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Conglomerandocene: La triste storia dell’assessore Pergolanti

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, la tragedia di un uomo e di un lupo, una pecora, un cavolo e un separatore in lattaccia

Foto: Matt Moyer/Getty Images

Pecora.
Tu che rappresenti l’anello mancante fra l’animale lupo e il vegetale cavolo. Tanti secoli sono trascorsi da quando fosti testimone silente della crisi che colpì quella bella persona conosciuta come l’assessore Ennio Pergolanti. Egli possedeva solo quattro cose nella vita: te, un lupo, un cavolo e un separatore in lattaccia arrugginita. Non chiedeva altro dall’esistenza, sentendosi ricco della bellezza del cielo stellato sotto cui amava coricarsi ogni sera. Grazie al suo separatore in lattaccia, l’assessore poteva far sì che il lupo, il cavolo e la pecora non si arrecassero reciproco fastidio, potessero sopravvivere senza problemi e lo lasciassero dormire. E nel sonno sognava da sempre di trasportare quei quattro elementi nella selvaggia isola di Cipro, onde far sì che le tre specie proliferassero, seppur in maniera controllata grazie al separatore in mogano.

Pergolanti s’era avvantaggiato e aveva già fabbricato tre fabbriche: una di pellicce di lupo, una di zuppa di cavolo surgelata e una di coperte in lana merino senza glutine. Tre fabbriche belle che pronte per produrre ma ancora inattive, che attendevano solo la materia prima.

Un giorno però, l’assessore Pergolanti si svegliò e scoprì un’infame nefandezza: il separatore in lattaccia schifosa maledetta gli era stato rubato da una frangia deviata dei rappresentanti di Tisanoreica, che pensavano che i separatori in lattaccia drenassero l’anima ai loro proprietari. Così Pergolanti improvvisamente realizzò che il suo sogno nel cassetto era ormai irrealizzabile. Adesso si trovava in un dilemma bifocale: come trasportare dall’altra parte i tre esseri, senza il separatore in lattaccia invereconda e disponendo di una barca da due soli posti, di cui uno occupato dal gondoliere? Portare prima la pecora, poi tornare, portare il lupo, riprendersi la pecora, tornare, prendersi il cavolo, tornare, riprendersi la pecora… Niente, non riusciva a trovare una soluzione, così decise di traghettarli tutti e tre insieme, messi un po’ più stretti perché c’entrassero e legati con delle pesanti catene.

Purtroppo Pergolanti non calcolò quell’eventualità remota che però poi si fece reale. Dietro la rassicurante figura del gondoliere, si nascondeva in realtà il bandito Dezzamore. Appena fu al largo, egli mangiò la barca in un sol boccone e tutti affondarono. Il lupo non era certo Houdini, quindi non riuscì a liberarsi delle catene e morì affogato. La pecora invece era proprio Houdinì travestito, ma non riuscendo a liberarsi delle catene perì lo stesso. L’unico che sopravvisse fu il cavolo, perché i cavoli non hanno bisogno di respirare per vivere una vita dignitosa nei loro attici terrazzatissimi nella ridente Cleveland. Così i due cadaveri e il sopravvissuto giunsero alfine sulla riva dell’isola di Cipro. Presto il lupo e la pecora si decomposero, ergo si putrefecero, così da creare un humus che rese fertile Cipro tutta, una terra famosa per i suoi cavoli onnipresenti, invasivi, appiccicosi, entranti e possessivi.

Alla fine Pergolanti si trovò ad aver realizzato solo un terzo del proprio sogno nel cassetto. Solo che lui sperava di realizzarlo tutto o almeno per due terzi, comunque gli andava benissimo anche fallire totalmente. «Ma un terzo no, non potrò mai accettarlo», queste furono le sue ultime parole prima di suicidarsi con un coriandolo molto, molto particolare.

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