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Young Signorino, ‘Calmo’ è una Lonely Planet dello sballo senza sballo

In tempo per la seconda edizione del lockdown, l'album di debutto di Signorino ci insegna la pace interiore. È una insolita trap elegiaca, a cui abbiamo dato i voti (in forma di face tattoo) canzone per canzone

Young Signorino

Foto press

Young Signorino ha deciso di uscire nel giorno in cui tanti tornano dentro. Fra i rari doni della seconda edizione del lockdown (che debutta oggi), infatti, c’è la possibilità di ascoltare con più attenzione del dovuto il primo album full lenght del trapper, intitolato Calmo. Signorino, più che calmo, vi appare sedato, ma nel senso buono. Conoscendolo, infatti, non è detto che da calmo non sia più irrequieto intellettualmente di quando vocalizzava Drogalero o Coma Lover.

Nel pieno del primo lockdown nazionale (marzo 2020) il surrealismo invasato degli esordi di Signorino sembrava essere tornato alla ribalta, almeno in pa, grazie al brano Bilocale Love Life. Ma in Calmo il Maestro di Cesena sembra mettere da parte quel ritorno di fiamma e si dedica, con programmaticità e coerenza, a un diario in forma canora (o, comunque, verbale) di quello che gli è capitato, artisticamente ed esistenzialmente, tra l’EP Elementi (giugno 2020) e oggi.

Se un tempo la musica, per Signorino, era di per sé sostanza stupefacente — e concepire o eseguire pezzi come Mmh ha ha ha non doveva essere troppo differente dalla user experience di strafarsi della qualunque — oggi l’obiettivo di Calmo è quello di rinvenire, sempre attraverso la musica, tracce di sballo morale nella tranquillità. Ciascun brano dell’album pone al centro, con candore e congruenza, un nuovo terreno su cui andare a cercare, con un contatore Geiger come metronomo, nuove ed emozionanti forme di calma. Ascoltati tutti di fila o, più opportunamente, a casaccio, i pezzi di Calmo finiscono dunque per costituire una Lonely Planet alla scoperta dello sballo senza sballo.

Il producer Samura ha ammantato di una certa eleganza incorporea i beat che accompagnano i testi felpati, quasi salmodianti di Signorino, facendo rientrare di diritto questo album di insolita trap elegiaca in una nuova incarnazione italiana del cloud rap, che finora aveva avuto come portabandiera le napoletane Scimmie e ora conosce in Signorino un inatteso tamburino romagnolo.

Abbiamo provato a esprimere un voto (da uno a cinque face tattoo) per ciascun brano di Calmo.

“Fumo e fuggo” 5 face tattoo

Fumo e fuggo è un canto di evasione non dalla realtà, ma dall’irrealtà, impreziosito da due elementi. Il primo è un congiuntivo mancato (“Diventerei pazzo / Se non sparirei ogni tanto”) che suonerà splatter ai puristi della lingua italiana ma che, a quasi tutte le altre tipologie di orecchie umane in ascolto, sembrerà una easter egg di grammatica low-fi: un taglio alla Lucio Fontana nella tela altrimenti troppo bianca, troppo rassicurante, della calma ritrovata. Il secondo è l’introduzione del tema della deadline (“Sto fuggendo, devo scrivere il mio nuovo disco / E ho solo un mese di tempo”): il che non è, come forse sarebbe stato in passato, una metafora del coma da sovradosaggio, ma un vero e proprio sfondamento della quarta parete, alla Brecht. Signorino rende le esigenze produttive parte del prodotto. Anche così si diventa grandi.

“Fils de pute” 1 face tattoo

Fils de pute non contiene rivoluzioni linguistiche o poetiche ma ha il merito di riadattare alla nuova dimensione intimista il topos dell’invettiva signoriniana contro i suoi detrattori: l’artista si fa i conti in tasca da solo, indicando tra le voci in entrata proprio l’attenzione e la pubblicità procurate dai disser. 1 face tattoo di incoraggiamento.

“Lacrime” 4 face tattoo

Lacrime è un lento caratterizzato da passaggi di tenerezza struggente (“Quante volte ho detto non ce la faccio più / Asciugando lacrime sopra i miei face tattoo”). Signorino riflette sui momenti più bui della sua vita e della sua carriera, rimarcando la natura transitoria delle sofferenze in contrasto con quella permanente dei suoi princìpi e dei suoi tatuaggi facciali. Rilassante e segnante. 4 face tattoo.

“La via” 3 face tattoo

La via esprime la prima soluzione pragmatica ai problemi che assillano l’artista: “Se vuoi puoi scappare via / Basta trovare la via”. È affascinante come l’appianamento di una difficoltà ossessiva possa essere ossessivo come la difficoltà stessa. 3 face tattoo per l’onestà intellettuale.

“Calmo” 4 face tattoo

Calmo dà il titolo all’album e ne costituisce il manifesto poetico più eloquente (“Calmo calmo calmo calmo calmo calmo”). Signorino passa in rassegna gli errori commessi all’apice del successo (“Ho stretto la mano ai più stronzi / E l’ho messa nel culo al più buono”) e proietta la sua idea di una decrescita felice: fare a meno della supremazia sugli altri, trovando in sé stesso e nella propria calma un appagamento più forte di qualunque rivendicazione sociopolitica. 4 face tattoo.

“Mon amour” 5 face tattoo

In Mon amour il terreno da scoprire e da riscoprire è l’interesse amoroso dell’artista. È un canto di fuga dalla vita terrena grazie all’elevazione garantita dall’amore (“Possiamo prendere un hotel per passare questa notte”). Qui Signorino diventa quasi post-petrarchesco: “Restiamo lontani dalle bad vibes / Restiamo lontani da commenti e likes”. Siamo lontani anni luce dai ritmi ipnotici della vita coniugale descritta in Bilocale Love Life: se il passato era un cielo senza Pan di Stelle, il futuro è un sorriso a forma di Spicchio di Sole. 5 face tattoo per Jessica Loren.

“La Luna mi guarda” 1 face tattoo

Pezzo di valorizzazione della solitudine e di conferma dell’importanza del concetto di calma. La sua semplicità concettuale vale come pausa di non riflessione dopo gli ostacoli rappresentati dai brani precedenti. Purtroppo 1 face tattoo.

“Jet” 5 face tattoo

Jet è molto più di una metaforizzazione di Signorino come velivolo a reazione para-dannunziano, come pure l’attacco potrebbe far pensare (“Sai che io sono il tuo jet / Ti posso portare a toccare le nuvole”). È anche — e soprattutto — un addio all’umiltà non meno toccante di quello ai monti di Lucia Mondella: “Quanto mi fa stare alto / Questo suono che ho portato”. 5 face tattoo per il ritorno al divertentismo nei testi.

“22 settembre” 5 face tattoo

Nell’imponente dittico 22 settembre, infine, diviso in 7 AM e 7 PM, come due bifore spalancate sull’autunno, Signorino racconta in stile verista un’intera giornata: tutto Young minuto per minuto (“Mentre continua a salire il sole / Io metto una felpa e scendo”). Il Maestro rompe ancora la quarta parete: si autorappresenta nell’attimo dell’ispirazione, mentre prende, al cel, gli appunti che prenderanno forma nella canzone pubblicata oggi. Sono due brani che condividono con le foto delle pubblicità delle creme dimagranti l’estetica del prima e dopo; ma sono dotati di una tale coerenza di fondo che tra l’uno e l’altro, sostanzialmente, non cambia nulla.

Il nostro augurio più sincero a Young Signorino è che un ulteriore scatto di maturità possa garantirgli ancora ibridazioni tra queste forme di vellutata lucidità e il folle espressionismo sillabico dei primi tempi. Perché a volte crescere e diventare grandi non è — o non necessariamente è — rinunciare ai fiori del male della tarda-adolescenza, ma accoglierli in un vaso più fresco e meglio idratato, eppure sempre avvolto da un’essenza di gioventù che, volenti o nolenti, resta sempre con noi, come del resto i face tattoo.

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