Loading...

Relax. Inspira.
E guarda avanti

Relax. Inspira.
E guarda avanti

Godersi la vita. Sempre.
Senza mai rinunciare alle
cose belle

Otto personaggi del mondo dello spettacolo e della comunicazione si raccontano. Per loro guardare avanti significa abbandonare le convenzioni e gli stereotipi per vivere pienamente le passioni. Rimanendo nel solco della tradizione come Raphael Gualazzi con la musica jazz o innovando come musica e luci nello show di Noemi. Scatenando le community come fa la deejay Ema Stokholma o utilizzando la tecnologia indossabile come Remidi Project. Ricordando sempre, come ci dice Salvatore Aranzulla, che l’innovazione è al servizio delle persone e non viceversa. 

Come glo, la nuova alternativa alle sigarette tradizionali. Regala ai fumatori un’esperienza simile: scalda il tabacco anziche bruciarlo non producendo né fumo né cenere.

E così il futuro è ogni giorno una scoperta grazie alla curiosità come ci spiega Eleonara Carisi, fashion blogger diventata imprenditrice Guardare avanti senza rinunciare ai dettagli del quotidiano come l’attore Alessandro Borghi e vivere con leggerezza come consiglia Cristina Marino.

Joyful

Joyful

Osservare, comprendere ,
sorridere . Così nasce la gioia
da vivere e condividere

"A volte la tua gioia è la fonte del tuo sorriso, ma spesso il tuo sorriso può essere la fonte della tua gioia". Come non essere d’accordo con la citazione del poeta e monaco buddista Thich Nhat.

E allora non scordiamo di indossare ogni giorno un sorriso prima di uscire di casa e godere di tutte le cose belle che la vita propone. Dimenticando le vecchie abitudini per far spazio alla novità di una sorpresa

Intervista
01
Noemi

Noemi

Rolling Stone: Noemi è pronta per i concerti italiani del suo ultimo album con ‘La Luna Tour’, che contiene il singolo presentato al Festival di Sanremo. Come la musica aiuta a immaginare un futuro migliore?

Noemi: La musica dà libero sfogo alla nostra immaginazione e alla nostra voglia di sognare, ci aiuta naturalmente a dare vita, nella nostra mente, a delle immagini. Quanti architetti la sentono mentre disegnano le loro idee? Perciò dico che la musica è immagine come anche il suono è immagine!

Rolling Stone: Guardare avanti. Secondo te quali caratteristiche esalterà la musica nei prossimi anni per regalare gioia al pubblico?

Noemi: Già adesso l’uso della grafica e delle proiezioni dà la possibilità di trasfigurare i luoghi in cui ci esibiamo nei live per dar vita ai mondi e alle storie che prendono vita in un disco. Sono certa che il legame tra suono e immagine sarà sempre più forte.

“Guardare avanti vuol dire stare sempre con le antenne alzate senza avere paura delle evoluzioni, piuttosto cercando di capirne le potenzialità”

Rolling Stone: Nei tuoi progetti c’è qualche idea innovativa? O c’è qualcosa che vorresti fare con la tua musica di completamente innovativo?

Noemi: Certamente! Nel tour che mi appresto a portare in giro per l’Italia la scenografia, l’istallazione delle luci e dei ledwall del concerto che ho studiato con Salvo Nostrano (ceo di LIveActLab) sono pensati come se fossero un’istallazione artistica. Tutto verrà monitorato e sincronizzato con i suoni e con le immagini. Quello che vogliamo ottenere attraverso questa simultaneità è una performance “totale”, dove tutto sarà parte attiva dello show e dell’installazione.

Rolling Stone: Se chiudi gli occhi come immagini potrà essere un tuo concerto tra 10 anni: magari con la realtà virtuale o gli ologrammi?

Noemi: Me lo immagino immerso totalmente in una realtà virtuale dove l’unica cosa che arriverà dal mondo vero sarà il suono, la voce umana. Magari anche quello però si potrà creare digitalmente.

Intervista
02
Raphael Gualazzi

Raphael Gualazzi

Rolling Stone: La chiacchierata con il cantautore e pianista in una pausa del suo lavoro in studio. Cosa stai preparando? 

Raphael Gualazzi: Sto lavorando a nuovi brani che poi diventeranno un nuovo album. Non ho una scadenza ma sono in pieno lavoro e quest’estate ci sarà qualche evento dal vivo con recital pianoforte.

Rolling Stone: C’è qualche insegnamento che la musica ci regala riguardo al guardare avanti?

Raphael Gualazzi: Il senso della musica, nel jazz in particolare, è la libertà: una bella lezione da imparare per tutti. Nella musica, sul palco, tra i musicisti, c’è il rispetto reciproco. È l’unico modo per fare musica insieme, tutti si lavora e si presta ascolto all’altro per avere un buon sound dove gli assoli emergono in modo appropriato. E così dovrebbe essere anche nella società: se lavoriamo insieme, anche con le nostre individualità, tutti ne traggono vantaggio.

"Innovazione per me vuol dire conoscenza approfondita di quello che è la tradizione. Qui ci sono gli spunti per il futuro"

Rolling Stone: Come vivi il rapporto con la tecnologia quando fai musica?

Raphael Gualazzi: Gli sviluppi tecnologici rispetto alla musica hanno fatti grandi passi avanti, ma non bisogna correre il rischio di diventare schiavi delle macchine. La bellezza della musica è la verità che è insita nelle melodie e nel suono. Cioè la componente umana che c’è nel suono e nel respiro musicale. L’emozione si cerca nella componente umana.

Rolling Stone: L’innovazione per te cosa significa?

Raphael Gualazzi: Innovazione per me vuol dire conoscenza approfondita di quello che è la tradizione. Qui ci sono gli spunti per il futuro, cose che fanno parte della nostra storia e che ci appartengono.

Rolling Stone: Cercare l’essenziale. Togliere piuttosto che aggiungere?

Raphael Gualazzi: “Less is more”, come dicono gli americani. L’essenzialità di un palcoscenico con il giusto equilibrio tra il gioco di luci e il disegno musicale. Questo produce uno spettacolo bello, emozionante e appassionante.

Rolling Stone: E come la mettiamo con la realtà virtuale oggi tanto di moda?

Raphael Gualazzi: Non andrei mai a vedere un ologramma suonare e cantare! L’emozione più grande per chi va a uno show dal vivo è quella di essere davanti a un proprio musicista preferito. Vivere l’unicità del momento.

Bright

Bright

Luminoso, brillante e vivace
Questo il nostro futuro grazie
alla tecnologia.

Chi non riesce a fare luce è pregato di non fare ombra. L’anonimo writer metropolitano milanese è riuscito in poche parole a racchiudere l’essenza del nostro tempo, che grazie alla tecnologia è vivace e brillante come una stella nel cielo. Non è dunque il momento per gli scettici e i tecno-conservatori: ogni giorni abbiamo tra le mani, con i nostri device, le soluzioni per migliorare la vita. Non spegniamo quella luce!

Intervista
03
Salvatore Aranzulla

Photo courtesy of Future Vintage Festival — PH Nicholas Bastianello

Salvatore Aranzulla

Rolling Stone: Salvatore Aranzulla è il fondatore del sito www.aranzulla.it, uno dei 30 più visitati d'Italia, nel quale risponde a migliaia di dubbi di tipo tecnologico e informatico. Com’è nato il tuo lavoro?

Salvatore Aranzulla: Il mio lavoro è nato proprio per risolvere i problemi che gli italiani hanno nel quotidiano con le novità tecnologiche. Ma c’è stata un’evoluzione perché era l’informatica il tema principale 15 anni fa, quando è nato il mio sito.

Rolling Stone: Dal tuo osservatorio cosa ci puoi dire a proposito della tecnologia?

Salvatore Aranzulla: La tecnologia è un qualcosa di contorno delle nostre vite, ci fornisce in realtà uno strumento. Poi sta a noi capire come utilizzarlo: o in maniera positiva per crescere e migliorare la nostra quotidianità o usarlo come strumento per lo svago e il divertimento. Comunque oggi molte nuove professioni sono nate da bisogni che prima non esistevano e nati proprio grazie alla tecnologia.

“Guardare avanti significa identificare e risolvere i problemi. Le tecnologie più sofisticate sono inutili se non migliorano la vita delle persone”

Rolling Stone: Come il tuo sito che è un esempio brillante. Come lavori?

Salvatore Aranzulla: Il mio lavoro si basa proprio sulla tecnologia con un team di 8 collaboratori esterni che lavorano al sito in modalità smart working senza che ci sia il bisogno di essere tutti nello stesso luogo. E anche i miei clienti sono multinazionali. Situazioni impensabili senza i vantaggi dell’attuale tecnologia.

Rolling Stone: C’è chi dice che invece la tecnologia alla lunga danneggi l’uomo. Sei d’accordo?

Salvatore Aranzulla: Il problema nasce quando alcune persone non usano più la tecnologia come strumento e ne diventano dipendenti. La vivono come un fine. Io per primo mi ero reso conto, a un certo punto della mia vita, di essere dipendente dalle notifiche e dalla necessità di rispondere alle persone che mi contattavano. Adesso mi sono slegato da questa abitudine ristabilendo i momenti nei quali voglio essere disturbato.

Rolling Stone: Cosa ne pensi dell’Internet of Things (IoT)?

Salvatore Aranzulla: Quando parlo di IoT bisogna essere attenti: un conto è quello che racconta la stampa, un conto è quello che vogliono le persone. Quello che vedo dal mio osservatorio di Aranzulla.it, per il momento, riguarda cellulari, computer e sull’utilizzo dei social network.

PH Marco Togni
Intervista
04
Eleonora Carisi

Eleonora Carisi

Rolling Stone: L’intervista con la blogger, influencer, designer e imprenditrice davanti a una tazza di tè alla fine di una giornata intensa. Com’è nato il tuo rapporto con la tecnologia?

Eleonora Carisi: Il primo approccio quando ho aperto il mio primo negozio di abbigliamento a Torino. Avevo 20 anni. Ho scelto di avere in vendita solo creazioni di stilisti indipendenti. Il web e i primi social network, come My Space, mi hanno aiutato a fare ricerca, dialogare e trovare i designer che poi mi hanno accompagnato per 12 anni. La tecnologia mi ha aiutato a mettere in piedi questo business.

Rolling Stone: Poi la svolta come influencer. Ci racconti come si è evoluto il tuo business?

Eleonora Carisi: Sono arrivati i social network e ho aperto il blog Joujouvilleroy, adesso in stand by. Così ho costruito il futuro prima come fashion blogger e adesso come imprenditrice dell’agenzia di comunicazione Grumble Creative.

“Muoversi, evolversi e non rimanere fermi. Avere una visione per immaginare cosa c’è dopo il punto all’orizzonte che tutti vedono. Essere visionari”

Rolling Stone: Come le nuove tecnologie stanno cambiando le abitudini dello shopping?

Eleonora Carisi: Nel campo della moda c’è l’immediatezza di partecipare all’esperienza di un brand. E senza passare da un punto di vendita. Capisci i trend e cosa comprare e come comprarlo. Pensa al modello “See now, buy now”: durante le sfilate si possono acquistare in tempo reale i capi che sono andati in passerella. Molto interessante anche se questo porterà alla scomparsa di un certo livello di retail, cioè i negozi.

Rolling Stone: Questo futuro è luminoso secondo te?

Eleonora Carisi: Per l’imprenditoria della moda al dettaglio non c’è spiraglio di luce nella guerra con i colossi delle vendite online. Semplicemente perché la dinamica del negozio è diversa da quella di internet. Non è possibile avere magazzino e offerta nuova ogni due settimane, saldi e sconti in tutti i momenti dell’anno. E questo è la morte per i negozi.

Rolling Stone: Però il mondo dei social e dello shopping online è vivace. Cosa ti piace?

Eleonora Carisi: Lo shop diretto con Instagram. Semplice e gratuito. Molto interessante come possibilità. Per il futuro mi piacerebbe fare una sfilata. Ovviamente con la realtà virtuale.

Inclusive

Inclusive

Il flusso di conoscenza è
comprendere e includere
Perché nessuno è escluso.

Il nostro mondo è sempre più orizzontale e le barriere di accesso non piacciono. Dove ci sono e resistono vediamo subito l’ingiustizia e l’esclusione. Per questo oggi più che mai la forza è nelle comunità di persone e nella loro forza di cambiare le cose. Grazie alla tecnologia è sempre più facile restare in contatto, discutere, suonare, ballare e parlare. Anche a distanza di migliaia di chilometri.

Intervista
05
Ema Stokholma

Ema Stokholma

Rolling Stone: Ema Stokholma, disc jockey e conduttrice radiofonica, è sempre di corsa e lo smartphone in mano. Cosa significa per te una community di persone?

Ema Stokholma: È l’aggregazione di persone con progetti, idee e pensieri indipendenti. Importante avere ognuno dei pensieri liberi e ragionare con la propria testa. Così tutti insieme si possono spostare le montagne e cambiare le cose che non funzionano in modo pacifico.

Rolling Stone: I social network sono positivi o negativi nell’influenzare le persone?

Ema Stokholma: Dei social vediamo il lato negativo per i risultati che possono avere sulle singole persone. Ma per le community hanno un grande potere: quello di cambiare le cose. Pensa a Change.org: propongo una mia idea come una petizione, la condivido con i miei amici che a loro volta la condividono con i loro contatti e così si possono fare cose molto importanti e anche dare spunti a livello legislativo.

"Migliorare. Cambiare o perfezionare quello che non funziona. Le persone tutte insieme possono così esprimere la forza che serve per un cambiamento"

Rolling Stone: C’è qualcuno che ti colpisce per il suo uso delle community?

Ema Stokholma: In generale le personalità di spicco sui social, i Vip, che usano i social network per veicolare messaggi alla comunità di follower che non riguardano la loro vita e il loro mondo. Uno come Leonardo Di Caprio che condivide il suo impegno e le sue battaglie sui problemi del pianeta e si batte per la salvaguardia della natura. Lui usa i social solo per questo argomento e così coinvolge e sensibilizza tante persone sul problema.

Rolling Stone: E tu come ti distingui sui social?

Ema Stokholma: Uso il mio Instagram in modo particolare. L’ho diviso in due: da un lato i disegni e dall’altro le foto. Sembra banale, ma usare la tecnologia per esaltare la pittura e il disegno è qualcosa che unisce un mondo vecchio che esiste da centinaia di anni con quello digitale del futuro.Così uso la community per veicolare un linguaggio diverso.

Rolling Stone: Come immagini uno show con un linguaggio diverso grazie alla tecnologia?

Ema Stokholma: Sicuramente prima o poi i festival proporranno la realtà aumentata per far vivere uno show nello show. O io sul palco e qualcuno che a casa sua con la realtà virtuale guarda la mia performance. Più che futuro è qualcosa che si fa già oggi!

Intervista
06
Remidi Project

Remidi Project

Rolling Stone: Un guanto tecnologico che diventa uno strumento musicale. Cinque sensori abbinati alle dita, tre al palmo della mano. Un editor per lavorare la musica e una app per remixare gli audio della community: questa è l’innovazione di Remidi che è nata dalla piattaforma di fundrising Kickstarter nel 2016. Cosa fa in concreto questa tecnologia?

Marco Casolati, founder Remidi: Remidi T8 è MIDI controller indossabile: un guanto con dei sensori di pressione realizzati con smart textiles ed un bracciale contenente dei sensori di movimento. La combinazione di questi dati permette all’utente di creare e manipolare musica, e non solo, come mai prima d’ora. Il progetto SPIME.IM è la perfetta applicazione di Remidi sia per la parte audio che per la parte video, sono coinvolti il duo Torinese Niagara per la parte musicale e Stefano Maccarelli, art director, per i visual immersivi ed audio-reattivi.

Rolling Stone: Un concentrato di tecnologia al servizio del pubblico. Perché è innovativa la vostra?

Marco Casolati, founder Remidi: La tecnologia ha pregi e difetti. Più di una volta capita di essere a un concerto e vedere il pubblico più attento a registrare la performance con lo smartphone per condividerla con amici sui social network più che a godersi lo spettacolo. Questo non è bello e non è inclusivo. La tecnologia è un ottimo strumento di aggregazione se, come nel nostro caso, fa partecipare attivamente le persone. Questo è interessante e positivo per arte e musica. Diventano così parte integrante del “momento”.

"C'è l'intenzione in futuro di creare una community di creativi e condividere questa esperienza di autocustomizzazione"

Rolling Stone: La community è importante per Remidi. Quali le basi per il progetto?

Marco Casolati, founder Remidi: Parlando di Remidi c’è l’intenzione in futuro di creare una community di creativi e condividere questa esperienza di autocustomizzazione del prodotto per i loro bisogni. Rendendo disponibili in maniera gratuita i software per elaborare la musica.

Rolling Stone: Siete dei change maker. Come immagini uno show tra qualche anno?

Marco Casolati, founder Remidi: Credo di immaginarlo seduti sul divano di casa con un chip impiantato nel cervello che ci fa vivere le emozioni di un concerto dal vivo, sudore compreso! È una previsione alla Black Mirror ovviamente, ma ci siamo capiti su dove possono arrivare le ibridazioni della tecnologia con il corpo umano.

Liberating

Liberating

Nessun vincolo , nessun obbligo.
Liberare energie per
sciogliere le tensioni

Impossibile vivere una vita piena e felice se la sensazione è quella di essere in prigione. Liberarsi da qualsiasi preoccupazione, vincolo o problema per un’emancipazione universale e semplice. Perché per vivere bene bisogna sapersi lasciare andare. Non solo una volta, ma sempre! Impartire dunque un nuovo ordine alla mente, che evochi sensazioni di libertà. Un ordine atto a portare tranquillità e benessere.

Intervista
07
Alessandro Borghi

Alessandro Borghi

Rolling Stone: Attore romano tra i più richiesti dalle produzioni di cinema e tv. Cosa stai facendo adesso?

Alessandro Borghi: Sono in pieno regime per Suburra 2. Riprese notturne: inizio tardi e finisco alle 6 del mattino.

Rolling Stone: Cos’è la libertà secondo te?

Alessandro Borghi: Sono convinto che non esista una sola risposta, una sola verità. Ognuno in base alla propria vita ha un’esperienza da raccontare. Per me, applicato alla recitazione, è la libertà di trovare una strada per esprimersi, per essere felici a prescindere da quelle che sono le strade che hanno percorso altri prima di noi. Il modo per abbattere lo status quo è convincersi che lo status quo non esiste. Ognuno di noi deve ricercare la sua strada per la felicità.

"Guardare avanti dando importanza però a tutto quello che ci passa a fianco. Non essere troppo concentrati sul traguardo finale, ma sul viaggio"

Rolling Stone: Dove porta questa strada?

Alessandro Borghi: Ognuno sa dove vuole arrivare. Ma ultimamente credo sempre di più nel destino: a prescindere dalle nostre scelte c’è qualcosa di più grande che ci indirizza.

Rolling Stone: Sognare è liberatorio?

Alessandro Borghi: A me piace molto sognare ed è per questo faccio l’attore! Mi piace e mi piacerà sempre di più farmi sorprendere dalla vita che accade.

Rolling Stone: Uscire dalle abitudini è altrettanto liberatorio?

Alessandro Borghi: Una delle mie più grandi fortune è aver incontrato persone che mi hanno insegnato tanto. Non solo professori o attori. Anche gente comune incontrata per strada nei miei viaggi. Giusto studiare, ma poi è importante avere a che fare con la gente per iniziare a riflettere. Questo fa parte del concetto di libertà e guardare al futuro.

Rolling Stone: Libertà è provare nuove strade, innovare. Come?

Alessandro Borghi: Come nel film di Matteo Rovere “Il Primo Re” (terminate le riprese l’autunno scorso; Ndr), ambizioso progetto incentrato sulla leggenda della fondazione di Roma e sulla storia di Romolo e Remo con dialoghi in latino. L’innovazione non è l’argomento, ma nella modalità in cui viene trattato.

Rolling Stone: Cosa c’è nel tuo futuro?

Alessandro Borghi: Nel mio futuro c’è la voglia di fare qualcosa che parta da me: scrivere o cimentarmi con la regia. Ma non so quando.

Alessandro Borghi

Intervista
08
Cristina Marino

Cristina Marino

Rolling Stone: Attrice e un vulcano di idee. Cosa significa per te rompere le regole?

Cristina Marino: Per me rompere le regole vuol dire avere il coraggio di essere se stessi e imporsi, non avendo paura di essere liberi. Oggi più che mai ognuno di noi può essere, ma sopratutto può fare la differenza.

Rolling Stone: La leggerezza è un atto liberatorio?

Cristina Marino: La leggerezza per me significa prendermi poco sul serio, vedere il bicchiere mezzo pieno, cercare sempre dalle esperienze negative di trarne la componente positiva, cercare di contestualizzare e sdrammatizzare. Questo è ciò che tutti i giorni provo a mettere in pratica, facendo in modo che la mia maturità non comprometta la mia attitudine alla leggerezza. Che non è sinonimo di frivolezza anche se molto spesso questo viene frainteso.

"Oggi siamo il frutto della nostra esperienza. Guardare avanti significa potersi girare indietro e riconfermare ogni volta le scelte che ho intrapreso"

Rolling Stone: Libertà di esplorare e innovare. C’è un nuovo progetto al quale lavori?

Cristina Marino: In contemporanea al lavoro da attrice sto cercando di sviluppare il mio progetto, in cantiere da anni, che ho reso finalmente fattivo. Giorno dopo giorno con grande passione, dedizione e costanza è nato Befancyfit.co, un diario online per chi come me ha a cuore “lo stare bene” in senso assoluto.

Rolling Stone: Cosa c’è su Befancyfit.co?

Cristina Marino: Ci sono consigli sull’alimentazione e ci sono molti circuiti di allenamento! Cerco di far passare il messaggio che se si vuole, il tempo per se stessi si trova sempre, anche in una camera d’albergo mezz’ora.

Rolling Stone: Perché ti piace esplorare questi temi del quotidiano?

Cristina Marino: Credo che per potere lavorare bene come attrice sia fondamentale avere un rapporto sano con il proprio corpo. Pe me il mestiere dell’attore abbia molto più a che vedere con il cuore, con il corpo e con i sensi. Mi piacerebbe che il mio lavoro in questi anni si affini a esplorare queste componenti.

Rolling Stone: Come vivi il rapporto con le nuove tecnologie come la realtà virtuale?

Cristina Marino: Alla realtà virtuale ci divertiamo a giocare. Il mio mestiere vorrei fosse altro anche perché, a differenza dell’ignoto, ciò che è virtuale mi spaventa.

adv Glo
adv Glo
adv Glo