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«Noi, i ragazzi dello zoo di Carlino»: la biografia di Taylor Mega accende l’editoria friulana

Il libraio Giovanni Tomai incensa il libro dell’influencer: «È il primo che si avvicini a parlarmi della bomba che è scoppiata quaggiù, e che ha distrutto una generazione». La scrittrice Gaia Baracetti risponde: «Ho scritto tre romanzi e, nonostante i miei sforzi non sono riuscita a farli notare da coloro che hanno il potere di decidere quali libri si leggono e quali no»

Foto: Robino Salvatore/GC Images

CORTINA D'AMPEZZO, ITALY - DECEMBER 21: Taylor Mega is seen on December 21, 2019 in Cortina d'Ampezzo, Italy. (Photo by Robino Salvatore/GC Images)

Non fate gli snob sui libri: non lo diciamo noi ma Giovanni Tomai, libraio friulano che, appunto, di libri ne ha visti tanti. E che mai avrebbe immaginato di finire sui giornali. Nessun episodio di cronaca nera, tranquilli, a meno che nella cronaca nera non rientri anche la stesura del nuovo libro di Taylor Mega, il primo a dire il vero, un’autobiografia. Ma, dicevamo poco sopra, che non dobbiamo fare gli snob. Titolo dell’opera: La bambina non c’è più. Un volume in cui l’influencer/imprenditrice/modella racconta la sua gioventù passata a Carlino, comune di 2.775 abitanti nella bassa del Friuli-Venezia Giulia, in provincia di Udine, noto per essere un importante centro agricolo (cito da Wikipedia). Un’adolescenza che potremmo riassumere con due parole: noia e droga.

Tomai, che ben sa fare il suo lavoro, ha letto il libro di Taylor e ha scritto una lunga recensione su Facebook. Ve ne riportiamo una parte:

«Pensavo fosse la solita cosa alla De Lellis tipo chi-scopa-chi-che-stava-con-l’altro-vestito-così-alla-festa-colà, oppure vaccate peggiori come le robe dei calciatori ero-piccolo-la-mamma-mi-diceva-credci-poi-il-mister-mi-diceva-credici-e-io-ci-ho-creduto, invece era tutta un’altra cosa.
Elisia (questo il vero nome di Taylor, ndr) parla solo degli anni in Friuli, parla di noia, di smeni in una famiglia semplice, di sogni semplici come solo una di Carlino può avere, di cose semplici andate semplicemente a puttane. Frasi brevi e sciocche, le marine, Udine la metropoli, serate a Lignano. Parla soprattutto di una ragazza che nuota in un fiume di droga e nessuno la vede, dalle canne all’eroina che a 17 anni “sciolgo nel cucchiaino dove mangiavo la Nutella” e poi “a Nova Gorica mi sento come ne
I ragazzi dello zoo di Berlino”. Cose così: fa ridere, vero?
E invece io l’ho letto e ho smesso di ridere perché è il primo libro con un qualche retroterra editoriale che si avvicini a parlarmi della bomba che è scoppiata quaggiù, dell’esplosione che ha distrutto una generazione. Eh sì perché scusami ma qua sul locale cosa mi arriva? Libri in tutte le salse sulla prima guerra mondiale, sulla seconda guerra mondiale, libri sul confine orientale, libri sul Tagliamento. Qualche giallo di ambientazione strettamente localizzata. A volte roba fatta veramente bene, intendiamoci, e per fortuna che c’è. A volte altra roba che si vende pure meglio di com’è scritta, e grazie pure a quella. Però. Però sarà mai possibile che della decina di editori locali che ho interrogato mentalmente, bravissimi eh, non ce ne sia uno, uno che abbia un libro giovane, che mi parli di che cazzo succede nell’interregno tra Gigi Dag e la Trap?».

Forse doveva arrivare Taylor Mega, chi lo sa. O forse doveva arrivare il Tomai ad accendere la miccia di una discussione che sta infiammando l’editoria friulana. Alla sua recensione è seguita infatti la replica di Gaia Baracetti, scrittrice – friulana pure lei – che dalle pagine del suo blog ha scritto una lunga lettera:

«Ciao Giovanni,
non ci conosciamo, anche se più volte mi sono riproposta di entrare nella tua libreria per presentarmi e soprattutto parlarti dei miei libri; sono udinese e pubblico da dieci anni, è una mancanza da parte mia non averlo ancora fatto.
Colgo allora l’occasione offerta dalla recensione che hai scritto dell’autobiografia di Taylor Mega, che a quanto leggo ha fatto discutere e stimolato un dibattito.
A me personalmente ha fatto arrabbiare – non con te, ci arrivo – ma ho esitato prima di intervenire, non volendone fare una questione personale. Tu dici che la biografia in questione è “il primo libro con un qualche retroterra editoriale che si avvicini a parlarmi della bomba che è scoppiata quaggiù, dell’esplosione che ha distrutto una generazione”. Leggendo questa frase e la tua recensione in generale, non ho potuto fare a meno di ricondurle alla mia esperienza: ho scritto tre romanzi ambientati a Udine e in Friuli e con una generazione (leggermente più vecchia di quella di Taylor) come protagonista, e nonostante i miei sforzi e, sinceramente, i miei meriti, non sono riuscita a farli notare da coloro che hanno il potere di decidere quali libri si leggono e quali no»
.

Così, a naso, non credo ci sia qualcuno più agli antipodi di Gaia e Taylor. La prima, oltre a essere una scrittrice, è un’attivista ambientale che vive in una piccola frazione dove alleva animali. Non ha i social. La seconda fa l’influencer, disegna costumi da bagno, frequenta i trapper, e forse l’esperienza più a contatto con la natura è stata proprio quell’Isola dei Famosi in compagnia di Paolo Brosio e Kaspar Capparoni. In mezzo lui, il libraio, che inconsapevolmente le mette una contro l’altra: quella ricca, con i follower, che può fare tutto quello che vuole; e quella dura e pura, che autopubblica i suoi lavori e lotta per resistere in un mondo che guarda solo i numeri.

«Non siamo solo villotte e longobardi, non siamo neanche tutti drogati morti di noia. Forse gli intellettuali, dopo essersi accorti di non aver notato qualcosa, si compiacciono nel pensare di averlo finalmente scoperto, e fanno una seconda volta l’errore di non riuscire a comprendere le infinite sfumature della realtà. In Friuli esistono moltissime sottoculture giovani, moltissimi modi di vivere questa regione straordinaria, moltissimi modi di sentirsi sia in periferia che al centro del mondo. E poi, ovviamente, viviamo anche noi le stesse emozioni e vicende universali – non esiste solo un’esperienza “giovanile” o “friulana” – esiste l’esperienza umana. Non aspettate che gli “editori” vi recapitino un pacchetto che contiene queste rivelazioni. Il vostro compito è uscire, e andarle a cercare».

Diventata questione di dominio pubblico, su Facebook il dibattito è acceso: «Noia? In Friuli? Ma se c’è la montagna, il mare, università di prim’ordine, storia, natura, il Tagliamento». E ancora: «Quello che scrive Gaia è giusto, tuttavia con queste polemiche aumenta la sua visibilità… Ma forse è servita anche Taylor a far conoscere Gaia».

La questione friulana va avanti insomma, tra chi si schiera con la scrittrice indie e chi con quella mainstream. Non resta che aspettare la nuova replica – se ci sarà – di uno dei protagonisti. Taylor intanto commenta così la recensione di Tomai: «Classico esempio di “mai giudicare un libro dalla copertina”». E poi promuove il libro su Instagram facendo qualche strafalcione grammaticale, ma soprattutto organizzando un bell’aperitivo. Almeno su quello, i friulani li troveremo tutti d’accordo.

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