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L’era del Soffocone, detta altrimenti Bocchiniano Superiore

I maschi contemporanei non possono permettersi di consumare le 42 calorie necessarie alla penetrazione. Per questo che sono ossessionati dal sesso orale passivo: è un risparmio energetico di tutto rispetto

Foto IPA

Ora prendete una banana, sbucciatela, andate allo specchio e succhiatela. Coraggio, non siate timidi. Se proprio in casa non avete una banana va bene anche un cetriolo, un pennarello, un pollice, un alluce per chi è molto snodato. State succhiando? Bene. Adesso guardate come si deformano i vostri tratti somatici. Attorno all’oggetto tubolare le labbra si fanno più pronunciate. Con i muscoli maxillo-facciali contratti per agevolare il risucchio, le guance si scavano e gli zigomi si alzano, le narici si affusolano, gli occhi si assottigliano in un’espressione sorniona. Vi ricorda niente?

Già, ora assomigliate allo stereotipo che la chirurgia estetica contemporanea replica in migliaia di copie. Il modello segreto, evidentemente, è una persona intenta a praticare sesso orale su un ipotetico membro maschile. In sintesi, il pompino. O almeno, con consapevolezza e lucidità altalenanti, è così che lo interpretano la maggior parte di quelle creature semplici che sono i maschi umani. Messi di fronte a quello stereotipo, molti di loro immaginano immediatamente una propria componente anatomica inserirsi, con un lieve movimento del bacino, in un’altrui componente anatomica (la colonna sonora mentale di questa proiezione suona pressappoco così: uaaaah). No, non si tratta di un mano-nella-mano. Non è per nulla logico che quelle variazioni estetiche rendano l’atto più piacevole per l’uomo, ma stiamo parlando di creature facilissime da ingannare.

Del resto è risaputo che durante l’estro vacche e cavalle presentino labbra vulvari visibilmente edematose. Nelle scimmie antropomorfe il periodo di ovulazione si esprime con segni esteriori, per esempio con la colorazione dei genitali, che preservano gli scimmioni maschi da morsi e sberle. Invece negli umani l’ovulazione è nascosta. Si crede che acquisendo la posizione eretta le femmine degli ominidi abbiano smesso di manifestare l’estro per impedire la sicura identificazione della paternità e, quindi, l’infanticidio. Tutto ciò permette pure di dissociare l’attività sessuale dai meri fini riproduttivi. Insomma, propizia la nostra era, l’era del soffocone, detta altrimenti Bocchiniano Superiore.

Da quando la chirurgia consente di trasformare il corpo in manufatto, si è inaugurata una nuova branca della storia dell’arte. Un giorno le foto di Nicole Kidman e Meg Ryan verranno studiate come oggi si fa con le pitture rupestri di Lascaux e di Altamira. Viviamo nella preistoria dell’autoscultura. Certo, già si tatuavano egizi e romani, già c’erano i lobi forati e i colli allungati dei masai, nei secoli scorsi i piedi delle bambine cinesi venivano fasciati perché non crescessero e il rossetto colora le labbra occidentali da secoli. Ma, rispetto a mastoplastiche, ritidectomie e ginecomastie, quelle non erano che tacche nella roccia, che incisioni sulle cortecce. L’uomo ha appena affinato gli strumenti per trasformarsi in altro da sé.

E al giorno d’oggi, tra tutti i sé possibili, va di moda essere un sé che spesso viene percepito da altri sé con pisellino come un sé particolarmente portato per una pratica ben specifica. Una riprova di questa tendenza – difficile dire quanto recepita da chi pur se ne fa portatore o portatrice – è il tripudio, sui social, di foto in posa da duck face: con le labbra ancor più prominenti, ancor più volte a mimare l’edema vulvare (al che molti maschi, nonostante razionalmente sghignazzino, non possono fare a meno di pensare: uaaaah).

Ora c’è da chiedersi perché chi desidera apparire più attraente opti – va ripetuto: più o meno consapevolmente – per il canone estetico caratteristico del Bocchiniano Superiore. Probabilmente i destinatari di questo richiamo sono pigri da far schifo. È vero che le labbra tumide potrebbero essere intese come metafora di una vagina altrettanto tumida. Ma è anche vero che i maschi, per la metafora, non ci sono mica tagliati: labbra = labbra, pompino = pompino. In dieci minuti di sesso penetrativo gli uomini sprecano in media 42 calorie. Mica cotiche. E, dato che il loro fine è solo molto, molto raramente riproduttivo – è più spesso un piacere egoistico che nella bassa ferrarese viene sintetizzato con vniù mi, vniù tuti (venuto io, venuti tutti, ndr.) – l’elementare cervello maschile valuta che quelle energie potrebbero essere investite in una partita alla Play, in una lavastoviglie, in una gara con un cane zoppo a chi arriva prima al bastone (quando l’uomo afferra il bastone, pensa: uaaah). Il sesso orale passivo è di certo un risparmio energetico di tutto rispetto. Viziati da mamma, Amazon, pay tv, Spotify…vogliono la pappa pronta: se l’orgasmo può arrivare standosene stravaccati sul divano, perché mai flettere i muscoli, immaginare posizioni, sudare?

In barba al politologo Francis Fukuyama, che nel 1992 aveva profetizzato la fine della Storia, a quanto pare la Storia non ha alcuna intenzione di fermarsi: non dobbiamo immaginare il Bocchiniano come uno stato conclusivo e immutabile. Forse l’instancabile progresso umano, da qui a qualche decennio, porterà all’avvento del Segassico. I chirurghi inietteranno botulino nei polpastrelli per alludere a prese morbide e sicure, da stringo-ma-non-strozzo. O forse lo spirito dei tempi volgerà al feticismo e il footjob assurgerà a canone estetico universale, e moriremo tutti in piedi.

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