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Non hai gli addominali scolpiti? Sei destinato al fallimento umano

Per essere una buona bestia da soma esistenziale, un ruminante di traguardi progressivi e misurabili, devi avere una tartaruga parcheggiata sull’addome, la prova definitiva del sacrificio per il bene più grande: i like

Foto: IPA

L’orgoglio con cui mostriamo sui social i nostri addominali è sproporzionato rispetto alla loro effettiva carica sessuale. Non solo gli energumeni da vene sui bicipiti, ma anche le ragazze allargano l’elastico dei calzoncini, inarcano la schiena e offrono al mondo i loro retti dell’addome, scanalati e luccicanti sotto le luci alogene di qualche fit club. Come se quei sei trapezi fossero la cosa più sensuale che posseggono. In realtà la prova della bellezza erotica è semplice, calcolabile, per gli uomini ha un’unità di misura ben precisa: il numero di seghe che il soggetto ispira complessivamente. E pochi maschi si masturbano fissando un musculus rectus abdominis.

Qui il punto dev’essere un altro. Ciò che in quegli scatti mostriamo con orgoglio – donne e uomini – è la nostra autodisciplina. La nostra capacità di deglutire senza rimetterli beveroni proteici al maracuja, di rinunciare alla birra e alla pizza, di distenderci sopra tappetini di gomma su cui si sono caricati più corpi che su una prostituta dell’Adriatica, di ripetere decine di volte lo stesso movimento cretino, da disco rotto, da loop tridimensionale, di contare fino a 30, e poi di nuovo, e poi di nuovo, senza sentirci imbecilli, di non assumere carboidrati dopo le 16 o latticini il giovedì e altre regolette benedettine e dogmatiche.

Il punto è che lì, nella pancia, si accumula visibilmente la nostra animalità. La fisionomia della pancia di ciascuno è la spia del suo personale stadio evolutivo. Allora noi mostriamo l’autocontrollo, la nostra vittoria contro la voglia di vivere: e cioè contro la voglia di ingurgitare, divorare, godere, esagerare. Mostriamo in sostanza di essere persone civili. Le foto dei nostri addominali dovrebbero venire allegate al curriculum. I responsabili aziendali delle risorse umane dovrebbero avere almeno un master in personal training, in modo da diventare sommelier di tonicità ventrale. Questo tizio mi piace, direbbero valutando una candidatura con foto allegata. Vedi, qui, come ha lavorato sugli obliqui esterni? Questo riusciamo a tenerlo in ufficio a sgobbare fino alle dieci tutte le sere, sicuro.

Con gli addominali scolpiti dimostriamo insomma di saperci sacrificare per un bene più grande: i like, cioè lo stipendio narcisistico, parente stretto di quello pecuniario.
In fondo, tutto ciò già lo sapevano i greci antichi, per cui l’ideale supremo era: kalòs kai agathòs (bello e virtuoso). Certo, partorirono una discreta ideuzza ma, analizzando le statue classiche, pure in quelle maschili.

I fianchi sono più torniti rispetto a quelli di un qualsiasi palestrato medio contemporaneo. Colpa dei simposi. Li fregavano, i simposi, con tutto quel vino e quell’inutile blablablà. Pensiamo all’adagio apollineo “conosci te stesso”, e a quell’altro: “nulla di troppo”. Tradotto in inglese potrebbero intestare le schede dei personal trainer. Ma qualsiasi esemplare, con canottiera firmata e tatuaggi rampanti, che in palestra si guarda di sbieco gli addominali con la maglietta sollevata sarebbe un allievo di Socrate migliore di Alcibiade – che secondo Senofonte “fu il più sfrenato, il più arrogante e il più violento tra quelli impegnati in democrazia” – e di tutti quegli altri tizi con i fianchi torniti. Cristiano Ronaldo, che alla definizione addominale associa fianchi asciutti, è l’entelechia (il compimento destinale) dell’oggi superato Canone di Policleto.

Se non hai il six pack sei irrimediabilmente un perdente sulla via del progresso, che dal pesce rosso (che mangia fino a scoppiare) porta al turbo-finanziere. Per essere una buona bestia da soma esistenziale, un ruminante di traguardi progressivi e misurabili, devi avere una tartaruga parcheggiata sull’addome e il calco dei tuoi polpastrelli sulla nuca.