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Conglomerandocene: la seconda ondata

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi per Rolling Stone, la cronaca della seconda ondata del coronavirus, dal suplex di Speranza su Giorgia Meloni al DPCM scomparso per un crash di Windows

Giuseppe Conte

Foto: Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images

10 ottobre: Piccolo starnuto di un signore di Ascoli.

11 ottobre: Colpo di tosse di un fornaio rossiccio.

20 ottobre: I casi tornano ad aumentare, Bassetti rassicura: “È tipo una cosa psicosomatica”

22 ottobre: Trovati i resti mancanti del piccolo Mattia. Nella cantina del comico Pino Campagna.

25 ottobre: Davanti alle telecamere, il ministro Speranza esegue un perfetto rolling suplex ai danni di Giorgia Meloni che gli stava rompendo le scatole sulla storia dei banchi a rotelle. Si scopre poi che il malcapitato altri non era che il noto comico Dario Ballantini che stava imitando la leader di Fratelli d’Italia per un servizio di Striscia.

27 ottobre: Viene provato senza possibilità di smentita che il virus era in circolazione già da maggio del 2018. Si scopre che i seguenti personaggi pubblici sono in realtà morti per Covid: Stan Lee, George H. W. Bush, Jimmy il fenomeno, Novello Novelli, Gianni De Michelis, Amilcare Bottazzi, Pippo Franco, David Lynch.

30 ottobre: Parte la raccolta benefica per Ballantini, ormai tetraplegico dopo lo scontro con Speranza.

1 novembre: Come in primavera, riparte lo stillicidio dei DPCM. In un fuorionda Conte si frega le mani e con voce stridula gracchia “Ora chiuderemo gli italiani in casa e trasformeremo il Paese in una dittatura sanitaria!” Poi scoppia in una risata maligna. Traspare soddisfazione dagli ambienti complottisti.

3 novembre: Elezioni USA, vince Biden, seguito da King e D’Artagnan.

6 novembre: Sospiro di sollievo, i resti trovati nella cantina di Pino Campagna non sono del piccolo Mattia ma del Mattia medio.

8 novembre: Governo Conte verso il rimpasto: fuori il Ministro della Salute Speranza, che verrà sostituito dall’attore palermitano Tony Sperandeo. Conte giustifica così la mossa: “Tony ha una faccia che ispira fiducia, lo voglio al mio fianco nella gestione di questa emergenza sanitaria”.

11 novembre: Ennesima manifestazione di ristoratori davanti a Montecitorio, gli esercenti urlano “basta elemosina, vogliamo riaprire!”, timida apertura del ministro Boccia, che passava per caso di lì: “Manco per il cazzo”.

12 novembre: Durante una protesta di fronte a Palazzo Chigi, Conte ripete la scena della strega bambina del Marchese del Grillo, lanciando monete arroventate sulla folla.

15 novembre: Caso Zaky: un parroco dell’Anconetano fa un accorato appello alle autorità egiziane perché lo tengano dentro.

16 novembre: Si chiude Windows inaspettatamente e addio bozza DPCM, le bestemmie in foggiano del premier risuonano per tutta la Buvette.

20 novembre: Manifestazione no-Mask a Roma. “Sono più di venticinque anni che lo diciamo! – urla al megafono una signora con le lacrime agli occhi – una trama inconsistente e un Jim Carrey sempre in overacting non fanno un bel film! La CGI è pure invecchiata malissimo!”

21 novembre: Svolta nell’indagine sulla fine del povero Mattia: i suoi resti erano in una semplice cantina di campagna e non nella cantina del comico Pino Campagna, beffato sul più bello dall’omonimia con la nota tipologia di paesaggio, forse la più amata dagli italiani.

24 novembre: A Roma protesta dei lavoratori dello spettacolo. In prima fila spiccano la salma di Dario Fo, riesumata per l’occasione, e una Vanessa Incontrada sempre più a suo agio col sé stessa. La showgirl, con il corpo ricoperto di intricate pitture tribali dipinte con le sue stesse feci, avanza fieramente nuda, brandendo un cartello che recita “Con la cultura si mangia eccome!”

27 novembre: Il comico Pino Campagna si impicca nella sua cantina di campagna, purtroppo mai censita al catasto. Per questa ragione allo showman pugliese verranno negati i funerali cristiani.

29 novembre: Come da programma, si concretizza la staffetta tra Papa Francesco e Ratzinger, che torna a sedere sul trono pontificio. Per Bergoglio è pronta la panchina della Fidelis Andria.

2 dicembre: I contagi aumentano, ma in misura molto minore rispetto ai decessi. Conte, maniaco della simmetria, in un nuovo DCPM, finanzia la costituzione di ottanta squadroni della morte da sguinzagliare in tutta Italia per rimettere le cose in pari.

5 dicembre: Tragica la situazione sanitaria in Puglia e Basilicata. Mentre il grosso del personale medico è dirottato nei reparti COVID, i reparti di urologia e nefrologia vengono affidati a dottorandi e dottori di ricerca in discipline umanistiche.

9 dicembre: I cardiochirurghi pediatrici cominciano a operare in smart working con effetti – così li definirà il ministro Speranza – “colorati”.

11 dicembre: Gli animali da compagnia possono entrare a far compagnia ai terminali a patto di divorarne lentamente le carni.

14 dicembre: Report svela che il vaccino contro il Covid non è retroattivo e quindi, se iniettato nel cadavere di una vittima del virus, non la riporta in vita, se non per un paio di giorni.

16 dicembre: Nunzia de Girolamo, moglie del ministro Boccia, racconta la sua positività al Covid-19: “Come molti dei bambini terrorizzati dal contagio, mia figlia collega il Covid-19 alla morte. La cosa più complicata, finora, è stata spiegarle che la mamma non muore”.

17 dicembre: Lutto nel mondo della politica. Muore Nunzia de Girolamo.

20 dicembre: Si valutano i benefici del trattamento con le pomate. Secondo uno studio della London School of Economics, spalmare le pomate scadute farebbe abbassare la carica virale del 45%. Ma facciamo pure 50%.

22 dicembre: Roberto Ciufoli della Premiata Ditta annuncia di aver elaborato un preparato galenico in grado di contrastare efficacemente i sintomi del Covid. Il medicinale, soprannominato “L’impiastrone”, è composto da pasta d’acciughe, tuorli d’uovo, vodka alla pesca, cicche di Marlboro rosse, argilla espansa e una singola goccia di urina.

27 dicembre: Il presidente Mattarella vende la sua collezione di Quattroruote per sostenere la ricerca. Alla fine non questa gran cosa perché si era appassionato da poco e aveva solo due numeri.

31 dicembre: Colpo di Stato congiunto di infermieri, Pubblica assistenza, mamme pancine e papà separati. Lorena Bianchetti nominata Capo dello Stato. Promulgata in una notte la nuova Costituzione, che recita: “L’Italia è una penisola. Vi vogliamo un bene dell’anima”. In capo a 24 ore l’eversione sarà sgominata e verrà ripristinato il governo legittimo, a guida generale Badoglio.

1 gennaio: Si avvicina il traguardo del vaccino: secondo gli scienziati dell’Imperial College di Londra il virus si indebolirebbe “dandogli una bella roncolata supersonica su i’ groppone!”.

3 gennaio: L’ultima pazzia di Zangrillo: “Sparare in testa ai malati di Covid potrebbe salvare la vostra vita e la loro anima”.

5 gennaio: Il vaccino Oxford/Irbm/AstraZeneca presenta un fastidioso effetto collaterale: chi lo assume sviluppa l’immunità dal Covid ma dopo tre giorni si trasforma in uno di quei mini-cactus che sulle prime sembrano tanto carini, ma poi ti stufi e li lasci lì a morire sul davanzale del bagno.

6 gennaio: Nonostante il distanziamento sociale, il massiccio impiego di dispositivi igienico-sanitari, l’adozione di nuove terapie sperimentali e una campagna di vaccinazioni senza precedenti, la curva dei contagi in Italia non accenna ad appiattirsi. A pochi minuti dalla mezzanotte dell’ultimo dell’anno, Conte convoca una conferenza stampa straordinaria. Appare in video impeccabile come al solito, accanto a lui Franco Locatelli, con gli occhi iniettati di sangue e il camice lacero, si guarda continuamente alle spalle. Conte estrae un rasoio dalla tasca interna della giacca e, da buon pugliese, sgozza Locatelli in diretta. Poi guarda fisso in camera e urla: “MORTE ALLA MEDICINA! MORTE ALLA SCIENZA! GLORIA GLORIA GLORIA AL MORBO COVID! PER LUI VIVIAMO. PER LUI MORIAMO. IN LUI NASCIAMO A NUOVA VITA!”.
Plauso dell’opinione pubblica per i toni pacatamente istituzionali.

7 gennaio: Il signore di Ascoli comincia a sentirsi un po’ meglio.

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