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Finalmente torna ‘Un giorno in pretura’, il sogno erotico dei voyeur del noir

Più che un programma televisivo, 'Un giorno in pretura' è una cerimonia sacra fatta di aule, testimoni e arringhe. A celebrarla, la voce suadente di Roberta Petrelluzzi, la regina del true crime all'italiana

“Parlami di te bella signora, parlami di te nella notte scura”. È con questo sound e con queste frasi che mi avvicino alla poltrona per spararmi una nuova puntata di Un giorno in pretura. È un momento intimo. La domenica sera: io col mio bicchiere, il portacenere, lo schermo che mi porta nei meandri del crimine italiano. È su quei versi di Morandi che visualizzo nella mia fantasia Roberta Petrelluzzi, la storica conduttrice della trasmissione, prima che appaia sullo schermo. Mi preparo a farmi guidare dalla sua voce suadente, priva di giudizio, psicanalitica e tagliente. Mi farei dire di tutto da lei…

Fino a qualche anno fa questa trasmissione era per guardoni dell’orrore umano o stramboidi di paese, oltre che per appassionati di giallo all’italiana e gente che si vergognava ad ammetterlo. Oggi è tutto cambiato. I media principali segnalano il 3 maggio come la data X del ritorno di Un giorno in pretura su Rai 3. Il web ribolle. I giallisti sono tutti in astinenza.

Qui siamo nel girone colto ma pop della Nera Giudiziaria. Sì, mi faccio anche di Chi l’ha visto?, che è più uno spaccato sociale pasoliniano, e ogni tanto mi sparo una bottarella con delle monografie di Storie Maledette, l’inserto cool della criminologia televisiva. Però l’aula, il processo, l’arringa, il giudice, i testimoni, il teste, il verdetto, il Codice Penale, sono i vessilli di una cerimonia sacra: il processo. E questa roba è come stare dentro la sala operatoria, come osservare l’artista che imprime il solco sull’opera nel suo studio. Il tutto frullato in un’atmosfera alla Better Call Saul. Il delirio, signori. E la Petrelluzzi è sensuale, ha quel che da psichiatra forense e zia colta e ricca intoccabile che quando parla al pranzo di Natale stanno tutti zitti. Mmm…

Un giorno in pretura è sacro e profano, registro alto e basso, drammi esistenziali e gag esilaranti. Esempi: Sofia Marini, tossicodipendente indagata per omicidio meglio nota come la “mangiatrice di microfoni”. Stanca delle domande del pm apre le fauci e inizia a ingoiare il microfono. Sembra sul punto di masticarlo, ma si limita a produrre suoni assurdi che pervadono l’aula. Bigioggero, nel processo Uva, che sfotte gli avvocati che non sanno cosa sia un Black Russian; Pruscino che manda affanculo il giudice e il suo avvocato che si rivolge alla corte così: «Sto facendo delle domande, me lo dico da solo, perfette»; Marco Vanni, compagno di merende del Pacciani nel processo per il mostro di Firenze che augura il cancro all’avvocato dell’accusa e inneggia al Duce mentre lo scortano fuori dall’aula.

Tutta roba da materiale per pagine con 45mila iscritti su Facebook come: “Quelli che non escono il sabato per vedere Un giorno in pretura” (anche se ormai va in onda di domenica e in prima serata), oppure “Battute che fanno ridere solo i giuristi” o “Intrashtenimento 2.0”, o “In nome del Pop Italiano”.

Godo.

Sognavo di fare il poliziotto da bambino. Ho sempre schifato chi li chiamava volgarmente sbirri. Anni fa, durante la disoccupazione, ho fatto un pensiero serissimo sul diventare investigatore privato, ma la faccenda era davvero troppo complessa. Il fatto è che il voyeurismo non è ancora del tutto sdoganato e la gente ha paura di certe pulsioni. I delitti succedono ovunque, spesso vicino a te, ma te ne tieni a distanza. Due tizi litigano e uno prende un pugno e sbatte la testa a terra. Ci rimane secco. L’altro incredulo si prende vent’anni. È tutto assurdo, come la vita, che è un mistero di cui non sappiamo molto se non che l’amore a volte è dirompente, tanto quanto l’odio che porta al delitto. 

In Un giorno in pretura, a volte, i killer hanno dei volti banali, riescono a malapena a mettere in fila due parole, il fatto stesso sembra quasi non appartenerli. E tutto il circo che lo Stato deve imbastire per gestire questo delirio, normarlo e sanzionarlo, ha un che di missione sacra. Non è roba da guardoni, ma analisi sociale.

Si torna inchiodati sul divano da domenica 3 maggio alle 21.20. Prima puntata su Gina Lollobrigida, l’attrice che denunciò un ricco imprenditore catalano per averla sposata solo per fregarle soldi. Se non è ellroyana questa storia…

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