La più potente lobby del mondo: i brutti | Rolling Stone Italia
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La più potente lobby del mondo: i brutti

Non fatevi ingannare da attori e influencer: dietro ogni bello che si piglia gli applausi, ci sono sempre dei brutti che fanno gli affari

La più potente lobby del mondo: i brutti

Bill Gates

Foto: Doug Wilson/CORBIS/Corbis via Getty Images

Basta con i complottismi cretini. L’unica lobby davvero potente è quella dei brutti e delle brutte. Pensate alla classifica dei ricconi, a Bill Gates, a Jeff Bezos, passate in rassegna i capi di stato, i top manager. Quelli con cui andreste a letto – se fossero ragionieri o pizzaioli – si contano sulle dita di una mano. Il potere fa gola a chi non chiava, il potere è un surrogato del piacere.

Vi immaginate un Hitler che cresce bello e pieno di figa e a un certo punto si mette in testa di sterminare gli ebrei? Solo a uno sfigato – nel senso etimologico del termine – poteva venire in mente di vendicarsi in questo modo della vita.
 Buona parte dei potenti e potentini e potentoni saranno stati mossi nella loro scalata da un senso di rivalsa verso la vita, che li ha fatti nascere brutti, che le ha fatte nascere brutte. Quale controllore figo si è mai impuntato perché vi eravate scordati di timbrare il biglietto? Nietzsche nell’800 parlava di “deboli e malriusciti”, di “morale degli schiavi”. Quello era il gergo di un’epoca in cui la fotografia si chiamava “dagherrotipo”. Oggi ci scattiamo i selfie con l’iPhone X e possiamo dirlo in modo più semplice: il mondo è governato dai cessi e dalle cesse.


Voi direte: eh, ma allora gli attori e gli influencer (che poi, quando di reale successo, sono per lo più bruttini pure loro), i cantanti e i modelli? Non fatevi ingannare dalla lobby dei brutti. Quelle sono le loro scimmiette ammaestrate a forza di ricompense narcisistiche, di noccioline e di like, quelli sono i burattini luccicanti e dai pregevoli standard plicometrici che le cesse e i cessi muovono sul palcoscenico del mondo per diventare più ricchi e potenti, insomma per cercare di godersela un po’ anche loro al di qua delle quinte. Dietro un bello che si piglia gli applausi, ci sono sempre dei brutti che fanno gli affari.

Le multinazionali e i governi e gli imperi sono le loro collezioni di farfalle (ci riferiamo al modo di dire: “sali da me che ti faccio vedere la mia collezione di farfalle”). Per questo devono tanto sgobbare, tramare, organizzare, gestire. Un/una figo/figa non ha alcun bisogno di millantare, di sfoggiare sfilze di lepidotteri piantati con i chiodi alla parete, né sfilze di dipendenti piantati con uno stipendio alla scrivania.
 L’ideologia propagandata dalla lobby dei brutti, con risultati straordinari, è che i belli non soffrono e quindi non conoscono le profondità dell’esistenza. Il fatto è che i brutti, forse in buona fede, povere stelle, credono che la principale fonte di sofferenza dell’essere umano derivi da un qualche complesso fisico. In genere, dall’insuccesso sessuale. Sono proprio loro, i brutti, i veri sessocentrici: i belli chiavano con la naturalezza impiegata per lavarsi le mani o per bere un caffè. La soddisfazione sessuale la danno per scontata. Restano il dolore, la morte, la scomparsa delle persone care, i tumori, la mosca tse-tse, il Parkinson, gli zombie volanti.

Parlando di sofferenza, c’è l’imbarazzo della scelta anche per chi vede ricambiati i propri sguardi al supermercato o in discoteca. Ma specialmente in certi ambiti, in cui si ritiene che l’essere sfigati e sofferenti sia un valore aggiunto – vedi “la cultura” – i brutti fanno quadrato. Anzi, trapezio: la forma prodotta da un insieme di brutte forme non potrà che essere a sua volta sghemba. I brutti si coalizzano, come le formiche all’assalto di una farfalla posata per terra. Organizzano segretamente squadre punitive contro la casualità, il destino, Dio, la genetica, l’ingiustizia dell’universo – la lobby dei brutti è trasversale, c’entra niente con le posizioni metafisiche – incarnata nei lineamenti proporzionati dei belli.

Difficilmente i belli si alleano tra loro, non sono uniti dallo stesso collante emotivo dei cessi: non permettere a chi ritengono più fortunato di loro di scavalcarli. Tu chiavi, pensano invece i brutti, ma almeno noi comandiamo. E poi che ne sai, tu, della vita, dell’arte, di tutto, tu che sei più alto di un metro e sessantotto? Ci si immaginano le loro seghe rabbiose, tutte bava e polso cattivo. La Bionda Oca sta alla propaganda bruttista come l’Ebreo Errante sta a quella nazista. In una contemporaneità tanto basata sull’immagine, i brutti sono ancora più incazzati, più motivati… e quindi più potenti. 


Due brutti si incontrano, si guardano nei loro occhietti asimmetrici e la prima cosa che pensano, a prescindere dal credo politico e religioso, dal colore della pelle e dalla bruttezza specifica, è: vendetta! Ma visto che la stragrande maggioranza dell’umanità – belli o brutti poco conta – è nata per essere fottuta, a volte i brutti raggiungono la redenzione: arrivare a un tale livello di influenza da convincere il mondo intero che in fondo, a guardarli bene bene, sono belli.

Se tu che stai leggendo sei bello, ricorda: mai fidarti di un brutto, sotto sotto ti odia.

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