Conglomerandocene: Il cammello lento | Rolling Stone Italia

Conglomerandocene
Home Opinioni

Conglomerandocene: Il cammello lento

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, la storia di uno sceicco, un cantante pop e un viaggio verso una città leggendaria

Foto via Unsplash

Sceicchi.
Esseri umani sovente scambiati per sceriffi, ma con una piccola sostanziale differenza: il porfido. Egregi e imprevedibili sceicchi, pochi sanno che per prendere le decisioni più importanti vi affidate da sempre a prove che agli occhi degli occidentali appaiono quantomeno assurde.
La storia narra infatti di uno sceicco arabo che era padre di tre figli: il primogenito Ismael, il mezzano Caleb e il noto cantante Matteo Maffucci degli Zero Assoluto. Lo sceicco era in punto di morte, quando ordinò loro di mettersi in viaggio con i rispettivi cammelli verso la leggendaria città di Ashiba. Da questa prova lo sceicco avrebbe deciso chi sarebbe stato l’erede della sua fortuna: quello col cammello più lento sarebbe diventato padrone di tutto.

Così i tre figli intrapresero il loro viaggio attraverso il deserto. Senza nemmeno parlarne fu per loro naturale rimanere vicini, in modo che ognuno potesse controllare l’andatura degli altri. I tre tenevano un passo normale e trascorrevano il tempo a discutere di argomenti di cultura generale, come la bicamerale e l’ottimo Ghirlandaio, quasi a darsi la reciproca idea che dell’eredità poco gliene fregasse e che in fin dei conti fosse solo un gioco. Fino a che Matteo Maffucci, zitto zitto, ebbe la bella pensata di tirarsi fuori dalla discussione e rallentare l’andatura. Ma gli altri due ben presto se ne accorsero e si sincronizzarono con la sua velocità e anzi, Caleb riuscì a farsi superare. Quando Ismael e Matteo lo scoprirono si fermano addirittura, e così fece Caleb.

I tre trascorsero intere stagioni fermi, seduti sui loro cammelli, incuranti tanto della sete quanto delle tempeste di sabbia, dei fortunali e delle tormente di neve. Mille lunghi giorni a fissarsi, dividendosi i turni di guardia. Fino che Matteo Maffucci, arrovellatosi su come superare in lentezza quella stasi, mentre gli altri dormivano prese a far trottare il cammello, ma all’indietro. Gli altri si svegliarono e, capito il trucco, salirono sui loro cammelli e li spinsero a galoppare all’indietro. Ismael addirittura galoppò all’indietro con la faccia schifata. Arrivarono al punto che tutti e tre erano affiancati, galoppando a tutta velocità. Quindi Caleb, per andare ancora più lento, pensò bene di far compiere al cammello molti più passi di quelli che sarebbero occorsi per mantenere quella velocità. Questo per far sì che il proprio cammello risultasse legalmente come più lento degli altri, pur a pari velocità. Ma d’un tratto il cuore dell’animale, già tirato al massimo, si spezzò. Fu allora che Caleb rotolò su una duna e per lui svanì ogni sogno di ricchezza.

Rimasero due cammelli in gara, la cui corsa all’indietro raggiunse gli 8.000 chilometri orari negativi. Ismael e Matteo Maffucci non vedevano nemmeno più il paesaggio circostante, ma solo scie di colori, mentre il selvaggio vento del Ghibli tagliava loro i volti e ne strappava le vesti. Il confronto era serratissimo, fino a che, a sorpresa, il cammello di Ismael inchiodò nei pressi di una pressa di fieno. Caleb venne catapultato addosso ad un cactus di plastica. Matteo Maffucci era il vincitore! Purtroppo il suo cammello aveva acquisito ulteriore velocità cinetica e aveva raggiunto ormai i 20.000 chilometri orari negativi. Quelle che erano scie di colori diventano ora un bianco assoluto e a quella velocità Matteo iniziò a vedere i suoni. L’accelerazione gravitazionale fu così forte che il cantante era sul punto di scarnificarsi. Sapendosi vincitore adesso doveva solo fermarsi, ma sapeva che far inchiodare il cammello a quella velocità sarebbe per lui fatale. Così estrasse da sotto la sella una fialetta di diarrea di topo, che poi iniettò nell’arteria femorale del cammello per far sì che questo sarebbe morto lentamente in corsa. L’effetto fu quello sperato, la velocità dell’animale diminuì costantemente, il bianco assoluto tornò a lasciare spazio ai colori. Pochi minuti dopo, mentre la bestia compiva i suoi ultimi stanchi passi, Matteo saltò giù e, felice come una Pasqua, fu pronto a godersi l’eredità. Sfortuna vuole che dopo tutta questa babilonia si ritrovò negli anni ’20 su Alpha Centauri. Tempo pochi attimi e venne divorato da uno xyloide, un minerale del cazzo che c’è in quel mondo lì.

Altre notizie su:  Conglomerandocene