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Il futuro del nostro pianeta è più importante del mio diesel

Confessioni di un supposto ambientalista convinto che, dopo aver imprecato contro la nuova Area B di Milano per via di un trasloco, si è pentito pubblicamente

Foto IPA

Ieri sera ho preso la mia casa, approssimativamente inscatolata, e l’ho trasferita dentro un furgone prestato da un amico, così stamattina sarei potuto partire senza sforzi per il mio trasloco a Milano. Prima di uscire, un po’ addormentato, ho letto i titoli delle principali testate giornalistiche online ed eccolo lì: oggi, lunedì 25 febbraio, il giorno del mio trasloco, inaugura l’Area B, la nuova zona a traffico limitato di Milano, accompagnata dal blocco del traffico per l’emergenza inquinamento fino alle 19.30. Bella botta di culo, no?

Ho chiamato chi doveva aiutarmi e ho rimandato l’appuntamento, ho disdetto una cena, ricalibrato la mia giornata tra infamie e maledizioni. Poi ho pensato a quanto fossi pirla a lamentarmi di tutto questo. E uso proprio pirla perché è un bell’aggettivo meneghino e s’intona con l’articolo. Come è possibile che io sia così menefreghista verso l’emergenza inquinamento? Proprio io che qualche giorno fa su questo sito idolatravo una ragazzina attivista come Greta Thunberg? Cosa è successo alla mia idea di futuro?

Siamo stati abituati a pensare che il problema dell’inquinamento sia un problema degli altri. Non è la mia macchina ad inquinare, non è nemmeno il mio riscaldamento accesso a temperature tropicali. Non è colpa mia, mai. Siamo così tanti a fare le stesse cose, come potrebbe essere colpa mia?

L’Area B è una zona a traffico limitato di 128kmq, la seconda più estesa d’Europa dopo Bruxelles seguita da Parigi, Barcellona e Berlino, per un’area di 1.400.000 abitanti, in cui vige il divieto di accesso e circolazione per i veicoli più inquinanti, oltre a quelli di lunghezza superiore ai 12 metri che trasportano merci. L’area B è in vigore nei giorni feriali, dalle 7:30 alle 19:30. L’accesso è vietato, da oggi, ai diesel Euro 0, 1, 2, 3 e agli Euro 0 benzina. Dal primo ottobre colpirà anche gli Euro 4 diesel e, con delle tappe scaglionate, si prefigge di vietare l’ingresso in città a tutti i diesel dal 1 ottobre 2030, e ai motori benzina Euro 4. L’Area B si estende, in pratica, in tutto il territorio della città di Milano. Sul sito del comune di Milano sono presenti tutte le info necessarie.

Foto IPA

Come capitato a me, questa mattina i milanesi (e gli abitanti dell’hinterland) si sono svegliati imprecando e lamentandosi. Perché gli italiani amano la loro automobile. Solo a Milano, ogni giorno, ne entrano più di 470mila (quelli che vengono definiti city users), 180mila in più di Roma. Amiamo così tante le nostre automobili che su 38 milioni di patentati, possediamo 37 milioni di veicoli, in pratica una media di 1:1. Non avendo mai affrontato il problema di questa overdose, ci troviamo come smarriti di fronte a provvedimenti così futuristici. Concetti come car sharing e auto condivise sono molto lontani dalla nostra cultura. Una soluzione immediata era doverosa visto che nei primi 50 giorni del 2019, Milano ha già superato i 35 giorni annui concessi dalla normativa comunitaria per il superamenti della soglia di 50 microgrammi di polveri sottili per metro cubo d’aria. E lo stesso Sala a spiegare le sue motivazioni in un tweet: “Non posso che rispondere che la mia Amministrazione guarda lontano e, soprattutto, ha a cuore come i milanesi respirano. Meglio fare le cose con senso che ricercare ogni giorno il consenso”.

L’Area B, che da molti viene visto come capriccio dell’élite, è una salvaguardia per la salute della collettività. Il motivo di tale scelta è semplice quanto inopinabile, e ve lo scrivo chiaro e bello in maiuscolo, INQUINAMENTO = MALATTIE. E si potrebbe continuare l’equazione con malattie = tumori = soldi spesi in cure = morte precoci = dolore e sofferenza. Come è possibile che ci siano così tante lamentele su qualcosa che, potenzialmente, ci potrà solo far del bene? Certo, da una parte c’è la lamentale prettamente economica riguardante il cambio d’auto (in Italia tendiamo a cambiarne una ogni sette anni), ma forse, a volte, certe cose bisognerebbe presentarle in maniera più diretta. Come sarebbe magnifico se Beppe Sala si lasciasse andare ad un tweet tutto capslock: STIAMO TOGLIENDO DALLA STRADA LE CAZZO DI AUTO PIU’ INQUINANTI PERCHE’ CI STANNO UCCIDENDO, IDIOTI!

Il futuro del nostro pianeta, e più che mai quello dell’aria che respiriamo, sono più importanti dei nostri diesel. La qualità dell’aria dovrebbe essere il nostro primo interesse. Dovremmo protestare, non contro l’Area B, ma contro chi produce tale quantitativo di inquinamento, contro noi stessi in primis. Il mondo, per come lo conosciamo e viviamo, non è più sostenibile. E per quanto i cambiamenti siano spessi costosi, difficili e, a prima vista, incomprensibili, ogni provvedimento che punta a migliorare aria, clima e ambiente, dovrebbe essere festeggiato con feste in piazza. Perché l’unica cosa che dovrebbe contare – ora – è ridare un futuro al pianeta, a noi stessi e ai nostri figli. Perché a breve sarà l’unica cosa che conterà davvero. E io aspetterò le 19.30 per il mio trasloco.

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