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Cardi B agli Oscar del porno non è una conquista femminista

Nonostante negli Stati Uniti la presenza della popstar agli AVN sia stata accolta come un evento storico, la sua è l’ennesima performance ben pagata da un’industria maschilista e disumanizzante

Cardi B è pronta per il suo primo film

Foto via Facebook

Questo weekend Cardi B è stata la prima donna ad esibirsi agli AVN Awards, quelli che gergalmente vengono chiamati gli Oscar del porno. Negli States è stata idolatrata. La stampa americana ne parla come fossimo di fronte ad una grande conquista femminile e femminista. Pitchfork ha addirittura enfatizzato l’evento scrivendo ‘Cardi B made history’. Ma qualcosa non ci torna; facciamo un passo indietro.

Gli AVN Awards fanno parte dell’Adult Entertainment Expo, una fiera annuale sull’intrattenimento per adulti dove visionare e sperimentare le ultime uscite in tema di sex toys, pratiche erotiche, film hard, oltre alla possibilità di incontrare la propria pornostar del cuore e magari strapparle un selfie. Gli AVN, per i lettori, sono diventati celebri grazie ad un report di David Foster Wallace contenuto nella raccolta Considera l’aragosta, dal titolo Il figlio grosso e rosso. Wallace, attento osservatore e scrittore sopraffino e affilato, non fu molto lodevole dell’evento. Scrisse che l’industria del porno prende molto delle deformazioni psicologiche per cui Hollywood è famosa – la vanità, la volgarità, il puro mercantilismo – e non solo le rende esplicite e grottesche, ma sembra poi crogiolarsi in tale grottesco, raccontandoci passo per passo la sua permanenza nell’ambito dell’Expo. Era il 1998. Dyanna Lauren vinse il premio per miglior attrice, Steven St. Croix per migliore attore, entrambi per il film Bad Wives. Come potete immaginare, Bad Wives vinse la statuetta come miglior film. Doveva essere proprio un gran bel film.

Vent’anni dopo, con l’esplosione di internet e la pop-izzazione del porno con il tentativo di Pornhub di essere cool, giovanile, alla mano, le cose non sono cambiate così tanto agli AVN. In primis, tutti i i vincitori sono bianchi. Dannatamente bianchi. Uomini e donne uniti nel segno della razza caucasica. Per non considerare gli stereotipi prettamente fisici: tutti gli uomini premiati hanno una leggera barbetta e i capelli corti, al contrario del 1998 dove un buon settantacinque per cento dei maschi che lavoravano o bazzicavano nell’industria del porno sfoggiava qualche variante del pizzetto, mentre le donne vincitrici sono tutte biondissime, naturalmente tinte. Se vi fate un giro su YouTube, nei video walkthrough della fiera, oltre al pubblico dal colorito tipico di un ritiro neonazi, siamo ancora al cliché delle ragazze pompate di botox e silicone che in vestitini succinti (ma mai visivamente interessanti) cercano di intrattenere un pubblico a predominanza maschile.

Cardi B, foto via Facebook

Wallace riportava una conversazione captata durante uno di questi incontri, ‘chiama l’attrice bambolina e le chiede di spostarsi un po’ così da farci vedere un po’ più di cespuglio’. La prima recensione della fiera del 2019 su Yelp, di tale Rick S., alla sua terza presenza, concorda ‘alcuni fan sono davvero maleducati con le ragazze, come se servisse a farle stare bene’. Perché, diciamocelo, il pubblico del porno, rispecchiando la tipologia di porno che i vari Pornhub (che nel 2018 ha raggiunto i 33.5 miliardi di visite) e affini ci mostrano, non può di certo essere femminista. Un mercato senza fine che, dal 1998 di Wallace, ha quadruplicato i suoi introiti negli USA raggiungendo i 12 miliardi di dollari, per un totale di 97 miliardi nel mercato globale (dati della NBC News), e che non mostra grandi segni di cambiamento.

Pensiamo sia migliorato un mercato che, nel 1998, proponeva tra i candidati degli AVN Awards titoli come Ragazze irrorate di sperma troppo stupide per fare altro e che, questo weekend, ha tra i nominati il diciasettesimo (!!!) episodio di Please make me lesbian o Anal Fuck Dolls 3. Vero femminismo, eh?

L’anno scorso intervistammo un’attrice porno italiana, Marika Ferrero, per scrivere “Mi ripete più volte che nel porno manca la naturalezza, «l’ambiente è ostile a causa di registi viscidi e maschilisti» e le donne sono trattate come carne”. Cardi B, nelle interviste pre-esibizione, si è dichiarata esaltata (‘but i don’t know why’) come nemmeno per l’esibizione ai Grammys che terrà ad inizio febbraio. In effetti, anche noi siamo rimasti basiti. Non basta il passato da stripper di Cardi per trasformare quest’esibizione con cachet per un’industria maschilista in una conquista femminista. Tantomeno un aiuto alle condizioni delle ragazze che lavorano in quell’ambiente. L’esibizione di Cardi rimanere puramente quello che è: uno show pagato. E al porno servirebbe molto di più per uscire da un cortocircuito disumanizzante e piatto, che esclude ogni tipo di naturalezza. Perché ci meritiamo del porno migliore. Anche se a Cardi può importare ben poco.

PS. Se siete preoccupati del posizionamento italiano agli awards, cari nazionalisti, state tranquilli: Rocco Siffredi ha vinto altre tre statuette. Ok, siamo sicuri sia una vittoria?

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