Boomer gang: i Sex Pistols sul Tamigi e i trapper sul lago di Garda | Rolling Stone Italia

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Boomer gang: i Sex Pistols sul Tamigi e i trapper sul lago di Garda

Nella nuova puntata della rubrica/dialogo a due by Robertini & Piccinini per ‘Rolling’: le feste finite male, i video motivazionali e Johnny Depp che alla fine è un po' come Fiorello

Foto di Michael Reynolds/AFP via Getty Images

G.R: Ti do tre parole, come cantava Valeria Rossi un’epoca fa: TRAP, TIK TOK, MEGARISSA. Mettile su Google e vedrai centinaia di video, quasi una serie di Netflix, di un raduno di ragazzi organizzato su Tik Tok, più di mille, il 2 giugno al lago a Peschiera del Garda: doveva essere una “festa di musica trap” ed è finita in una maxi rissa, con manganellate della polizia a sgomberare la spiaggia. So’ ragazzi, certo, ma fa comunque un certo effetto ascoltare la colonna sonora del ribellismo drill, da Seven Zoo a Rhove, passando per Simba La Rue e Shiva: è come se, dopo anni, i giovani con due g – di cui una sta per gangsta – si siano scelti un linguaggio altro, mediamente inaccessibile, neanche il boomer più curioso e paziente può ascoltare mezz’ora di Streetculto, una delle playlist più streammate di Spotify, senza provare un certo disagio. Da quanto non succedeva? Io le cariche della polizia me le ricordo con la soundtrack dei 99 Posse, di Manu Chao, i più hardcore erano gli Onda Rossa Posse ma era comunque musica d’ascolto, testi più o meno retorici, più o meno militanti, ma comprensibili, musicalmente mai disruptive. Forse solo il punk c’era riuscito, o sbaglio?

A.P: Mah. Pensa che il concerto sul Tamigi dei Sex Pistols al Giubileo della Regina del 1977 alcuni di noi molto boomer lo videro su Raiuno, mesi dopo. Il programma era Odeon, in prima serata, il regista un certo Raffaele Andreassi documentarista da battaglia ultracinquantenne: montò del materiale Bbc, forse girò qualcosa in 16mm, fece il commento con la vecchia voce velenosa dei vecchi mondo movie. Ma il materiale era ottimo e sta ancora tutto su youtube per fortuna. Imperdibile l’intervista alle Slits. L’effetto che ebbe quella roba sui ragazzi di Foligno e di Padova, per dire, fu esplosivo: il punk da noi arrivò così. Nonostante. Nonostante le buone intenzioni. Insomma l’altra sera ho visto tre e puntate e mezzo di Pistol, la serie punk di Danny Boyle su Disney+. Non posso dirne neanche male. È finita la pacchia. Le serie tv, specie quelle storiche, giocano al risparmio: hanno pochi attori, molta musica, sono un po’ fumetto e un po’ fiction di Raiuno. Soprattutto le riconosci per l’accollo del maledetto storytelling per cui la serie sui Sex Pistols è in realtà la storia del chitarrista di famiglia devastata che si scopa la commessa aspirante rockstar ma siccome sono punk non si amano davvero (Chrissie Hynde nella realtà è la bella Sidney Chandler nella serie, che ruba la scena a tutti). Malcolm McLaren un esagitato. Johnny Rotten esagitato ma di meno, capisco perché quello vero si è incazzato. La cosa più punk di tutte è averla vista da clandestino su un sito portoghese appoggiato a un server russo, temo. In Italia sarebbe arrivata a settembre. Vabbè, ma in che mondo vivono?

G.R: Sono settimane che Instagram mi propone video motivazionali. A me poi, che sono uscito quasi indenne dalla new age di fine secolo scorso: la Profezia di Celestino, i ritiri yoga in Toscana, l’ayurveda nei retreat in Kerala, L’Alchimista di Paulo Coelho…. E ora dovrei seguire le panzane del “credi in te stesso” o “dieci regole per essere un vincente”, versione 2022, con montaggi emotional di guru “a loro insaputa”, un mix tutti frutti con dentro Donald Trump, Umberto Galimberti, Lazza, Mark Zuckerberg, Fedez, Elon Musk, Cristiano Ronaldo. Pagine come “mindset migliore”, “the future Ceo”, “business tascabile”, tutte con consigli “utili” su come farcela, o fare più soldi, che poi è la stessa cosa, almeno secondo loro. Ecco due dei miei quote preferiti. Il primo è di Lazza, un pezzo estrapolato da un’intervista di Antonio Dikele: «Fare dei soldi comporta spendere tanti soldi, pagare le tasse mi dà fastidio». Il secondo è Cristiano Ronaldo, estratto da una sua storia IG: «Hater, continuate ad odiarmi perché senza di voi non sarei quello che sono oggi». Capito? Poi hai voglia a fare la morale a Gianluca Vacchi…

A.P: Io sono terrorizzato anche soltanto quando sui social mi partono le pubblicità personalizzate a raffica. Hai presente? L’abc del marketing on line: guardi una scarpetta o una giacchetta senza impegno e te la ritrovi davanti per giorni e giorni. Un incubo. Sono terrorizzato perché due o tre volte, nottetempo in confusione, la giacchetta e la scarpetta me le sono comprate. Mai messe, ovvio. Perciò cerco conforto nel mio osservatorio borsette nel rap contemporaneo. «Ho cominciato a vomitare sulla tua Birkin» racconta Post Malone nel suo nuovo album. La sua notte brava finisce con la polizia alla porta e «qualcosa che va giù per il cesso». Ti dirò il personaggio mi sta quasi simpatico, maschio emo principe/orco preda di tutte le sue debolezze pieno di anelli e di ori (“come li faraoni” avrebbe detto Accattone). Senti qua: «Quando ti ho conosciuto mica sapevi che ero un cantante/ Non ti avevano impressionato i brillocchi sulle mie dita/ Avevo casa dei tuoi sul mignolo soltanto». Invece per il nuovo video di Blanco, Nostalgia, girato a New York in bianco e nero stile Spiderman avrei evitato coi tempi che corrono la figura del fidanzato invasato fammi di qua fammi di là. Più scemo che emo. Mi chiedo anche cosa abbiamo fatto di male, e perché dal cloud rap (anche un po’ Post Malone) in 40 secondi netti Blanco debba sbracare in Umberto Tozzi altrimenti il pezzo non gira. Poi ho letto che Calvin Klein lo ha assoldato per camminare in mutande in centro a New York e mostrarsi sui social. Buon per lui. Sospetto anche che il penoso dibattito sulle molestie al suo concerto con mani sul pacco («e il metoo? e le femministe?») c’entri qualcosa con CK. Anzi ne sono certo, sennò non si spiega.

G.R: Sempre di social parlo, del resto le migliori serate boomer sono a scrollare i feed degli altri. Vedo che stanno tutti al Primavera Sound di Barcellona in fila per le birre. Un po’ mi manca, come il mal di schiena al secondo giorno e le maratone sudate da un palco all’altro. Poi ci sono i rapper italiani, molti di quelli che seguo hanno postato la foto di Johnny Deep sfatto e sorridente, nuovo santino incel dopo il verdetto giudiziario che l’ha visto “vincere”, così scrivono, su Amber Heard. Che tristezza. Vado ad ascoltarmi Rosa Chemical e a seppellire metaforicamente tutti i dannati maschi alfa del pianeta con le prime parole del suo Polka 3: «Baciami in bocca, sono tuo fratello, puoi ballare la polka con me». Passo e chiudo.

A.P: A un certo punto Johnny Depp gonfio e col codino m’è sembrato un Fiorello mai uscito dal tunnel della coca. Pensa come sarebbe stata la storia di questo paese con un Fiorello così, alla sbarra con Anna Falchi. Invece adesso Anna Falchi fa i Fatti Vostri. E Berlusconi le foto con i Gemelli Diversi. Alla prossima.

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