moon, il batterista casinista degli Who, morto l’anno prima dell’uscita di Quadrophenia (il bassista Entwistle se n’è andato invece nel 2002). Quando Moon si propose di dirigere il film, la risposta molto British del regista Roddam fu la seguente: «Anche io ho un’idea favolosa! Perché non mi fate suonare la batteria sul prossimo disco degli Who?». Nel 1979, qualcuno aveva proposto di dedicare Quadrophenia alla memoria di Moon, ma il grande capo Townshend non ha esitato un secondo a rispondere picche: «Non ce n’è bisogno. Lui è Quadrophenia».

Once a mod, always a mod, dicono i mod: mod è per sempre. Peccato però che in questo trancio di XXI secolo sia dura scorgere all’orizzonte una nuova generazione mod: alle feste e ai raduni – giornate, serate o interi weekend all’insegna del clean living under difficult circumstances – l’età è alta, diciamo over 40. E se nelle infinite beghe tra sottoculture del passato si è arrivati allo strafottente Fuck a Mod degli Exploited (troverete sempre qualcuno pronto a raccontarvi delle scorribande dei paninari a caccia di punk in via Torino a Milano negli anni Ottanta, momenti tragicomici sublimati nel film Italian Fast Food), bene, non è che la giovane scena punk sia tanto più florida.

Mod, punk, dark, metallari, gabber e, sì, mettiamoci spericolatamente pure i rapper: animali in via d’estinzione. Per capirci, niente più pantaloni larghi col cavallo basso che, anche solo dieci anni fa, ti permettevano di inquadrare un adolescente e identificarne immediatamente ascolti musicali (LL Cool J, Public Enemy, Notorious…), abitudini (ritrovo al muretto di largo Corsia dei Servi per restare nella Milano anni 80, disegnare tag e graffiti lungo la ferrovia), consumi (canotte da basket oversize, bombolette spray, marijuana). Questo tipo di confini, le scogliere di Quadrophenia, non esistono più e, per fortuna, anche le risse tra bande rivali appartengono al passato.

A proposito di pantaloni: una delle scene più esilaranti di Quadrophenia è quella in cui Jimmy indossa i jeans bagnati, per renderli più aderenti possibili. La mamma lo ammonisce: «Non mi bagnerai ancora il tappeto?». Risposta rassicurante del figlio: «No, no, stavolta li strizzo, non ti agitare». Folli sacrifici per essere impeccabili numeri uno. L’alta moda ha sempre cavalcato le tendenze underground imbastardendole e istituzionalizzandole, seguita a ruota dalle grandi catene d’abbigliamento. Lo “stile” di Quadrophenia, certa estetica mod immortalata nel 79, sopravviverà ai mod: ci sarà sempre un Hedi Slimane di turno pronto a ripescare grandi classici come pantaloni a sigaretta e cravattini d’ordinanza e, ormai, tutto è alla portata inconsapevole di tutti. E lo stesso discorso vale per la musica di Quadrophenia e il rock & roll del passato: saranno sempre meno i gruppi R&B, le band “mod 79” spariranno, i dj-set freak-beat chissà… Ma determinati elementi tornano ciclicamente e rivivranno indossando altre vesti: pensiamo per esempio a Yungblud che cita il Northern Soul e i suoi ritornelli brit pop (Loner), pensiamo ai nostrani Minis (davvero dei mini-Who), pensiamo a quanto cazzo è stata British per una micro-settimana la Dark Polo Gang…

Quarant’anni dopo, per qualcuno Quadrophenia potrà pure sembrare «roba da vecchi». Sicuro, roba da vecchi come i libri di storia, spesso noiosi sui banchi di scuola, entusiasmanti per pochi bizzarri secchioni, ma fondamentali per non farsi prendere in giro nella vita.

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