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Nadia Toffa è il più grande clickbait italiano

Non passa giorno senza che alcune testate italiane si inventino titoli fuorvianti sulle condizioni di salute della presentatrice delle Iene, facendo appello ai nostri riflessi più profondi. Ma possiamo dire di no

Nadia Toffa. Foto Comi/Terenghi/IPA

Sono tempi duri per l’editoria. E i click non fanno schifo a nessuno. Peccato che ultimamente gran parte del traffico di alcuni siti come KontroKultura (che sembra essere il più spregiudicato da questo punto di vista), Tvzap, SoloGossip, Leggo ma anche, con diverse sfumature, testate in teoria più autorevoli come Il Messaggero e Il Mattino stiano un po’ esagerando nello sfruttare un tema che coinvolge emotivamente i lettori come la malattia di un personaggio pubblico.

E il personaggio pubblico in questione è Nadia Toffa, l’inviata delle Iene malata di tumore che sta raccontando l’andamento della sua malattia sui social, scontrandosi con gli hater e chi l’accusa di spettacolarizzare la sua condizione.

Così, alcuni media hanno presto capito che trasformare i titoli degli articoli in veri e propri clickbait è un ottimo modo per stimolare il riflesso pavloviano degli utenti. Ne parliamo non per senso di superiorità ma perché anche noi, nostro malgrado, ne siamo caduti vittima.

Ecco qualche esempio:

Nadia Toffa al settimo cielo, la notizia che aspettava da tempo. Questa è freschissima, pubblicata l’11 gennaio. Che bello, quindi si parla di remissione completa dal cancro? No, la notizia tanto attesa è la cittadinanza onoraria che Taranto ha assegnato a Toffa. Ora, siamo certi che il fatto l’avrà riempita di soddisfazione. Ma cosa avete pensato appena letto quel titolo?

“Ho la sclerosi multipla…”: Nadia Toffa, la triste confessione sui social commuove tutti. Peccato che la sclerosi multipla in questione non sia stata contratta da Toffa, ma da una fan che ha scritto alla presentatrice sui social. Però ormai il click è fatto.

Nadia Toffa, messaggio pieno di sofferenza: Anche mia mamma sta combattendo. È terribile: anche la madre della presentatrice ha il cancro? Poi uno legge, e capisce che la mamma in questione è quella di una fan, che ha fatto la dolorosa confessione nei commenti a un post di Instagram (tutto il pezzo è un capolavoro di retorica viscida, per inciso).

Nadia Toffa in lacrime per le parole del medico. Oddio, le ha rivelato che morirà presto? No, si tratta solo di commozione per un messaggio di ringraziamento che la dottoressa che l’ha in cura ha dedicato a Toffa. Che avevate capito?

Nadia Toffa e il cancro: “Ha aiutato i bambini”. Taranto la premia con la cittadinanza onoraria. Aspetta: davvero Nadia Toffa ha avuto il coraggio di dire che il cancro ha aiutato i bambini? Ora vado subito su Instagram ad augurarle di morire, così impara. (Qui non è chiaro se si tratti di malafede o soltanto di un pessimo titolo. Ma l’ambiguità paga sul web, quindi forse a questo punto siamo autorizzati a pensare male.)

Nadia Toffa, le parole che aspettava da tempo: l’annuncio dalle Iene. Altra variazione sul tema: “l’importante è che la gente clicchi, poi chissenefrega”. L’annuncio in questione, ancora una volta, non è la guarigione ma la cittadinanza onoraria di Taranto.

Nadia Toffa: La banana prima della diretta mi dà un’energia pazzesca. Ok, qui non si può parlare di scorrettezza, ma rientra nella categoria “Il Pulitzer lo vinciamo domani”. Ed è indicativo del livello di ossessione collettiva che circonda le condizioni di salute della presentatrice. Davvero una testata come Il Messaggero (ma anche Il Mattino e Libero), fondato nel 1878, ha bisogno di pubblicare articoli del genere?

A questo punto, sospettiamo, molti dei siti che abbiamo appena citato si devono augurare che la malattia di Nadia Toffa si protragga per un tempo infinito, in un limbo di annunci fasulli e di rivelazioni apocrife che permetta loro di vivacchiare ancora un po’ nello stagno malsano che sembra conquistare sempre più spazio su Internet. Il problema è che, nella lotta per la sopravvivenza che l’informazione digitale si trova a combattere, il rischio contagio è altissimo. Quando contano soltanto i click e l’alternativa è solo accumularli o sparire, è solo questione di tempo prima che anche gli altri siti di informazione cedano alla tentazione del gioco sporco, ma facile. Ok, il voyerismo che questi titoli scorretti cerca di stimolare ci appartiene ed è un impulso quasi incontrollabile, quindi qualcuno potrebbe dire che certe testate non fanno altro che dare ai lettori ciò che essi vogliono. Ma è un po’ come quando si smette di indignarsi per le malefatte di un governo, cadendo nel luogo comunque che “è quello che ci meritiamo, la gente li ha votati”. Guardate dove ci ha portato.

In attesa che Facebook – attraverso cui passa la maggior parte del traffico verso questi articoli – faccia qualcosa per scoraggiare pratiche del genere, abbiamo solo un’arma a nostra disposizione: resistere. Non cliccare. Nascondere i feed tossici dagli aggregatori di news, e limitare gli argomenti che ci vengono suggeriti in automatico secondo qualche algoritmo che dovrebbe capire o anticipare i nostri interessi. Ricordarci quali sono le testate che ancora provano a fare informazione, e bandire tutte quelle che vogliono soltanto rubare il bene più prezioso: il nostro tempo.

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