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‘Ok boomer’ è l’insulto dei millennial per i vecchi che hanno rovinato il pianeta

Le nuove generazioni non perdono occasione per rinfacciare a chi è venuto prima di loro quanti danni siano stati fatti, dal clima in giù. Ma siamo certi che lo scontro sia la scelta migliore?

Foto Adam Berry/Getty Images

Un'immagine dalla manifestazione di Fridays for Future ad Amburgo lo scorso 1 marzo

Se frequentate un po’ Internet vi sarete accorti che nell’ultima settimana c’è una frase che si legge ovunque, dai meme più stupidi ai sottotitoli dei discorsi dei membri del Parlamento neozelandese – sì, per davvero: l’ha citato la deputata Chloe Swarbrick, 25 anni, per rispondere a un collega più vecchio che l’aveva interrotta durante un suo intervento sulla questione ambientale.

La frase è: ok, boomer. Ci sono i meme, le pagine Facebook, le canzoni e negli Stati Uniti c’è già merchandise di ogni tipo che va a ruba.

https://www.instagram.com/explore/tags/okboomer/

Il fenomeno ok, boomer è esploso nelle ultime settimane negli Stati Uniti, adesso è arrivato anche qui da noi e ovunque passi accende un grosso dibattito generazionale. Il che è inevitabile visto che nasce come risposta piccata delle nuove generazioni – principalmente la Generazione Z, cioè i nati tra la seconda metà degli anni Novanta e la fine degli anni Duemila, ma anche i millennial – ai baby boomers, cioè in pratica ai loro genitori, accusati di aver fatto ogni tipo di casino e di stare ancora lì a parlare blaterando frasi paternaliste sulle nuove generazioni che non sanno fare sacrifici, non hanno voglia di sbattersi, sono viziate… a cui la risposta è “ok, boomer”. Dove boomer diventa quasi un insulto, se vogliamo, o comunque un sinonimo di “esponente di una generazione presuntuosa, che fa casini e non si prende le proprie responsabilità”

Il meme è nato alla fine del 2018 ma è rimasto confinato dentro TikTok – un posto dove i boomer non ci sono – fino a quando non ne ha parlato un articolo della giornalista Taylor Lorenz sul New York Times, che l’ha fatto arrivare anche alla generazione oggetto della presa in giro scatenando un putiferio. Fin dal titolo, l’articolo sottolineava quello che è il punto centrale della questione (nonché il significato del meme): una frase come “ok boomer” segna la fine dei rapporti amichevoli tra le generazioni.

Il paternalismo delle vecchie generazioni, l’abitudine dei nostri genitori a parlare come se le cose fossero meglio ai loro tempi e di come loro alla nostra età fossero migliori di noi non è una cosa nuova – è probabilmente l’essenza di ciò che vuol dire invecchiare e confrontarsi con le nuove leve. La differenza è che adesso il contesto è cambiato: le nuove generazioni – dai millennial in poi – hanno vissuto buona parte della loro vita adulta (quando non proprio tutta) dibattendosi tra le grande crisi economica del 2008 e quella climatica di adesso e non sono più disposte a tollerare quel genere di discorsi, perché attribuiscono la colpa dei loro guai a chi è venuto prima di loro.

L’idea è che i boomer hanno vissuto il boom economico occidentale, ne hanno tratto ogni genere di beneficio e nel frattempo hanno accumulato montagne di debito pubblico da far pagare ai loro figli e nipoti e hanno inquinato il mondo fino al punto di modificarne il clima. E oggi sono ancora qui a parlare e a chiamare “gretini” i giovani che si mobilitano e che il venerdì saltano scuola per andare in piazza e chiedere di fare qualcosa per risolvere i problemi che lo stessi hanno creato.

Si tratta di una lettura condivisa ed è proprio per questo che il meme si è diffuso, diventando una specie di slogan progressista giovanile. Il problema è che si tratta di una lettura semplicistica che imposta i problemi nel modo sbagliato e invece di aiutare a risolverli non fa altro che complicare la questione e confondere le acque, mettendo una contro l’altra due demografie che hanno più cose in comune di quante le separino.

I boomer sono considerati la generazione che ha accumulato ricchezze negli anni dell’esplosione economica, certo, ma sono anche la generazione la cui ricchezza accumulata costituisce una delle reti di sicurezza delle generazioni successive. Sono considerati la generazione che ha inquinato il pianeta e che oggi tende a minimizzare una serie di questioni molto sentite dalle generazioni successive come quelle sulle identità di genere etniche e sessuali, sì, ma anche la generazione che ha fatto il ’68, lottando per liberalizzare la società e creando i presupposti stessi perché potesse esserci un dibattito su quelle questioni. Sono considerati una generazione conservatrice e reazionaria ma sono anche quelli che hanno creato il punk e protestato contro la guerra in Vietnam.

Impostare quindi la questione delle disuguaglianze economiche come una lotta generazionale tra giovani-choosy-spendaccioni e vecchi-tirchi-accumulatori, o la questione ambientale come una lotta tra giovani-gretini e vecchi-inquinatori, non porta da nessuna parte.

Come ha scritto sul Guardian il fondatore di Jacobin Bhaskar Sunkara, se da una parte è vero che i giovani hanno di fronte a loro un futuro meno stabile rispetto alle generazioni precedenti, dall’altra non bisognerebbe considerare i fattori che hanno portato i boomer a star meglio dei loro figli (ad esempio condizioni di lavoro generalmente migliori, un welfare più vasto) come dei “privilegi” per cui colpevolizzarli ma come le basi, come dei diritti che anche le generazioni successive devono pretendere e per cui devono lottare – insieme a loro.

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