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Consigli per un editing last minute del libro di Rocco Casalino

Rinviato causa crisi di governo, il libro del portavoce di Conte è ancora in tempo per riconquistare i cuori degli elettori. Per riuscirci c’è solo un modo: trasformare la biografia in un romanzo rosa

Rocco Casalino

Foto: Antonio Masiello/Getty Images

Nel pieno della crisi di governo che ha colpito, nei giorni scorsi, il nostro Paese (o, meglio, la crisi di paese che ha colpito il nostro Governo), la prima buona notizia a circolare era stata quella secondo la quale il primo libro di Rocco Casalino, edito da Piemme, non sarebbe più uscito questo febbraio o, addirittura, non sarebbe uscito più. Grazie a un esercizio a corpo libero di megalomania o, secondo i punti di vista, di spirito di sacrificio, il principale collaboratore del premier uscente sembrava voler legare il suo destino letterario a quello politico della Nazione. E rinunciare al suo exploit editoriale per il solo fatto di avere appena perso la posizione lavorativa che dava il titolo all’opera.

Il giorno dopo l’annuncio della disfatta, però, l’editore parrebbe aver confermato su Facebook l’uscita del volume, datandola al 16 febbraio. Ora, dopo aver dato un’occhiata ai sentimenti (e alle ragioni) espressi nei commenti al post, l’unica chance di salvare il salvabile è che il libro sia, almeno in parte, diverso da quello che sarebbe lecito aspettarsi da un’autobiografia firmata da Rocco Casalino. La speranza, pur flebile, è che si riesca a sfruttare il pochissimo tempo a disposizione per rimettere mano all’impaginato. Per riuscire in questa missione non crediamo occorra chissà quale Maestro dell’editing alla Severino Cesari. Per esempio la copertina, già fatta circolare, può restare così com’è. E questo non tanto per l’indisponibilità di grafici di altrettanto talento, rispetto a quello già impiegato, ma semplicemente perché il perno di essa è un ritratto fotografico dell’autore talmente visionario che, pur essendo stato chiuso, immaginiamo, da diverso tempo, è riuscito a prevedere le novità che sarebbero sopraggiunte sulla scena politica e a tenerne conto, risultando ancora attualissimo.

Quell’immagine sotto il titolo – il Portavoce. La mia storia – è Rocco Casalino come meritava di essere immortalato: posando idealmente al centro della scena politica, apparentemente saldato alla seduta che occupa, ma ignaro del fatto che, di lì a poco, l’avrebbe dovuta lasciare, in un gioco della poltrona fatto e perso con sé stesso, avendo clamorosamente toppato la stima del momento in cui la musica sarebbe finita; riprendendo non solo l’iconografia ma anche il tema centrale della serie televisiva il cui culto Casalino condivide col suo acerrimo nemico, Renzi: gli equilibri del potere, anche di quello più formidabile, sono spesso fragili come un castello di carte.

La letteratura cosiddetta Regency altro non è che una forma di fan fiction dei romanzi di Jane Austen, solo con più pettorali in copertina e meno finezza sociologica, fermi restando elementi come le ambientazioni blasonate, gli scambi di identità, i matrimoni di interesse e via dicendo. E cosa c’è di più Regency della vita di Rocco Casalino dopo il matrimonio professionale col suo Conte, quando localizzerà gli Stati generali dell’economia nella patrizia Villa Doria Pamphili? Quale commedia più romantica di quella che ha come protagonisti Rocco e la Politica?

Per riconquistare i cuori degli elettori perduti o, perlomeno, dei lettori potenziali basterà, allora, che il memoriale di Rocco Casalino non sia più tagliato come un poliziesco a sfondo politico in cui la vittima è la dignità del popolo italiano e l’assassino è il narratore. Qui sta l’errore di fondo di posizionamento dell’intera operazione. Il libro va invece ripensato come un romanzo storico rosa incentrato sull’amore a prima vista, apparentemente impossibile, tra un giovanotto di provincia e il potere politico. Per fare questo occorrerà ambientare la vicenda in un passato prossimo alternativo – più alternativo ancora di uno in cui Casalino è effettivamente portavoce del Presidente del Consiglio dei Ministri – e scrivere così per Rocco, dopo un Grande Fratello di lotta, il Bridgerton di governo.

Molti dei capitoli, dopo aver rivisto la prima stagione della serie televisiva ispirata ai romanzi di Julia Quinn, sembreranno già scritti. Del resto, sia il Portavoce che Bridgerton cominciano con una scena di debutto in società: che avviene a corte, al cospetto della Regina, per Daphne, la primogenita delle sorelle Bridgerton; e al Grande Fratello, davanti a Daria Bignardi, per Rocco.

Per entrambi comincia subito l’ansia spasmodica della ricerca di un buon partito. Daphne era predestinata a una vita sullo sfondo, da moglie trofeo di pugilato, da esporre in salotto. L’avvenire di Rocco, allo stesso modo, sarebbe stato eclissarsi dietro un governante da assistere, come avevano fatto generazioni di portavoce prima di lui. Daphne incontrerà il Duca di Hastings, Rocco il Conte di Hashtag. I nostri eroi saranno così fatti salvi da due destini altrettanto tragici: lo stato di nubile e la produzione di nuovi tutorial sulla depilazione ascellare. Entrambi riusciranno a realizzare i loro sogni sfidando i sistemi in cui erano collocati: rispettivamente, la società aristocratica inglese di inizio Ottocento e l’altrettanto rigida meritocrazia del mondo della comunicazione politica italiana di fine anni 2010. Daphne diverrà una duchessa empowered. Rocco arriverà a riscrivere le regole del suo mestiere. Dove un portavoce normalmente scompariva, Casalino apparirà.

Nota per l’editor: l’ideale sarebbe se Rocco riuscisse a prendere il coraggio a due mani e compiere un atto di magnanimità editoriale estrema: alternare un capitolo narrato dal suo punto di vista a uno narrato da quello del Conte; come avveniva, del resto, con le inquadrature delle conferenze stampa in streaming.

Altra scena facile: anche quella in cui Rocco entrerà per la prima volta a Palazzo Chigi, per scoprire che l’ufficio assegnatogli è troppo piccolo, si scrive da sé: basta riguardare l’episodio dell’insediamento di Daphne, da sposina novella, a Clyveden, il castello del Duca: si scontrerà con le restrizioni di un’esistenza regolata da una severa governante.
Ancora: Daphne conoscerà presto il segreto del suo consorte. Per tenere fede a un voto fatto sul letto di morte dell’odiato padre: impedire la sua discendenza, è diventato campione mondiale di salto della quaglia. È facile ravvedere anche nel Conte di Rocco un segreto: per tenere fede ai voti ricevuti dal suo Movimento alle ultime elezioni politiche, sul letto di morte della Seconda Repubblica, ha promesso agli italiani manovre poderose, per venire incontro ai loro bisogni di liquidità.

Rocco ha lasciato il segno sulla lingua italiana col suo neologismo ad personam, “casalinata”, che si può provare a riassumere con “atto all’apparenza autolesivo e privo di senso finalizzato al rabbocco della propria esposizione mediatica”. Ha caratterizzato molti episodi del suo operato, come i tanti messaggi vocali diversamente dignitosi diffusi ai giornalisti; o l’ultima conferenza stampa del Conte organizzata con un banchetto fuori Palazzo Chigi, raccomandando all’operatore di non inquadrare Palazzo Chigi, ma trasmessa col logo di Palazzo Chigi. Se ci fate caso, l’intera manfrina del primo, finto fidanzamento di Daphne con un Duca di Hastings ancora deciso a non sposarsi con chicchessia, con l’obiettivo di ottenere più corteggiatori, altro non è che una casalinata in piena regola.

Siamo quasi certi che con questi pochi accorgimenti non solo il Portavoce potrebbe essere un libro più ricevibile, ma costituirebbe anche l’ultima – e definitiva – casalinata. Sempre che Rocco non sia disposto ad ascoltare anche un ulteriore consiglio: perché non cominciare fin d’ora – che il tempo per farlo ci sarebbe – a pensare a un sequel fantasy? Casalino capo ufficio stampa del Quirinale non sarebbe male come casalinata. È come se già pregustassimo la scena di apertura con la telefonata a casa: “Mamma, sono pronto a giurare. Sì, se glielo chiedo io fanno giurare anche me”.

Le possibilità sono infinite. La fantasia potrebbe perfino spingerci a immaginare l’evenienza che qualcuno compri davvero una copia del Portavoce. Ma poi arriva Mario Draghi e ci svegliamo tutti sudati.

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