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L’Iliade riscritta dalla HBO: Paride e Menelao vanno in luna di miele a Mykonos

Il classico di Omero è un ricettacolo di stereotipi, machismo, razzismo e violenze, un’opera inaccettabile per il network che ha tolto dal suo catalogo ‘Via col vento’: riscriviamola

L’Iliade è alla base della nostra civiltà e se lasciamo così la base poi tutta la civiltà viene su storta. Il libro di Omero è un ricettacolo di stereotipi, machismo, razzismo e violenze. È ora di adattarla alla sensibilità contemporanea.

Intanto “Cantami o Diva” un cazzo. Che, le donne stanno lì pronte a cantare e ballare appena un uomo glielo chiede? Quel vecchio porco di Omero per chi l’ha presa, la signora diva, per una zoccola? Quindi: “Se c’è qualche diva o qualche divo che, per cortesia e previo invio di pec certificata, sarebbe dispost* a cantare del Pelide Achille, o di una argomento che ritiene più socialmente rilevante, risponda cortesemente alla mia email e verrà retribuit* con un equo compenso. Cordiali saluti, Omero”.

Fatto sta che Apollo, in un tripudio di mascolinità tossica, si vendica con gli achei per le solite robe di chi ce l’ha più lungo e gli scarica contro una pestilenza che levati. Ma gli achei tengono alla vita degli altri, quindi indossano le mascherine, mantengono il distanziamento sociale, le spade e pugnali sono vietatissimi perché troppo corti e dunque pericolosi, e così gli achei piantano soltanto le lance negli intestini e nelle gole dei troiani, che da ora in poi saranno chiamati femminadelmaialiani. Quindi, tra gli achei, muoiono di peste giusto gli stronzi che si ostinano a ritrovarsi nei simposi e a fare jogging sulla battigia vista Egeo. I cani e gli augelli, poverini, in questo modo restano senza l’orrido pasto, è vero, ma arrivano la Lega del Cane e la LIPU e li ingozzano di croccantini e mangimi vegani. Apollo viene indagato per discriminazione razziale nei confronti degli achei, e poi è arrivato il momento delle quote rosa. “La prossima pestilenza tocca a tua sorella Artemide” dicono Zeus ed Era all’unisono, “e per punizione ti leviamo la “o”, da oggi sei Apoll*.”. A lui, che ama il bello, la stellina piace tanto quindi se ne va tutto contento e consapevole a Delfi e stabilisce per le pizie il congedo maternità.

Dopo dieci giorni Achille e la sua first lady transgender Patrocl* indicono un’assemblea generale degli achei. Si accorgono che sono tutti uomini, ohibò, così mandano indietro le navi per recuperare le mogli dei guerrieri in Grecia. Intanto gli achei vengono massacrati a frotte dai femminadelmaialiani perché non sanno più se rispondere ai loro attacchi. Hanno notato che sono un po’ più scuri, questi asiatici, e anche se Ulisse ripete che sono solo più abbronzati, “sai, il sole di Bodrum” dice Ulisse, per sicurezza gli achei preferiscono non combattere contro una potenziale minoranza etnica.

Passano due anni e le navi tornano. Gli Achei, in un decennio di guerra, hanno maturato una voglia di figa titanica: prendono la prima che gli capita a tiro, moglie o non moglie. Ma le donne sono dotate di taser elettrico e stendono tutti a colpi di scariche da 50 mila volt. Agamennone, re degli Achei, famoso bullo, sfotte il peplo di Patrocl*, “col fucsia stai malissimo” gli dice, e allora Achille incrocia le braccia e fa: “Per te non combatto più”. Viene naturalmente mobbizzato dagli altri achei, ancora piccati per le scariche ricevute, “cagasotto” gli urlano. Allora Achille invoca la mamma, Teti, attivista oceanica impegnata a sostenere la causa degli ippocampi, l’unica specie marina dove è il maschio a sopportare la gravidanza. Teti arriva col suo megafono e le sue scritte in faccia, lo coccola un po’, lo posta sui social coprendogli il viso con uno smile, e poi va da Era e Zeus: “Delle armi di distruzione di massa dei femminadelmaialiani non c’è traccia, qui manco hanno ancora inventato le catapulte, questa guerra è ingiusta. Fate vincere i femminadelmaialiani che, poverini, questa qui è casa loro”. I sovrani, impietositi, aiutano i femminadelmaialiani a trucidare un altro po’ di achei.

In effetti la storia delle armi di distruzione di massa era una scusa. Gli involuti achei erano furiosi perché il femminadelmaialiano Paride aveva rubato Elena al loro Menelao: si era innescata la classica dinamica del branco. Paride e Menelao decidono di vedersela tra di loro. “T’ammazzo” dice Menelao sul campo di battaglia. Paride fa una faccia spaventata, con la boccuccia a batuffolino. “Però…sei carino” nota Menealo. “E tu hai dei deltoidi da paura” dice Paride. Si baciano, fanno l’amore, la stessa Elena li sposa in riva il mare e i due ragazzoni vanno in luna di miele a Mykonos.

Ettore è il femminadelmaialiano più forte, ma ha un guaio: è figlio di Priamo, il re, un tizio con una minchia tanta che ha collezionato tre mogli e qualcosa come cento figli. Per questo Ettore è considerato dal suo popolo uno sfigato, arriva a stento a mille follower su Instagram, non può postare in buona coscienza hashtag cool come #FreeLoveforElena, e se ne sta avvilito su uno scoglio. Di lì passa Patrocl* e subito inizia a seguirlo sul social. Ettore, commosso, ricambia il follow. Patrocl* lo esorta a liberarsi dal retaggio patriarcale e insieme convincono le tre mogli di Priamo a intentargli tre divorzi milionari. Il re Priamo non ha più soldi per pagare lance e scudi così il suo esercito deve combattere con gli schiaffi. Gli achei si ringalluzziscono. Patrocl* viene ucciso da Adolf Hitler. Achille si incazza di brutto e tiene un discorso contro l’odio, che non è mica una bella cosa, e convince tutti a posare le armi.

Sarebbe un lieto fine ma si mette in mezzo il capitale. Ulisse, che si rompeva le palle con tutta questa manfrina di matrimoni, taser e schiaffoni, nella sua tenda ha iniziato a fare trading online con il portatile. È diventato ricco da far schifo ma, si sa come sono i ricchi, che vogliono essere sempre più ricchi, individua in Femmina del Maiale (già Troia) un ottimo terreno per costruire un resort extralusso. Bisogna sbarazzarsi di questi cazzo di turchi che se ne stanno lì accampati dove già lui immagina una spa.

Però Femmina del Maiale è cinta da mura alte così e allora Ulisse costruisce un cavallo di legno… no, glielo bruciano perché utilizzare l’immagine di un animale per una cattiva causa, e per di più aprirgli la pancia e intrufolarcisi dentro con armi appuntite, al povero cavallino, non è un bell’esempio per i giovani. Prova con un gatto di legno, ma i gattari protestano. Con una donna achea, ma le donne achee protestano. Con un uomo acheo, ma gli uomini achei protestano. Con un femminadelmaialiano, ma subito montano le proteste per appropriazione culturale.

E così Ulisse, che è il più furbo di tutti, capisce che l’unico modo per non innescare proteste è costruire un Ulisse di legno: se non protesta lui per l’appropriazione culturale di se stesso, chi mai avrebbe protestato? A nessuno gliene sarebbe fregato un cazzo. Ed ecco che finge che l’Ulisse di legno sia un dono degli dei per i femminadelmaialiano. Questi vedono la figura di un turbocapitalista europeo fuori dalle loro mura e gli danno fuoco. Ulisse muore come uno stronzo e non ci sarà alcuna Odissea.

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