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E il cinema si fidanzò con Rolling Stone

Dai sogni del protagonista di ‘Quasi famosi’ alla copertina con Billy Idol sfoggiata da Drew Barrymore, ripercorriamo la storia d’amore tra Rolling Stone e il mondo del cinema. Cinquant’anni di citazioni e omaggi che hanno contribuito a formare l’identità del magazine

Foto: Duane Prokop/Getty Images

Parto da un promemoria, un mio esercizio personale, su quella testata storica che, indicava, governava, cambiava. E, uso un termine impegnativo, colonizzava. Rolling Stone, il periodico, è stato fondato a San Francisco nel 1967. In Italia è arrivato nel 1980, ma la fascia dei supporter, di chi seguiva la musica, già conosceva quella copertina. Quella grafica potente, magari aggressiva, faceva già parte dell’universo trasversale del rock, e se non conoscevi l’inglese quello che c’era da capire… lo intuivi. Il magazine aveva compiuto una vera impresa, distinguersi dall’identità del marchio e dai vari Mick Jagger, Keith Richards, Ronnie Wood, Charlie Watts e assumerne una propria. Che sussiste. Un’identità che nei decenni si è evoluta secondo i tempi, la storia e le mode. Per i detrattori, che in automatico scattano se qualcosa ha successo, il senso era: va dove tira il vento. Ma la lettura può essere un’altra: “si scruta il vento e ci si evolve di conseguenza.” E così, nelle stagioni ecco che la testata si colloca nella scena hippie, nella cultura underground per poi svilupparsi verso altri mondi, sempre però mantenendo un orientamento politico liberale, magari ultra-liberale. Un denominatore che la piattaforma non ha mai tradito. E che ha favorito il suo successo presso le fasce giovani, nelle generazioni. Questa è la mia percezione di operatore nella cultura, con l’attitudine, e il dovere, di stare attento ai movimenti.

E rilevo, a memoria, certi momenti, copertine, persino divertenti che devi filtrare attraverso un’ironia che consente certe analogie&contrari che tenderebbero a dar ragione ai detrattori, come quando la copertina venne dedicata a Roberto Saviano e l’anno dopo a Silvio Berlusconi “rockstar dell’anno”. E qui valgono due lemmi, satira e licenza, che possono appartenere a certe categorie media, come il cinema e la televisione. Il tutto favorito, come detto sopra, dall’ironia.

Ricordabili alcuni speciali storici di Rolling Stone Italia, come I 50 momenti più importanti della storia del rock, i 500 migliori album di tutti i tempi, servizi che fanno testo.

Dato importante, dal gennaio 2019 Rolling Stone Italia conclude la sua vita cartacea. Continua a vivere nel sito web. E qui entro nel mio specifico, il cinema, che non ha potuto ignorare il significato e l’impatto del magazine. Se non un matrimonio, un fidanzamento riuscito. Ci sono titoli che fanno parte oltre che della memoria del cinema, anche di quella della musica, con citazioni opportune e creative. In Quasi famosi (2000) di Cameron Crowe, William sfegatato del rock e giornalista praticante vede il suo sogno avverarsi quando entra nella sede del Rolling Stone di San Francisco. Alta fedeltà (2000) di Stephen Frears, è una beatificazione della musica contemporanea (del film, del 2000) con citazioni continue del magazine. In Prima o poi me lo sposo (1998) Drew Barrymore mostra un numero di Rolling Stone con Billy Idol in copertina.

Ma c’è un titolo, mai citato che è probabilmente il più importante, in chiave di promozione della testata. Ed è del 1981, dunque a ridosso dell’edizione italiana. Trattasi di Ricche e famose, ultima firma di quel gigante che è stato George Cukor. Protagoniste Jacqueline Bisset e Candice Bergen. Liz (Bisset) e Merry Noel (Bergen), amiche fin dal liceo, percorrono la stessa strada, diventano scrittrici, ma di diversa letteratura. Merry Noel, che vive in California, sforna bestseller uno dopo l’altro, roba commerciale, di pura evasione. Liz ha scritto un primo romanzo, in cinque anni, che ha attirato l’attenzione del mondo letterario. E ha vinto un premio molto importante. Vive a New York, frequenta il Plaza, è corteggiata dagli editori, in attesa della sua “seconda fatica”. Un giorno ad attenderla in albergo c’è Chris, un giovane che vorrebbe intervistarla. Liz, per carattere, preferisce non esternare, è gelosa della propria privacy. “Io sono i miei scritti, non occorre altro.” Ma quando Chris le dice che lavora per Rolling Stone, tutto cambia. Liz si concede, e non solo nelle risposte. Nasce una storia, non semplice, perché il ragazzo è molto più giovane. Rolling Stone dunque è stato galeotto, è stato completo. So per certo che quel film qualcosa apportò alla popolarità della testata. Nel cinema succede spesso. Un titolo esemplare in quel senso: Tiffany avrebbe punti vendita in tutto il mondo se Audrey Hepburn non avesse sostato, di mattina presto, a far colazione davanti a quella vetrina?

Pino Farinotti è critico, docente e scrittore. Titolare del “FARINOTTI” il primo e più completo dizionario dei film. Collaboratore delle maggiori testate nazionali, ha scritto libri di saggistica e ha collaborato con il ministero dei Beni Culturali e il Comune di Milano. Ha firmato bestseller tradotti in varie lingue e da cui sono stati tratti film. È fondatore del sito Mymovies.it. ed è stato Presidente della Lombardia Film Commission. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel 2003, lo ha nominato “Benemerito della cultura”.