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Il boss in isolamento ottiene una radio, il web insorge. Ma chi è il vero barbaro?

È giusto che un boss mafioso in isolamento da vent’anni al 41bis, perché ritenuto potenzialmente pericoloso e in grado di manovrare una cosca, possa ascoltare la musica? Internet pensa di no

Frank Rumpenhorst/picture alliance via Getty Images

È giusto che un boss mafioso in isolamento da vent’anni al 41bis perché ritenuto potenzialmente pericoloso e in grado di manovrare una cosca, possa ascoltare la musica?

Secondo il Tribunale di Sassari si, poiché una condanna non può privare dei diritti fondamentali come quelli degli articoli 2, 9, 21 e 33 della Costituzione, quelli riguardanti la libertà di pensiero e lo sviluppo della cultura. Non la pensa così la maggior parte degli utenti che commenta la notizia sui social. “Dovrebbe ascoltare ogni giorno le sofferenze che ha inflitto alle famiglie”, “in realtà non avrebbe neanche diritto a vivere ma vabbè”, “muori feccia”. I commenti sono di una crudezza che c’è da chiedersi chi sia il criminale: il commentarore o il commentato?

Domenico Strisciuglio, aka Mimmo La Luna, era a copo di un clan nel quartiere Libertà di Bari. È in cella per reati atroci e sta scontando una condanna definitiva dal 1999, non proprio un tipo raccomandabile ma il punto è un altro. Già mesi fa Mimmo ha fatto parlare di se perché ha ottenuto il permesso di vedere la televisione (tranquilli non ha Netflix non può godersi Narcos e ordinare un Glovo, il Tribunale spiega che “i soli canali televisivi liberamente visibili sono i principali nazionali Rai (1, 2, 3, 4, 5, news, movie, scuola, storia, rai sport 1 e 2, premium, yoyo, gulp), canale 5, Italia 1, La sette, Cielo iris e Tv2000”. Ok, va bene la tv, ma la radio, perché? “Non sembra che vi sia un’offerta di canali musicali in grado di soddisfare chi ha interesse ad ascoltare musica”.

Questa la risposta dell’autorità che ha scatenato l’ira dei social.

Ironicamente ci sarebbe da dar ragione subito al detenuto in quanto Rai yoyo e Gulp o Tv2000 sono forse una forma di ulteriore violenza alla condanna, oppure sarebbe da far presente in RAI che non si può parlare di musica una volta all’anno con Sanremo e poi fregarsene perché in effetti non c’è nessuna altra offerta musicale per un anno intero, ma la riflessione che vi pongo è un altra.

Che razza di Paese vogliamo diventare? Non ci basta tenere un uomo rinchiuso in gabbia vent’anni senza contatti con nessuno? Il detenuto al 41bis sta in una cella singola, non ha l’ora d’aria, non può usare gli spazi comuni come la palestra, non ha contatti con gli altri detenuti, ha dei questurini apposta per lui che a loro volta non hanno contatti con le altre guardie, quasi non può avere incontri manco con l’avvocato o i familiari e se li ha sono rigorosamente senza contatto fisico. In pratica lo teniamo in vita ma a quel punto che senso ha? Tanto varrebbe farlo fuori perché gli abbiamo lasciato solo i polmoni per respirare e per il resto aspettiamo che tiri le cuoia. Fa brutto dirlo perché da secoli abbiamo insegnato al mondo che la pena di morte è un atto barbaro e così facendo torniamo al prima di Beccaria o finiamo come la Corea di Kim, ma ecco cosa pensano larghissime fette di italiani (di qualche mese fa un tristissimo sondaggio Istat da cui emergeva la larga volontà che tornasse la pena di morte).

Siamo davvero diventati questo? Ci ferisce così tanto che Mimmo la Luna possa ascoltare dei “cd”? A proposito esistono ancora i cd?

Il carcere dovrebbe essere un momento in cui chi ha commesso errori ha l’occasione di redimersi o di essere recuperato, in realtà sono dei luoghi sovraffollati, in cui regna il caos, avvengono suicidi e omicidi, ci si droga, si subiscono violenze. Chi ha colpe deve pagare, ma a noi non viene chiesto di infierire. Ci indignamo perché il boss ascolta la musica ma non per la mala gestione di un settore che viene finanziato coi nostri soldi. Poi però piangiamo per Cucchi o per le altre vittime di un sistema che fa schifo, un sistema in cui un Verdini o un potente qualunque il carcere lo sfiorano appena, ma a noi da noia questa roba della musica. Perché la riteniamo un servizio per noi che assolviamo con Spotify mentre chi fa l’artista schiatta. Sfoghiamo la nostra rabbia contro uno sconosciuto come se il fatto che é un omicida, un mostro, uno stronzo, assolvesse noi da essere gratuitamente crudeli, da ergerci a giudici.

Ma anche una bestia ha diritto alla redenzione. Santo dio una volta almeno eravamo cristiani o democristiani che era pesante, ok, ma oggi chi siamo?

Per un attimo simpatizzo col detenuto se me lo immagino quando gli capiterà di ascoltare Vasco che ringhia: “Se siete ipocriti, abili, non siete mai colpevoli / Se non state mai coi deboli, e avete buoni stomaci / Sorridete, gli spari sopra sono per noi / Sorridete, gli spari sopra sono per noi”. Molti di voi ce l’hanno tatuato, ad altri va ricordato: only god can judge me.