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Conglomerandocene: continua l’amore impossibile di Franco Locatelli e Ana Matronic

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi per Rolling Stone, la storia tra il medico e la cantante degli Scissor Sisters prende una piega inaspettata, che costringerà la polizia a intervenire

Riassunto delle puntate precedenti (qui la prima, qui la seconda):

In una notte di pandemia, il primario Franco Locatelli scopre su Youtube il gruppo degli Scissor Sisters. È colpito dalla cantante, la splendida fulvocrinita Ana Matronic e la contatta. Fra i due nasce un carteggio romantico. Tutto prelude ad un appuntamento galante che però si rivelerà disastroso. In realtà Ana vive una storia virtuale col miglior amico e confidente di Franco, l’epidemiologo Giovanni Rezza. È divertendosi ad illudere Franco che i due hanno cementato il loro rapporto. Ma Ana è sempre più infastidita dal cinismo di Rezza e lentamente si scopre innamorata di Franco. Quest’ultimo, ignaro di tutto ma deluso dalla scarsa empatia di Rezza come confidente, segnala anonimamente alle autorità un crimine che questi avrebbe commesso.

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Spaghetti, pollo e insalatina e una tazzina di caffè… a malapena riesco a mandar giù… invece ti ricordi che appetito insieme a te… a Detraaaaaups… 
Anaaaaaaaa… ho fatto le pazzie per te… ricoooordi… che giorni di follie… a Detraaaaaups…

[Da Ana Matronic a Franco Locatelli]
Che stile, Franco.
Complimenti per il glamour, veramente. Senti, ti faccio un piccolo riassunto: non ti sento da giorni, hai ignorato la mia ultima damn’d fuckin’ email totalmente distensiva (apprezza), mi hai umiliata col tuo silenzio, facendomi sentire ridicola col mio affannarmi a mantenere uno straccio di rapporto con te neanche fossi Richard Branson con Mike Oldfield. Poi all’improvviso, una mattina a caso, poche righe buttate là di un testo che dopo una ricerca (pure del tempo ci devo perdere) trovo essere di una canzonetta di tale Fred Bongusto. Cosa devo capire? Se è un modo per riallacciare un rapporto, un trapper di quinta categoria con un pitale tatuato in faccia sarebbe stato più di classe. Se invece hai cercato di umiliarmi ancora: ci sei riuscito. Complimenti. Clap clap. Che poi il finale è “a Detroit”. E noi due a Detroit non ci siamo mai stati, per mia fortuna (“my luck”, vabbè). Sai con ci sono stata io? Con Christopher Owens dei Girls. E ho detto tutto.

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Buongiorno piccola Ana,
innanzitutto ti chiedo scusa. Questa mia missiva è frutto di un (fortunato?) errore. Stavo radendomi la barba e canticchiavo fra me e me. Di solito la canzone che intono è Hymn dei Barclay James Harvest, seguita in morbida dissolvenza da Love Is For Living quando faccio le basette. Questa volta, complice il fatto che era il primo giorno d’estate, mi è venuto di accennare quest’altro motivo, sostituendo a “Lola” il tuo nome senza nemmeno accorgermene. “Detroit” è uscito deformato in “Detraups”, perché in quel momento stavo radendomi il collo, quindi lo tendevo e tendevo anche un po’ la bocca.
Non so come, forse per una goccia d’acqua finita sul cellulare, mi si è attivato il dettato automatico su una email vuota, col tuo indirizzo già impostato che avevo lì in attesa di scriverti. Libera di non credermi: l’avrei fatto oggi. Perdonami il ritardo ma volevo farmi un po’ desiderare, lo ammetto. E poi stamattina ero felice perché ieri ho operato con successo un paziente che i miei colleghi davano per spacciato. Un signore sulla cinquantatreina con una cisti molto estroflessa. Una protuberanza talmente ingombrante che lui, per vergogna, gli metteva una maschera d’argento, un completo nero e la spacciava per un signore accanto a lui: il teologo Corazzesi. Purtroppo questi sono scenari che, se all’esterno possono apparire inquietanti, rappresentano la normalità nel nostro lavoro, spesso asprigno.

[Da Ana Matronic a Franco Locatelli]
Ciao Franco e buongiorno.
Ti credo. E ammetto che mi era anche venuto il dubbio. In quello sfortunato nostro unico incontro da Novembrini notai il tuo cellulare, un Alcatel con scocca turchese. Conosco bene il modello, ce l’ho avuto per quasi un anno, e sono impazzita per questa cosa che partivano i dettati in email ma che cazzo… Che poi io sono stata pure fortunata, perché per un inanellarsi di eventi che non ti sto a spiegare, queste email dettate e inviate random hanno fatto sì che ricevessi a casa in visione un ventilatore della Centauro. L’ho provato, non l’ho pagato perché non mi pareva un gran prodotto, ho chiesto il reso e loro sai cosa? Me l’hanno lasciato. Non sono neanche passati a ritirarlo. That’s all folks!

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Perdonami Ana,
sai darmi gli indirizzi e dirmi e cosa c’era scritto sulle email che ti sono partite? Così sfrutto anch’io questa “gabola”. Non ti nego che un bel ventilatore è sempre stato il mio sogno nel cassetto. Non di esserlo eh, ma proprio di averlo! In quest’estate così torrida poi, farebbe davvero la differenza. Solo che costano cifre spropositate: 500-600 euro, mi dicono. E poi sui ventilatori ho gusti strani, sono quasi bizzoso! A me per esempio piacciono molto quelli con la ghiera (non tutti). Non mi piacciono invece quelli che oscillano a destra e a sinistra. Se mentre il ventilatore è a sinistra tu sei a destra? È come non averlo. O forse li fanno così in modo che te ne devi comprare due. Altra cosa: quelli con le rotelle per spostarli: se ti trovi bene perché mai dovresti spostarli? È assurdo, mi pare come se la ditta dichiarasse che non sono un granché. Mi fanno ridere invece quelli con l’altezza regolabile. Mi verrebbe da dirgli: ok, e poi?

[Da Ana Matronic a Franco Locatelli]
Guarda, sono di frettissima perché stiamo registrando delle b-side per Latex Cow ma appena ho un attimo ti cerco tutto. Posso dirti una cosa intanto? Rileggici. Non siamo carini? Guardaci: abbiamo litigato, ci siamo a nostro modo traditi, in momenti diversi ci siamo voltati le spalle. Eppure è più forte di noi: quando siamo insieme, anche virtualmente, dimentichiamo tutto. Ti mando un cuoricino.

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Cara Ana, lo so bene. Piccolissimo omaggio: ti amo.
Ora scappo perché devo “operare” un bel pollo alla diavola. Nel senso che me lo sbrano.

[Da Giovanni Rezza ad Ana Matronic]
Ana, non ti sento da settimane, non so cosa diavolo combini. Questo silenzio mi sta facendo scapocciare. Non lo so, siamo fidanzati “virtualmente” da due mesi, ci si divertiva a coglionare belli sciallati Franco, ci eravamo pure accaparrati uno stock arrogante di cialde Caffitaly accollando a lui le spese e improvvisamente mi volti il culo. Guarda caso, proprio alla vigilia del nostro primo incontro fuori dal deep web!
Non so come comportarmi. A me di avere a che fare con te stuzzica non poco. Ricordi quella poesia trap che ti mandai e che tanto apprezzasti? Ne ho scritte altre, sto pensando pure di partecipare ad un contest che fanno a Quintiliani, anche se i partecipanti hanno in media vent’anni. Ecco che te ne sfodero un’altra “a zì” (dite così voi giovani, vero?). L’ho dedicata a mia moglie Adelaide per le nozze d’oro che festeggiamo domenica, non te la prendere.

SFIGATI OUT OF HERE

Adelaide ti amo tanto
ma prima rivolgo a loro il mio canto
sfigati dal cazzo
baciatemelo paonazzo
paonazzo per aver fistato
le vostre troie di stato
oggi faccio cinquant’anni di matrimonio
mi è costato un patrimonio
ma mi trovo molto bene
addirittura facciamo delle cene
tipo che anche stasera
facciamo due o tre cene
e se poi dopo piove?
…allora chiudiam tutto e poche scene!!!
ma Adelaide torniamo a noi
ti ho comprato cento rose all’Interflora
ma il bacio coniugale voglio ora!

[Da Polizia di Stato a Giovanni Rezza]
Opaco cittadino Rezza,
ci risulta un uso improprio da lei agito nei confronti della suddetta applicazione per apparecchio telefonico portatile che andiamo a enunciare dopo i due punti: Spotify. Lei avrebbe sottoscritto l’atto di abbonarsi al programma Spotify nella tipologia squisitamente “family” e ne farebbe opaco uso con altri individui ambosessi automuniti non residenti sotto il suo stesso tetto in legno lamellare ventilato a quattro falde con travi a vista di color vinaccia. È vera questa cosa? Se è vera lei è in arresto! Se è falsa le porgiamo le nostre più opache scuse.

[Da Giovanni Rezza a Polizia di Stato]
Voi avere sbagliato indirizzen. Io non essere Rezza. Io essere crande scienziato pazzen di Cermania.

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Buongiorno bambina.
Hai visto che bella giornata oggi? Senti, visto che stacco prima, oserei quasi proporti una passeggiata fuori porta, così cancelliamo il brutto ricordo del nostro primo incontro. Ti passo a prendere con la Clio allo studio di registrazione e ce ne andiamo a Fregene? Ristorantino, cinemino (esce il nuovo film con Antonello Fassari), sorbettaccio al chiaro di luna e poi nanne. Che ne dici?

[Da Ana Matronic a Franco Locatelli]
Gentile signor Locatelli,
chi le scrive è Ana Lynch, in arte Ana Matronic, leader del gruppo musicale Scissor Sisters. La contatto non senza un po’ d’imbarazzo. È con stupore e, non le nego, con molta inquietudine che ho scoperto fra lo spam di questa casella postale diverse email in entrata e in uscita verso il suo indirizzo. Io non le ho mai scritte, è evidente che l’account mi è stato hackerato. Mi sono permessa di leggerle e ho rinvenuto uno scambio molto intimo. Sono sinceramente dispiaciuta se questa notizia le provocherà dolore ma ho trovato corretto avvertirla. Cordialità.

[Da Franco Locatelli ad Ana Matronic]
Gentile signorina Ana Lynch, buongiorno (almeno per lei).
Non so nemmeno dove trovo la forza di scriverle. La ringrazio per aver condiviso con me questa sua scoperta, anche se le confesso che mi ha annientato. In questo momento mi sento come un corpo esanime rinvenuto in un parco, sgraziato, gonfio e seminudo, coi poliziotti e i coroner che lo osservano, lo toccano e lo scavalcano. Vorrei coprirmi, prendere un lenzuolo e nascondermi, ma sono morto. Sono stato colpito al cuore e ucciso stamattina. Mi deve scusare, trovo oltretutto paradossale sfogarmi con lei, che nemmeno mi conosce. Ma mi sento solo e senza appigli come non mi sono mai sentito. Stavo vivendo l’amore più bello e più tenero della mia vita. E tutto è svanito così, come sabbia nel proverbiale pugno. Mi chiedo a questo punto chi era la donna che ho incontrato da Novembrini. Vero è che non mi ha rivolto parola ed era coperta da una completo nero e una maschera d’argento.
E adesso? Ricominciare sessant’anni? E chi ci crede più. Persa Ana, ho solo voglia di restarmene in pigiama, iniziare a trascinare i piedi su questo pavimento in graniglia, stendermi su questo letto singolo e lanciarmi morire, riscaldato dal sole arrogante e giovane che penetra dalle tapparelle. Lui è lo stesso dei miei vent’anni, io ormai sono solo un vecchio.

[Da Ana Matronic a Franco Locatelli]
Gentile signor Locatelli, 
sono colpita anch’io dalla sua storia e addolorata. L’unica cosa che posso dirle è che, se per lei non è un problema, può continuare a scrivermi come se non fosse successo nulla. Mi sono appassionata a quello scambio e sono stata sedotta dai suoi modi. E il suo mondo interiore così percepibile, la sua sensibilità, la sua bontà, anche di fronte all’aridità della mia sosia, mi hanno commosso ed emozionato. Per lei la storia d’amore può continuare inalterata, per me inizia oggi.

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