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Conglomerandocene: Mondo Asino

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi per Rolling Stone, la storia di un padre, un figlio e di una difficile scalata verso la cima di una montagna

Foto via Unsplash

Asini.

Animali a metà fra i ciuchi e i somari, caratterizzati dalla forgia cranica dei primi e dal senso dell’algebra dei secondi. Se fosse l’inverso, allora sareste delle zanzare dell’era giurassica. In quel caso, il quotidiano miracolo della ruminazione non avrebbe luogo sulla terra.

C’era una volta un uomo che insieme a suo figlio si stava recando sulla cima di una montagna, per parlare col santone Babasciò. L’uomo voleva porgli un unico e semplice quesito, che da tempo lo attanagliava: “Quando me li ridai i soldi, stronzo?”. Infatti, anni prima, Babasciò era andato a cena con l’uomo e, al momento di saldare il conto, il santone aveva voluto dividere, anche se lui aveva preso anche il dolce (un budino) e l’uomo no. Così l’uomo e suo figlio salivano la montagna. L’uomo, che sentiva il peso dei suoi anni, montava su un asino, mentre il figlio lo seguiva a piedi lemme lemme. Quando i due incontrarono dei viandanti, questi li guardarono sdegnati e dissero: “Guarda quell’uomo, che se ne sta spaparanzato sul quadrupede e lascia che il ragazzo vada a piedi! Vergogna!”. Colpito da quelle parole, l’uomo si voltò e disse al figlio: “Figlio mio, sali tu sull’asino, sarò io ad andare a piedi”. Il figlio obbedì e il padre lo seguì arrancando. Venne il momento in cui i due incrociarono altri pellegrini, che dissero in coro: “Che tempi grami! Quel moccioso lascia che suo padre vada a piedi! Non c’è più rispetto! Cornelia!” Al che il ragazzo si sentì in colpa e disse al padre: “Padre, venga anche lei sull’asino”. “Ma non ci staremo”, replicò l’anziano genitore. “Vorrà dire che ci stringeremo, geometra Fonelli”, lo rassicurò il figlio. Poco dopo passarono altri due viandanti: “Non avete cuore! In due su quella povera bestia! Gli spezzerete la schiena!”. Allora padre e figlio, senza proferir parola, scesero dall’asino e proseguirono il cammino a piedi. Erano un padre, un figlio, un asino, una chitarra e cento illusioni. Quando videro appropinquarsi altri viandanti, il ragazzo disse al padre: “Adesso non avranno niente da rimproverarci”. Ma quando incrociarono quegli uomini sentirono uno di loro ridere e confabulare con gli altri: “Avete visto quei due stupidi? Hanno un asino e vanno a piedi!”. Allora il padre decise che avrebbe preso sulle proprie spalle entrambi, tanto il figlio quanto la bestia. L’uomo continuò così il suo cammino, a passi lenti e faticosi, vomitando tetrapak di latte Grifo accartocciati per il grande sforzo. Passarono altri viandanti: “Che mondo è questo? Quell’uomo trasporta un asino e un neonato sulle spalle? O è un parafrenico o un terrorista! Chiamate i brigadieri!”. Allora l’uomo posò tanto l’asino che il figlio e, dopo aver meditato, disse: “Forse ho un’idea per proseguire il nostro cammino senza arrecare disturbo ai viandanti”. Quindi, dopo un breve conciliabolo, i tre proseguirono in una modalità da giocolisti esperti, improvvisando una sorta di gioco delle tre palline ma dinamico, in cui ognuno palleggiava gli altri due e in questa ruota che si creava non si capiva chi sollevava e chi era sollevato. Ma a sorpresa spuntarono due viandanti da dietro un leccio, uno dei quali si rivolse all’uomo: “Uè baluba, ma dov’è che siamo? A Broadway?”. E sputò un seme di cocomero per il disprezzo. Allora i tre tornarono a terra e l’uomo riflettè di nuovo su cosa fare, quindi si avvicinò al ragazzo e lo guardò con un sorriso dolce e triste. Poi, in un attimo, il padre tirò fuori dalla bisaccia una rivoltella, se la mise sotto il mento e fece fuoco. Il figlio scappò urlando nella boscaglia e di lui si persero le tracce fino alla metà degli anni ’80, quando assurse agli onori della cronaca: era il cantante Raf! Nel 1989 fu tutto contento di portare a Sanremo la canzone Cosa resterà di questi anni ottanta. E i viandanti, dal loggione: “Che schifo!”

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