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Inquinate! E il mondo sarà nostro

Per i trentenni italiani il miglior destino possibile è l’apocalisse climatica, ci dispiace per Greta Thunberg

Foto David McNew/Getty Images

C’è da augurarsela, l’apocalisse. Comunque la si guardi, per noi nati negli anni ’80 sarebbe la panacea. Un trentenne cresciuto a paghette di mamma e papà e a lamentele per il precariato, a spritz con la cannuccia e a seghe su Facebook… che diventa l’ultimo uomo dell’eternità. Da un lato Adamo, dall’altro Gigi. Da una parte il primo fuoco della Storia in una caverna, dall’altra l’ultima storia di Instagram in cima a una montagna squagliata con l’oceano che incalza. Il canto del cigno dell’umanità sarà in diesis. #nevergiveup scriverebbe Gigi in sovraimpressione, carattere “neon”, asciutto ma luccicante, una scelta ragionevole, con zero visualizzazioni ma con uno scenario mozzafiato per un selfie panoramico. L’universo sa essere generoso. Per crepare sarebbe crepato comunque, Gigi, ma ora avrà il privilegio del mai più. Un privilegio napoleonico: dopo di me, il diluvio.

Tutti saremmo crepati comunque, proprio tutti, così va la vita, ma un finale del genere capita a una generazione per Big Bang. Se Dio vuole, un primato anche per noi, orfani di ogni promessa: là dove non è arrivato il nostro talento, arriverà l’anidride carbonica. Da comparse, diventeremmo protagonisti di un ultimo atto in grande stile. Niente bilanci fallimentari, niente rimpianti: ovunque un torrido silenzio.

Tutti noi trentenni, per sempre al di qua del nostro futuro, mentre lo tsunami starà per travolgerci, potremo pensare che, forse forse, un giorno ce l’avremmo fatta, e chi può dirlo. Corrosi da un’invidia preventiva, otterremo miracolosamente la nostra rivincita sulle generazioni future: noi siamo quelli di mezzo, arrivati troppo tardi e troppo presto, d’accordo, ma voi siete quelli del nulla, cara Greta, #LOL.

Non abbiamo mai avuto il coraggio di scalzare chi ci ha preceduto, perché è faticoso e in qualche modo si campa comunque, con l’affitto dell’appartamentino del nonno e i lavoretti sonnacchiosi e le offerte di Amazon. Non siamo mai riusciti a prenderci davvero il mondo, e nemmeno questa penisola con la pepata di cozze, ma guardate un po’ in che razza di condizioni ci hanno sfornati. L’apocalisse, capite? Non abbiamo colpe, ragazzi, lo vedete anche voi. Lo stravolgimento definitivo della Terra sarebbe una scusa molto credibile per giustificare le nostre potenzialità inespresse. Avevi l’interrogazione di trigonometria, ma poi arrivava la bufera e ti salvava l’allerta della protezione civile. E ora pensiamo in grande, su: la Bufera Definitiva. La giustificazione migliore per una risma di figli viziati, che è sempre colpa dell’insegnante e dello spread. L’apocalisse. Regalerebbe al nostro eterno presente la profondità di un destino. Le nostre vite, bloccate come sitcom anni ‘80, guadagnerebbero la portata di una tragedia shakespeariana. Grazie all’orrore diventeremmo finalmente qualcuno.

E l’Italia, invece di rimuginare per i secoli sempre gli stessi quattro fasti antichi, prima di diventare un parco giochi di scorta per operai pensionati orientali, prima di garantire al mondo la propria incapacità di sopravvivere a se stessa, verrebbe spazzata via, puf, al pari dell’America imperiale e della Scandinavia secchiona e della Cina che già s’accomodava a papparsi il terzo millennio. L’apocalisse è estremamente democratica, ed è quindi l’estremo rifugio dei mediocri.

Allora domani alzatevi e, invece di fingere di impegnarvi nelle vostre attività naturalmente condannate all’insuccesso, avviate il motore, tirate il freno a mano e lasciate la vostra auto a sgasare nel parcheggio. Sedetevi a contemplare quel fumo grigio, è una promessa d’avvenire. Non passate ore a scegliere filtri e hashtag, a commentare e a likare per autopromuovere la vostra identità abborracciata: svuotate il pattume della plastica nel primo fosso. Secondo molti scienziati Dio sta lavorando per noi: quando sembravamo indirizzati verso una vecchiaia senza pensione, di dentiere low cost, voilà il colpo di scena. Ma Dio è pure uno sceneggiatore imperfetto e impegnatissimo, poveraccio, sta allo stesso tempo scrivendo la storia di miliardi di pianeti in giro per il cosmo: ha bisogno del nostro contributo per questo scatto di reni della trama terrestre. Inquinate, il mondo sarà nostro.  

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