Conglomerandocene: Big Big Ben’s Bang | Rolling Stone Italia

Conglomerandocene
Home Opinioni

Conglomerandocene: Big Big Ben’s Bang

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, la vera storia dell’origine dell’universo

Foto via Unsplash

Tempo.

Elemento impalpabile, inafferrabile e senza forma, ma purtroppo scandito da orologi, gli oggetti più squisitamente materiali che ci possano essere. Ma tu esisti a prescindere dagli orologi, sono loro ad adattarsi a te. E uno si chiede: quando è scaturito il tempo e qual è la sua direzione? Sono domande rispettabilissime. Cosa c’era prima degli uomini preistorici? C’erano gli uomini preistorici da adolescenti. E prima di loro? Le amebe nel brodo primordiale. E prima ancora? Il Big Ben. E da esso, appunto, l’origine dell’universo.

L’universo ha infatti avuto origine con lo scoppio primordiale del noto campanile londinese, da sempre esistito come “idea pura” che galleggiava nel nulla dello spazio. Quel campanile da solo non trovava un contesto, perché il contesto non c’era. Prima della nascita dell’universo c’erano solo silenzi intergalattici e spore d’antimateria. E si sa che è ben difficile fare del contesto con i silenzi e le spore. Certo, puoi provare a radunarli tutti vicini per fare numero, ma aspettati che in quel caso venga un contesto sì, ma un po’ forzato, tipo quello che molti anni dopo fu Porte Aperte alla Renault ma in grande.

Quel campanile galleggiava nello spazio, dimenticato da tutti e senza che nessuno operasse la benché minima manutenzione. Quando il Big Ben scoppiò per la collisione con una spora d’antimateria, fu allora che Dio si accorse di lui e pretese che venisse restaurato e collocato in un contesto ad esso congeniale. Da lì, la nascita dell’universo.

Partirono dal niente, prima gli fecero un pratino sotto, con tanto di cestini, panchine, fontanelle col nasone e un laghetto di quaglie. Ma, nonostante questi sforzi, il Big Ben continuava ad apparire abbandonato a sé stesso. Allora ci misero un chioschetto di souvenir. Ma niente, ci voleva qualcuno che li acquistasse. È così che crearono il pianeta Terra e con esso gli esseri umani, tutti potenziali acquirenti di quel piccolo, delizioso chiosco. Poi inserirono il pianeta in un sistema solare, così che gli uomini temessero gli altri pianeti e per distrarsi andassero in visita al Big Ben. E quando un terrestre è in visita al Big Ben, vuoi che non lo compri un ricordino per suo cognato Alfio che oltretutto non sta bene?

Inizialmente gli uomini erano contenti delle loro statuette metereologiche acquistate nel chioschetto, ma presto gli vennero a noia e si fecero sentire i bisogni primari, come quello di cibarsi. Così furono costruiti i ristoranti vietnamiti, dove gli uomini potevano trovare ristoro. Poi fu creato il Vietnam stesso, per dare un senso a quei ristoranti, quindi la guerra in Vietnam per conferire spessore drammatico ad uno stato nato solo per giustificare un locale etnico, infine il fucile per dare una nota un po’ tensiva alla guerra e la morte per colpo di fucile per dare credibilità a quest’arma. Purtroppo, una volta consumati i pasti nei ristoranti vietnamiti, gli uomini avvertirono nuovi bisogni, come quello di dormire e tanto che c’erano di accoppiarsi. E fu un attimo: pagliericci e lubrificanti. Il pianeta terra andò avanti così per un bel po’ e la gente non si lamentava. Certo, non c’erano ancora comodità come le scale mobili, ma non esisteva nemmeno il concetto di “assenza di scala mobile”, quindi la gente se ne faceva una ragione e trascorreva un’esistenza dignitosa. Purtroppo, fra statuette metereologiche, scontrini dei ristoranti vietnamiti e flaconi di lubrificante, la terra iniziò a riempirsi d’immondizia. E così vennero costruite le industrie di smaltimento, che furono riempite di operai. Essendo ancora agli albori dell’umanità, gli operai non avevano diritti sindacali e venivano pagati a brodo primordiale.

Ben presto però le industrie di smaltimento si dovettero confrontare con un problema: potevano smaltire tutto tranne loro stesse. Così vennero costruite le industrie di smaltimento di secondo grado, per smaltire quelle di primo quando venivano buttate via. E per smaltire quelle di secondo grado vennero istituite quelle di terzo, poi di quarto e via così. Ben presto il pianeta terra si riempì di industrie siffatte, che non riuscivano a smaltire loro stesse. Fu così che in breve tempo il mondo si ingolfò. Già agli albori del mesozoico, si contavano circa settemila industrie di smaltimento per ogni abitante. La terra era finita in un vicolo cieco evolutivo! Un vicolo talmente cieco che chiunque in futuro avesse raccontato questa storia, a un certo punto si sarebbe bloccato, incapace di trovargli un finale. Vendo carburatore Pinasco semi-nuovo a 300 euro trattabili, telefonare ore pasti.

Altre notizie su:  Conglomerandocene