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Conglomerandocene: viaggio nei segreti di ‘Immuni’

Nella quinta puntata della rubrica dello Sgargabonzi per Rolling Stone, uno studio approfondito di tutte le straordinarie feature dell’app di contact tracing

Foto: Andrea Ronchini/NurPhoto via Getty Images

Niente di diverso da un navigatore potenziato. L’obiettivo è che Immuni sia un’applicazione funzionale, agile e facile da utilizzare. Per questo è interamente basata sul motore Emerald, proprio di molte recenti applicazioni per la navigazione e la realtà aumentata. In pratica, il cellulare sarà il nostro scanner per l’ambiente circostante e le persone che andremo a incrociare nei nostri percorsi quotidiani appariranno come sagome colorate. Sfumate di grigio per chi non ha l’app installata o non ce l’ha con sé. Sagome azzurre per chi non ha eseguito tamponi recenti. Sagome verdi per chi ha eseguito un tampone nelle due settimane precedenti ed è risultato negativo. In caso in cui il tempone più recente sia positivo, la sagoma apparirà rossa.

Come si arriva a tutto ciò è presto spiegato. Nel momento in cui entreremo in contatto ravvicinato con un individuo segnalato come positivo o se un nostro contatto precedentemente sicuro dovesse risultare in un secondo momento positivo, verremo allertati dall’app stessa, che ci assegnerà un orario in cui potremo (a nostra discrezione) recarci all’ospedale indicato per un tampone. L’esito ci arriverà via Immuni e aggiornerà il nostro profilo. Cliccando su una qualunque sagoma potremo leggerne la cronistoria: l’elenco dei tamponi fatti, le date, gli esiti, eventuali altre note.

Di fatto Immuni è un’applicazione che, grazie a poche accortezze, chiunque può utilizzare. Semplice ma ben pensata, per esempio, la scelta delle scritte acquamarina su sfondo nero. “In modo che anche le persone cieche possano vederle”, ha spiegato Colao. Un’interfaccia intuitiva ed efficace, senza orpelli, dritta al punto, come si addice a un’applicazione salvavita. E mi fa sorridere, non senza un groppo d’amarezza, apprendere di molti nostalgici anche nel mondo della politica (un nome solo: l’onorevole Miguel Gotòr) che hanno già trovato il tempo e il pelo sullo stomaco per farci sapere che avrebbero preferito una visuale in prima persona sì, ma con scatti a 90°, come i sempiterni capolavori del gioco di ruolo su PC quali Dungeon Master, Eye of the Beholder o Lands of Lore. Purtroppo qua non abbiamo a che fare con Koboldi e Naga Spirit, cari onorevoli dell’opposizione e non, ma con un virus che ha portato con sé più di duecentomila persone nel mondo. Un morbo che quanto a letalità si colloca, senza esagerare e per usare le parole del Premier Conte, “sopra i Mind Flayer e appena sotto Xanathar”. Per questo motivo gli spiritosi sarebbe bene andarli a fare da un’altra parte (chiedo scusa per il piccolo scatto nervoso).

Essendo Immuni un’applicazione programmata con giustificata urgenza, che inizia oggi il suo lavoro e che avrà tempo per affinarsi, non è scevra di difetti propri di una versione primigenia. Il fatto che nasca da una sinergia di più società si nota ad esempio all’avvio, quando parte ogni volta un lungo spot del brodo granulare Knorr. Novanta secondi non skippabili, che si replicano sempre uguali a loro stessi. Non il miglior abbrivio per un’applicazione necessaria alla salute pubblica e che non ha bisogno di tergiversare in brodi e brodetti. Ma è da quei due minuti che scopriamo che la Knorr, oltre ai classici brodi di verdure e di manzo, ne ha in catalogo anche uno di pesce. “Resta il dubbio su quanto un brodo granulare di pesce possa convincere i palati più fini”, ha perso così l’occasione di starsene zitto l’onorevole Gotòr. Ed è qui che svesto i panni del giornalista di Rolling Stone per vestire quelli di CFO della Knorr Italia. È chiaro che noi di Knorr, col nostro granulato, non pretendiamo di offrire un consommè al pesce da ristorante di lusso, ma se mai un dignitoso brodetto d’accompagnamento, ad esempio per una semplice cernia stufata con pomodorini pachini e patate al tegamaccio. “…senza pretese!” per citare il sempiterno Faber.

Un altro piccolo bug è il fatto che l’applicazione emetta fischi assordanti ogni volta si passi accanto a qualcuno che si è recato in una stazione di servizio Total nelle dodici ore precedenti. Inizialmente i programmatori (John Romero e Joe Carmack di ID Software) l’avevano definita una “feature”, poi si sono dovuti arrendere e hanno promesso di risolvere il bug in uno dei prossimi aggiornamenti. Altro problema (sempre se vogliamo chiamarlo problema): Immuni modifica tutte le altre applicazioni installate. Per esempio tutte le suonerie della sveglia potrebbero essere sostituite dall’imitatore Gianfranco Butinar che con voce di Califano urla: “A STRONZO! TE DEVI DA SVEJÀÀÀ!”.

Di buono, c’è che l’app offre anche utilissimi tips & tricks su come cambiare i propri stili di vita ai tempi del virus. Tuttavia, essendo che gran parte del codice sorgente è riciclato da una vecchia app dedicata alla comunità gay (Babilonize), dopo una disamina approfondita sui motivi per cui è opportuno starnutire nell’incavo del gomito, l’utente si potrebbe trovare di fronte a un pratico tutorial su come infilare il preservativo con la bocca al proprio partner (anche qui, però: “feature, non bug”). Infine, per un problema di aggiornamenti, all’interno di Immuni vaga l’anima di Tiziano Terzani, contrassegnata come positiva. La vede solo chi ha l’animo puro o la versione Gold. 

È proprio la più performante versione Gold, al prezzo simbolico di 0,99 euro al mese interamente devoluti alla ricerca su Covid-19, a offrire le possibilità più interessanti, come quella di sapere se al suddetto passante gli è morta la mamma per potergli porgere le condoglianze. Essendo che fra gli sponsor di questa versione a pagamento c’è anche la nostra italianissima Ferrero, con un click sarà anche possibile fargli recapitare a casa un’ottima trilogia di Raffaello bella arrogante. Oppure sarà consentito controllare se il suddetto magari non sia anche povero o omosessuale, così da potergli mandare un “poke” per dileggiarlo, chiaramente in simpatia. E ancora, grazie a un’idea della Polizia di Stato, Immuni ti segnala persino se un bambino minorenne è in qualche modo circuibile: questo per far sì che chi si è macchiato di reati contro i minori possa tenersene alla larga in maniera mirata e cosciente. Last but not least, con la versione Gold se investi un bambino podista è solo un reato amministrativo. Non male, anche se pagare 200 euro non piace ovviamente a nessuno.

Ma se Immuni è un’applicazione potenzialmente utile e sicura, non sono tutte gioie quelle che ci offre all’atto pratico. E lo scopriamo in un pomeriggio di fine aprile.

Siamo al parco e stiamo facendo jogging, quando vediamo affiancarsi a noi Mauro Serio, del programma tv Solletico. Corriamo in sincrono per qualche minuto, pur mantenendo il classico metro di distanza, fino a quando Mauro non nota, seduta su una panchina, Elisabetta Ferracini, figlia di Maria Venier, nonché sua collega nel rimpianto programma RAI per ragazzi. Anche se non ci conosciamo, Mauro la indica con la testa e mi fa: “Non la vedo da vent’anni, l’ho sempre amata e oggi ho il coraggio di dirglielo”. E ci si dirotta tonico con un sorriso a larghe falde. Elisabetta lo vede, inizialmente pare non riconoscerlo, poi si alza, gli ricambia il sorriso e spalanca le braccia. Mauro, nel breve tratto verso di lei, apre Immuni e scopre che Elisabetta è positiva asintomatica. Ed è allora che la sua corsa a dirotto diventa una parabola fino a riportarlo sulla strada, dove continuerà la sua corsa senza tentazioni amorose, verso un destino forse già scritto. È ormai lontano Mauro, quando vedo Massimo Cacciari, pure lui in tenuta da jogging, incurante di Immuni, dirigersi verso Elisabetta garrulo e sicuro. Mi strizza l’occhio e mi dice: “Se anche Mauro passato c’è già, a me schifo non mi fa”. E subito Gotòr spuntato da dietro una fontanella: “Fa bene a trombargliela”.

Intanto, poco più in là, frotte di bambini con gli occhi sullo smartphone giocattolo inseguono l’avatar fucsia del maestro Tiziano Terzani per i fetali caruggi del centro storico, penetrando nelle cripte delle chiese rupestri, attraversando in trance il raccordo anulare, e infine perdendo il segnale sprofondando lentamente nelle paludi.

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