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Conglomerandocene: Il segreto di Babbo Natale

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, il mistero delle lettere, l'intuizione della Coca Cola e tutta la verità sulla storia di Santa Claus

Foto: Vinnie Zuffante/Getty Images

Santa Claus.
Santa Claus, nome ebraico di Santa Claudia, una santa cattolica e apostolica di verde vestita, barba a elastico dotata, di stanza al Polo Nord e guidante una slitta trainata da quattro renne. Tutto questo per sfuggire a quegli eschimesi a cui ha rubato la slitta e le renne. Parrà incredibile, ma Santa Claus ha rubato slitta e renne per seminare i proprietari delle stesse. «Questa situazione a pensarci troppo fa girare la testa», disse l’onorevole Arnaldo Forlani prima di accasciarsi per un (piccolo) episodio ischemico durante l’ultima votazione per la liberazione di Moro lasciando il suo voto al “pianista” Sandro Pertini (votò NO).

Ma qual è il ruoto di Santa Claus nella società contemporanea? Ecco, a scanso di equivoci diciamo subito che Santa Claus e Babbo Natale sono la stessa persona. Più precisamente, Babbo Natale fa visita nella notte di Natale a tutti i bambini del mondo, recando seco dei doni e portandoli loro per disfarsene. I bambini, qualche settimana prima di Natale, gli scrivono delle letterine e le imbucano in quelle buche che di solito mettono nei negozi di giocattoli della catena Toys. Lettere coi cuoricini e le stelline, qualche volta addirittura coi pallini, con splendidi disegni fatti coi pastelli a cera e parole di bontà, amore e desiderio. Poco prima di Natale quelle letterine vengono amorevolmente buttate nei bidoni dell’immondizia da giocattolai Toys dal cuore buono. E la putrefazione di quelle missive, fra bucce di banane, pannolini sporchi di terra d’Africa e documenti tritati su Ustica, fa sì che il loro contenuto arrivi dritto nel cervello di Babbo Natale.

Babbo Natale, dicevamo, è un personaggio che ti fa dei regali. Dei regali belli e preziosi e pieni di vocali “i”, come finferli lividi, misirizzi libici e i tipici mitili sifilidici, se sei stato un bravo bambino durante l’anno. Se invece sei stato cattivo, magari sfuggendo alle carezze postprandiali di papà, ti regala – sic et simpliciter – del carbone.

Il problema è per quei bambini buoni il cui giocattolo preferito è proprio il carbone. Non lo ricevono mai. È per questo che Natale dopo Natale tendono ad incattivirsi e vorrei pure vedere. A sei anni sono alunni coscienziosi, a sette sono chierichetti opinabili, a otto sono acrotomofili col vizietto della necrofagia. E uno dice: bambini viziati? No, amanti del carbone annualmente delusi.

È allora che quei bimbi fanno di tutto per accaparrarselo per conto loro. Diventano bravi a disegno, dicono di ispirarsi ai Dylan Dog di Corrado Roi, così che i genitori gli comprano i carboncini e loro li sgretolano sotto al banco, li mischiano a Pasticche del Re Sole tritate e usano il tutto per drogarsi! È vero che non c’è niente che faccia più tepore dell’immagine di un bimbo che, nel bagno dell’asilo, si inietta del carbone sotto la lingua o sul piccolissimo glande per nascondere la propria dipendenza a mamma e papà e non farli soffrire, però questo alla lunga può purtroppo portare alla morte del creaturino per inceppamento venale.

Allora è arrivata la Coca Cola, che ha avuto un’intuizione geniale, proponendo il proprio Babbo Natale: del tutto uguale a quello della tradizione, ma vestito in rosso. E ha ritirato dal mercato tutte le Diet Coke rietichettandole in Carbon Coke, una bibita frizzante a base di giacimento minerario di carbon coke. Così che tutti i bambini dipendenti dal carbone potessero avere le loro dosi, ma in sicurezza. La Coca Cola ha anche inaugurato delle injection-room per la riduzione del danno, dove i bambini possono consumare le loro Carbon Coke sotto controllo medico di dottori con un minicamice e nudi dalla vita in giù. E poi possono disporre di servizi quali doccia, brandine e un pasto caldo (solitamente un cubo di lardo tempestato di capperi). Ovviamente la Pepsi non è stata a guardare e ha proposto Pepsi Done, una bibita disintossicante composta da metà Pepsi e… “metà done!!!”, dirà uno standupper romano su un palcaccio pisciato in Quintiliani.

Intanto è la notte di Natale, fuori nevica, i camini sono accesi e sotto al vischio tutti sono più buoni. E dal Polo Nord ecco che arriva Finfiriello, un piccolo scoiattolo col cilindro e una lunghissima sciarpa colorata, che fa un inchino e ci rivela il segreto di Babbo Natale: esso, praticamente, sono i genitori.

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