La lettera di Morgan a Michele Bravi: «Ora che la musica è in te, fanne scudo» | Rolling Stone Italia
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La lettera di Morgan a Michele Bravi: «Ora che la musica è in te, fanne scudo»


«In lui c’è grazia e intelligenza, non avrei mai pensato che avrebbe fatto il salto vero», scrive il cantautore del Sanremo del suo ex allievo a ‘X Factor’. «Viaggia in un’orbita distante da dove stanno gli altri»

Morgan e Michele Bravi

Foto: Sky

Sono stato molto contento di aver visto Michele Bravi abitato dalla musica, scavato nel profondo, con l’anima nella voce e negli occhi, nel volto, una grande emozione per me che sono stato suo mentore perché io avevo visto subito che c’era troppa grazia in lui, c’era intelligenza, non c’era quella che si chiama ambizione, in lui c’era compassione, sentimento che sta molto più in alto.

Però devo confessare che non avrei mai previsto che avrebbe fatto il salto vero, e dico una cosa grossa che non ho mai detto, tutti gli altri in confronto sembra che scherzino, lui è una cosa seria, è tanto diverso dagli altri e viaggia in un’orbita molto ma molto distante da dove stanno gli altri, e questo non è merito mio perché io non lo frequento credo da otto anni, ma io posso dire di averlo trattato con cura, di aver onorato la sua delicatezza perché è anche la mia, ma questo Michele Bravi 2.0 non è merito mio. È la musica che decide.

Ma ora vorrei tanto tanto dirgli che sono fiero di lui come un padre, e presentarmi al suo cospetto e abbracciarlo e guardarlo in faccia senza neanche parlare perché ora potremmo comunicare telepaticamente, siamo sintonizzati sulla frequenza della musica, stesso orbitale, chissà cosa potremmo fare se ripetessimo una collaborazione musicale, ora che ha capito.

Ma adesso deve godersi il suo momento e il compito è molto arduo, per cui vorrei fargli guardare in faccia il mio orgoglio e la mia ammirazione e dirgli di non farsi violentare e di proteggersi dalla barbarie che gli gira intorno in cerchio come un branco di lupi un po’ allungati ad annusarlo perché non hanno ancora capito se si tratta di un pasto prelibato o di un materiale che loro non conoscono, tipo che ne so, poliuretano espanso! Ecco perché gli girano intorno lenti e lo annusano, poi si guardano tra di loro come per dirsi: “Secondo te com’è? Lo sbraniamo o ci avvelena?”.

Quindi, mi paleso io in lontananza con una luce in mano, faccio segno, poi mi avvicino piano piano e capisce quello che gli sto dicendo: tranquillo, non ti muovere, fai finta di niente, io vedo tutto, non ti potranno dilaniare, al limite ti sfregeranno un pochino quel viso ma niente di più perché ora hai lo scudo, sono venuto a dirti come si accende e si spegne, sappi che come lo accendi puoi disintegrare i lupi, li polverizzi, non essere troppo spietato, loro sono solo esseri bestiali non hanno colpa, tu accendi lo scudo ogni volta che vai in scena, e andare in scena non vuol dire per forza che c’è il pubblico, puoi andarci anche da solo. Lo scudo è la musica abbracciata alla tua anima a cuore nudo e cielo aperto.

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