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Il caso Vipiteno dimostra che internet ci sta riportando al Medioevo

Nell'Italia del 2020, un video tratto da una festa folkloristica medievale ha generato mille diverse intepretazioni e polemiche. Tutto ok?

Screenshot via Twitter

Vipiteno è un comune di 7mila abitanti in provincia di Bolzano che – ci informa Wikipedia – è uno dei borghi più belli d’Italia. Ma in queste ore non sta facendo notizia per le sue bellezze storiche e architettoniche, bensì per alcuni video girati nel fine settimana in cui si vedono degli uomini vestiti da diavoli prendere a scudisciate con delle ramazze delle persone dalla pelle scura. 

Il video sta circolando online de-contestualizzato e inserito in diversi frame contrapposti. Alcuni quotidiani l’hanno ripreso affermando mostrasse una specie di pogrom anti-immigrati, mentre per alcuni opinionisti di destra mostrerebbe un gruppo di “cittadini indignati” che dà la caccia a degli spacciatori. Altri ancora hanno detto che no, era tutta una tradizione locale, le persone nere nel video sono in realtà degli abitanti di Vipiteno con la faccia dipinta e dunque non ci sarebbe niente di razzista. 

Quest’ultima spiegazione è quella più corretta, anche se comunque problematica. È vero che non c’è stato alcun pogrom razzista e che quello che è successo a Vipiteno è successo nel  contesto della tradizionale festa dei Krampus, un elemento del folklore alpino, in cui delle specie di diavoli che rappresentano il lato oscuro e selvaggio dell’esistenza una volta all’anno vengono a riprendersi il mondo.

Come ha scritto su Twitter l’autore e giornalista Flavio Pintarellli, il senso della festa è che sfogando una volta all’anno il lato selvaggio e bestiale della realtà, i Krampus proteggono e confermano la normalità.  

“Durante il fascismo, i Krampus erano soliti menare i carabinieri o i gerarchi o i podestà. Nel dopoguerra gli italiani. Oggi succede con gli immigrati”, ha scritto Pintarelli. “Ecco perché, a prescindere dal fatto che il caso specifico di Vipiteno sia vero o falso, in molti l’hanno creduto verosimile e non soltanto i fascisti o mezzi tali interessati a far passare la loro narrativa”.

Dopo il polverone, gli organizzatori della festa hanno rilasciato un comunicato in cui specificano che l’evento era stato “preventivamente segnalato alle autorità competenti e alle forze dell’ordine” e che le persone che vengono frustate e picchiate dai diavoli sono “i cosiddetti ’Tratzer’ ovvero ‘disturbatori’ o ‘provocatori’, sono esclusivamente giovani ragazzi del luogo appositamente attrezzati per questo spettacolo con abbigliamento e imbottiture adeguati”. Gli organizzatori dell’evento inoltre respingono ogni accusa di razzismo, sottolineando che le persone nei video non fossero immigrati e che il fatto che abbiano il volto colorato è un altro elemento della tradizione.

La spiegazione ha senso ed è chiaro che l’indignazione per un presunto pogrom contro gli immigrati è clamorosamente fuori bersaglio. Se mai ci si potrebbe interrogare sull’opportunità di una tradizione che tra i suoi elementi include il dipingersi il volto di nero, la cosiddetta blackface, quella sì inaccettabile e razzista. 

Ma al di là di questo i fatti di Vipiteno, le reazioni esagitate che hanno provocato sulla stampa nazionale, i fraintendimenti che li hanno circondati in cui diverse sezioni dell’opinione pubblica cercavano di portare avanti ciascuna la propria narrativa e persino il semplice fatto che un’antica tradizione folkloristica in cui dei diavoli prendono a scudisciate le gente sia finita al centro del dibattito pubblico a pochi giorni dall’inizio del 2020 ci dovrebbero fare riflettere su un altro tema: internet ci sta riportando al Medioevo.

Ne scriveva Max Read qualche tempo fa sul magazine del New York Times mostrando come abitare il nostro mondo iperconnesso stia diventando un’esperienza sempre più simile a quella di un contadino del Medioevo. “Paradossalmente, la breve durata – e l’enorme volume – di testo sui social media sta ricreando le caratteristiche delle società pre-letterate: un mondo in cui le informazioni vengono dimenticate velocemente e non le si può recuperare facilmente […]. In queste condizioni, la memoria e la concisione – le stesse qualità che funzionano su Twitter – diventeranno molto più importanti della forza degli argomenti e leader politici capaci [saranno quelli] per cui la verità è meno importante della continua creazione di un mito”.

Per il modo in cui è nata, la polemica su Vipiteno può essere fatta rientrare in questo stesso fenomeno. Un tradizione folkloristica locale – di per sé certo discutibile – ha prodotto un video con delle immagini forti. Fuori da Vipiteno, gente che non conosceva la tradizione e la dinamica dei fatti, ha visto il video e l’ha interpretato secondo il suo sistema di valori individuale. Da qui l’indignazione per il presunto pogrom anti-immigranti, ma anche i commenti esultanti di fascisti e pseudo-tali per le botte ai presunti neri. E intorno a tutto ciò sono nate le teorie, le voci di corridoio: le vittime erano provocatori; no, erano ladri; no, spacciatori. 

Visto il modo superstizioso e millenarista in cui ormai pensiamo e interpretiamo gli eventi c’è da sperare che nel 2020 non ci siano eclissi solari – altrimenti scommetto quello che volete che le vedremo nei video sulla colonna di destra di Repubblica presentate come prove dell’imminente giudizio universale. 

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