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Gonzi liberi e felici, il nuovo sito di Rolling Stone

In un'epoca rovesciata, capita tocchi agli scapigliati fare ordine. Vi raccontiamo il nuovo RollingStone.it

Artwork di Stefania Magli

Se fosse vero che “l’ordine delle idee deve procedere dall’ordine delle cose” (Giambattista Vico) in questo momento staremmo tutti conversando con il primo abete disponibile. Sono tempi confusi e infelici. Di più, tempi rovesciati. Qualche manina ignota ha rivoltato la clessidra dell’“ordine delle cose” e ora tutto procede secondo inusitati andamenti contrari. Gli alunni interrogano i professori, il pubblico entra in campo e gioca al posto dei titolari, il fai da te è scienza. Rimane qualche barlume di struttura: è nata e sta montando una resistenza all’irrazionale minuta ma pugnace, una certa Europa sta provando a ricompattarsi come prima del trattato di Roma, l’Inter costretta a inseguire cerca di ingaggiare il direttore sportivo della Juve (ci provò senza successo con Luciano Moggi, oggi realizza il sogno Beppe Marotta).

Ma è proprio quando il caos è massimo che va riassettata la stanza. Il nuovo sito di Rolling Stone è esattamente questo: un tentativo di mettere ordine al pandemonio di questi tempi gambe all’aria. I cambiamenti, li vedrete da voi, sono evidenti. Una homepage più pulita, con una gerarchizzazione chiara delle notizie, e una serie di sezioni verticali – Musica, Cinema, Tv, Politica e Opinioni – che vivranno vite indipendenti, ognuna con la propria homepage, dove compariranno le interviste, i report dei live, le review, gli approfondimenti, insomma tutto il consueto campo d’azione di Rolling. Ci saranno molte più liste e classifiche, ennesima dimostrazione di volontà di metodo, e molta più attualità, più politica – come insegnano gli otto libri del Ta Politika di Aristotele, ogni organizzazione umana è un’organizzazione politica – più opinioni. Pertinenti, qualificate, fondate, questo sì. Niente opinionisti del Facebook, niente esperti in varie ed eventuali.

Ricompare il gonzo journalism, nato proprio sulle pagine di Rolling Stone nel 1971 grazie al gigante Hunter S. Thompson, e che qui vogliamo rilanciare in grande stile con una sezione dedicata. Saranno racconti di cose fatte e viste, vissute in prima persona, ricordate – magari anche male – e successivamente riportate e trascritte, il tutto in accordo con la visione faulkneriana secondo la quale “fiction is often the best fact”. E poi le gallery dei concerti più importanti e i video con una partnership d’eccezione che siamo felici di annunciare qui e oggi, quella con il gruppo ARTE, che ha lanciato da poco il canale in italiano e di cui pubblicheremo in anteprima i documentari più rilevanti. Quello tra Rolling Stone Italia e il gruppo franco-tedesco, oltre alla condivisione di contenuti vuole anche essere un simbolo di unità a partire da ciò che più unisce i popoli – quelli alfabetizzati: la cultura.

Benvenuti a tutti.

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