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Il lilla che imbroglia

Finalmente, con il Dpcm e le zone gialle e rosse, abbiamo capito che il famoso “modello Italia” non punta su vaccini e anticorpi, ma sulla cromoterapia. A scegliere i colori un grande artista: Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Foto: AM POOL/AM POOL / Alessandro Serranò / Getty Images

Gli altri stati aspettano vaccini e anticorpi monoclonali, al limite l’immunità di gregge. Mentre il modello Italia, che il mondo ci invidia, punta tutto sulla cromoterapia.

La scelta decisiva dell’ultimo Dpcm, quella che ha impegnato il nostro presidente del consiglio per lunghi giorni e lunghe notti – ora ci è chiaro – riguardava l’abbinamento tra cravatta e mascherina. I sarti napoletani gli ripetevano di evitare il così detto effetto concertino: usare la stessa fantasia per pochette e cravatta, inequivocabile segno di cafonaggine. Ma Giuseppe Conte, stoicamente, con uno di quegli azzardi che lo hanno consacrato statista universale, ha fatto di testa sua. Paragonare pochette e mascherina è una mancanza di rispetto per i morti da covid. “E allora concertino sia!” ha sussurrato, stringendo il pugno, nella pensosa penombra del suo studio. Vero è che ha parlato nel vuoto cosmico, e la mascherina poteva sembrare ai più sprovveduti non così indispensabile. Ma senza mascherina poi gli italiani, questi imbecilli, magari credono sia passata la pandemia. Il viola era troppo funebre, quaresimale, il rosa troppo frou frou. Durante un incontro con il Cts e altri comitati assortiti, il premier ha avuto un intuizione delle sue, ha trovato uno dei suoi compromessi armoniosi, e ha infine gridato: “Lilla! Come la vacca! Come la cioccolata che invoglia”. E tutti i settecento ottantaquattro comitati in coro hanno risposto: “Genio!”.

Il fatto è che Conte è un artista intrappolato nel corpo di un avvocato intrappolato nel corpo di un premier. È una matriosca. Con un cuore variopinto. Un talento estetico prestato alla giurisprudenza imposto alla politica. Conte non illustra i Dpcm. Conte, muovendo con perizia le sue mani ben curate, fa body painting.

Anche il criterio di definizione delle tre zone in cui ha diviso l’Italia è puramente estetico. Non si può ingabbiare l’arte. Fino a ieri De Luca voleva il rosso per la Campania. Però Maestro Giuseppe s’è messo il pennello in bocca, è arretrato di qualche passo dalla tela, e ha sentenziato: “No! Giallo. Lì ci sta bene il giallo”.

Per forza gli è servito del tempo, all’artista. Che, Michelangelo ha per caso affrescato la cappella Sistina in 24 ore? Tutti a rompere con cinema, teatri, mostre, musei, negozi di dischi. Gli italiani, ‘sti beoti, perdono di vista il quadro d’insieme. Non sono mica degli artisti, loro. Il genio è individuale. E ha capito che non serve la cultura a un Paese diventato esso stesso un’opera d’arte totale a tre colori.

Va da sé, i colori non sono scelti a cazzo di cane. Ultimamente al nostro capita spesso di riflettere sulla finitudine dell’essere umano. Ascolta la Decima di Mahler, pensa all’impermanenza di tutte le cose, osserva le foglie cadere, legge Rimbaud. Questo verrà ricordato come il suo Periodo Autunnale. Prima dovevano esserci le zone verdi, poi sono diventate gialle. Altrimenti gli italiani, questi stupidi, credono sia passata la pandemia. Altrimenti, i soliti idioti, fanno come al Billionaire, il peccato originale della seconda ondata, col Briator serpentone e la mela flambé. Altrimenti gli italiani, questi cretini, guardano la mappa e capaci di credere che governi ovunque la Lega. “E poi voglio più autunno!” gridacchiava durante l’incontro con la Conferenza delle regioni. “Giallo, rosso, arancione” spiegava ai suoi garzoni di bottega. “Che c’entra il verde? Non avete presente, ignoranti, La Foret En Automne di Gustave Courbet? Datemi più autunno!” E tutti giù a spennellare.

Bisogna lasciare il genio libero di esprimersi. Ora la questione sta tutta nel suo rapporto con la Pop Art. Girano voci, indiscrezioni, veline casaline, ma una risposta certa al quesito capitale per ora non c’è. Secondo alcuni il rosso di Santa Claus viene dalla Coca-Cola. Ora, l’Artista sceglierà di ridipingere l’Italia intera di quel colore, sotto le feste, per celebrare l’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, o invece opporrà la resistenza al sistema capitalistico delle avanguardie sovietiche, dell’astrattismo geometrico di Kazimir Malevic, e, affascinato dal Quadrato nero, ridipingerà la penisola di quest’ultima tinta, ridisegnandone i confini sotto il segno degli angoli retti?