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Leggere Il Foglio al mattino rischia di rovinare la giornata

"Ascoltare Ghali al mattino rischia di rovinare la giornata" è il peggior articolo mai scritto. Non solo perché razzista ma anche perché stracolmo di cazzate e inesattezze.

Non ce la faccio. Io lo so bene che “Ascoltare Ghali al mattino rischia di rovinare la giornata“, l’articoletto apparso stamattina sul Il Foglio, è stato scritto con il solo scopo di generare polemiche, e poi traffico e click quando è stato caricato sul sito. Lo so, perché i toni usati da Camillo Langone, il luminare che l’ha scritto, sono troppo offensivi per essere definito un pezzo di critica. È così breve e scritto male, oltretutto, che sembra proprio uno di quegli status tristissimi e confusi di Facebook, che se va bene prendono due like e 26 commenti di insulti.

Però non ce la faccio a non rispondere. Perché quelle quattro righe di pezzo contengono così tanto razzismo e inesattezze che uno non può proprio lasciare perdere. Ed è incredibile come il verso “C’è chi ha la mente chiusa ed è rimasto indietro, come al Medio Evo” tratto da Cara Italia di Ghali sia proprio quello che è riuscito a stanare dal suo albergo l’uomo medievale. Per poco non si rovinava la giornata, facendosi andare di traverso il cappuccino pessimo che servono negli hotel (sì, oltre a essere razzista, il tono è anche snob). Tutta colpa di Ghali che non conosce la storia e non sa che, frasi totalmente a caso, il Vangelo è del primo secolo mentre il “suo Corano” (di Ghali) è del settimo, quindi Medio Evo. Davvero, un ragioniere del catasto (con tutto il rispetto) avrebbe argomentato con più verve.

Peccato però che nessuno stesse parlando di datazione delle sacre scritture, né di religione in generale. Ghali non lo fa mai, Ghali non divide ma dedica canzoni, come Cara Italia, alle cose che ama. In questo caso, la sua nazione. Perché Ghali Amdouni, a differenza di Langone, è nato a Milano. Questo fa di lui un cittadino italiano, che parla in uno slang un po’ colorito perché viene da Baggio, non di certo un “accento di moschea”.

Ma queste cose Langone non le sa, perché è troppo impegnato a sbrodolarsi il cappuccino citando le SS bosniache, Hitler e la spada sguainata da Mussolini a Tripoli come esempi lampanti di conversione ad altre culture da parte dei nazi e dei fasci. Come se colonizzare e schiavizzare un popolo si possano inserire nella lista delle commistioni culturali.

Per concludere in bellezza, l’autore decide di strafare addentrandosi ulteriormente nel terreno in cui proprio non dovrebbe mettere piede: la musica. Siccome il flow di Ghali è una “diarrea di parole”, è meglio ascoltare l’elettronica “europeissima” ed “elegantissima” di Jon Hopkins. Al di là del fatto che Jon Hopkins, lo so per certo, non sarebbe molto contento all’idea di un razzista che ascolta la sua musica, facciamo che nessuno dice al signor “il Vangelo è del primo secolo” che, la techno, l’hanno inventata tre europeissimi ed elegantissimi ragazzi neri di un sobborgo di Detroit, Michigan.

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