Home Opinioni

Gli oceani si stanno scaldando più in fretta del previsto, e le nostre vite cambieranno

Nuovi studi confermano che il cambiamento climatico è reale e ha conseguenze concrete. Dagli uragani sempre più violenti all'innalzamento del livello dei mari

La calotta di ghiaccio dell'Antartide occidentale. Foto Cover Images / IPA

Quelli che negano il cambiamento climatico vorrebbero farci credere il contrario, ma le basi fisiche della climatologia sono solide quanto quelle della gravità – o forse addirittura di più, dato che il gravitone, la particella elementare che regolerebbe la forza di gravità, non è stato ancora identificato. Ma nel sistema climatico del nostro pianeta ci sono ancora parecchie incognite, come la misura esatta di quanto l’atmosfera venga riscaldata per ogni tonnellata di biossido di carbonio immessa nel sistema, o come tipi diversi di nuvole possano raffreddare (riflettendo i raggi solari) o riscaldare (trattenendo il calore) la Terra. Queste incertezze non significano che gli scienziati non siano in grado di capire in quale misura bruciare combustibili fossili stia cuocendo il pianeta. Ma significano che esistono ancora sfumature scientifiche che potrebbero rendere i rischi posti dal cambiamento climatico meno gravi di quanto gli studiosi ritengono – oppure molto più gravi.

La scorsa settimana, un importante dubbio è stato risolto. E, come spsso succede per le notizie che riguardano il clima in questo periodo, non è una notizia felice. Una ricerca pubblicata sulla rivista Science ha dimostrato che gli oceani si stanno surriscaldando a una velocità del 40 percento maggiore di quella indicata rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change del 2013. Poiché gli oceani del pianeta funzionano come un gigantesco volano, che accumula energia termica e la rilascia gradualmente nel corso del tempo, una temperatura degli oceani più alta del previsto ha enormi implicazioni per le generazioni future, che vanno dalla velocità d’innalzamento dei mari all’intensità degli uragani.

Nel corso del secolo scorso, mentre il mondo si surriscaldava a causa dei combustibili fossili che venivano bruciati e pompati nell’atmosfera, circa il 90 percento del calore extra immesso nel sistema climatico è stato assorbito dagli oceani. “Se l’oceano non avesse assorbito tutto quel calore, la superfice del pianeta si starebbe scaldando a una velocità molto maggiore di quanto sta avvenendo oggi”, ha dichiarato al New York Times Malin L. Pinsky, professore associato del Dipartimento di Ecologia, evoluzione e risorse naturali alla Rutgers University. “L’oceano, in realtà, oggi ci salvando da un riscaldamento eccessivo”.

L’abilità dell’oceano di assorbire calore non era un mistero per gli scienziati. Ma quello che a lungo è stato un mistero è che l’oceano sembrava riscaldarsi molto più lentamente di quanto avrebbe dovuto in base ai modelli climatici. Questo è un aspetto fondamentale, perché se un modello scientifico non è in grado di interpretare il passato, non sarà neppure in grado di prevedere il futuro.

Ma misurare con precisione il contenuto di calore degli oceani mondiali è un’impresa non da poco. Quello che conta non è solo la temperatura in superficie, relativamente facile da calibrare, quanto le temperature a una profondità fino a 2000 metri.

Poiché i dati hanno suggerito che gli oceani si stanno scaldando più lentamente di quanto previsto dai modelli, questo significa che tali modelli sono sbagliati, o che le misurazioni erano imprecise?

L’autore della nuova ricerca ha risolto il dilemma usando nuovi dati provenienti da un network di migliaia di robot autonomi – chiamati galleggianti Argo – che scendono fino a profondità di 2000 metri e quindi risalgono lentamente per misurare temperatura, salinità, pH e altre caratteristiche oceaniche. Ona volta che le sonde ritornano i superficie, i dati raccolti vengono rispediti via satellite agli scienziati. Il risultato di questi nuovi dati? I modelli climatici erano corretti, e gli oceani si stanno riscaldando molto più velocemente di quanto chiunque avesse compreso in precedenza.

Le implicazioni di tutto questo sono enormi.

Gli oceani che si surriscaldano più in fretta stanno devastando le barriere coralline, che stanno scomparendo a una velocità cinque volte superiore di quanto non avveniva 40 anni fa. Già nel corso delle nostre esistenze non esisteranno più.

Gli oceani che si surriscaldano più in fretta stanno rendendo ancora più potenti gli uragani. Per esempio, uno studio recente collega le piogge disastrose che hanno accompagnato l’uragano Harvey, che ha colpito Houston nel 2017, con la quantità di calore accumulato nell’oceano. Harvey ha fatto cadere oltre un metro e mezzo d’acqua sul Texas sudorientale, la singola tempesta più violenta mai registrata nella Storia degli Stati Uniti.

Questo studio, pubblicato sulla rivista Earth’s Future, sostiene che il surplus di calore di un oceano non solo aumenta la quantità di precipitazioni collegate a una tempesta, ma “rafforza e ingrandisce la tempesta stessa”, rendendola ancora più foriera di piogge intense. Due ricerche indipendenti hanno dimostrato che il riscaldamento climatico ha aumentato le precipitazioni dell’uragano Harvey dal 20 al 35 percento.

Oceani più caldi significano anche mari che si innalzano più velocemente, in parte perché via via che l’acqua si riscalda, parallelamente si espande. Ma anche perché gli oceani più caldi stanno facendo sciogliere dal basso le grandi calotte glaciali di Groenlandia e Antartide, e ciò potrebbe aumentare di molto il tasso di crescita e l’altezza del livello del mare. Il riscaldamento dell’Oceano australe è particolarmente preoccupante, perché potrebbe destabilizzare l’Antartide occidentale e portare al crollo di calotte glaciali che innalzerebbero di colpo il livello globale dei mari di oltre 3 metri.

Gli oceani che si surriscaldano in fretta hanno anche un grande impatto sulle forme di vita marine. “Un oceano più caldo costringe i pesci a migrare verso aree geografiche diverse, e a causa di questo stiamo già assistendo a conflitti tra diversi Paesi”, ha detto Pinsky al Times. “Non si tratta di una banale disputa sulle aree di pesca, sta diventando una guerra commerciale e diplomatica che in alcuni casi ha inasprito le relazioni internazionali”.

Oceani più caldi significano anche che soluzioni tecnologie miracolose come la geoingegneria o la rimozione del carbonio, viste oggi come l’ultima risorsa per salvare il pianeta, saranno meno efficaci. Una cosa è costruire uno schermo davanti a una piscina; un’altra è cercare di rinfrescare l’intero contenuto della piscina.

Se c’è un aspetto positivo legato a queste ultime scoperte, è che sono la prova ulteriore che le scienze climatiche – e la conoscenza dei rischi che dobbiamo fronteggiare in futuro – stanno diventando più affidabili, accurate e sofisticate. Forse siamo spacciati, forse no. Ma non potremo dire di non essere stati avvertiti.

Leggi anche