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‘Whiplash’ è la fotografia perfetta del periodo più cattivo dei Metallica

L’8 agosto 1983 usciva il primo singolo della band di Lars Ulrich e James Hetfield. Era un manifesto della band e di tutto il thrash metal, un pezzo importante che ha segnato anche un certo Kurt Cobain

I Metallica nel 1984

Foto press

“Lesione al collo causata da un improvviso movimento in avanti della parte superiore del corpo, comune in caso di incidenti automobilistici”: questa è la definizione che il Cambridge Dictionary dà del termine “whiplash”, ossia il nostro colpo di frusta. E l’omonimo pezzo dei Metallica traduce perfettamente in musica questo concetto.

Whiplash è per molti il brano che meglio fotografa la band californiana – almeno nella sua fase più esuberante e cattiva – per via dell’energia, della velocità e della freschezza. È il suono del thrash metal che sta nascendo nelle sale prove e negli studi, grazie a band come Metallica, Slayer, Exodus, Anthrax e molti altri eroi minori. È il suono della New Wave Of British Heavy Metal che incontra il punk e l’hardcore, si mescola con il Motörhead sound e sviluppa le intuizioni in salsa speed di band come Anvil, Exciter, Venom e Raven, portandole alle estreme conseguenze.

Con quelle chitarre a motosega, la batteria martellante e l’incedere furioso, Whiplash è la fotografia fedele di quanto stava accadendo nel metal più estremista: una specie di rivoluzione. Ma è anche una sorta di manifesto della poetica della band in quel momento, oltre che un sentito ringraziamento ai fan devoti. Il brano è incluso in Kill ‘Em All, ma è anche il primo singolo dei Metallica (che sono da sempre piuttosto parchi da questo punto di vista) ed esce su un EP 12” omonimo che giunge sul mercato a pochi giorni dall’LP d’esordio pubblicato dalla neonata label Megaforce di Jon e Marsha Zazula, già proprietari del negozio di dischi specializzato Rock’n’Roll Heaven di East Brunswik, in New Jersey. Lo scopo dell’operazione è far circolare più rapidamente il nome del gruppo (che già gode di un certo hype grazie al circuito dei tape trader appassionati) e stimolare le vendite dell’album. Ora l’EP (intitolato come il pezzo e contenente quattro brani in tutto) è un pezzo per collezionisti. E questa è la sua storia.

La genesi

Partiamo dalla canzone. Whiplash è uno degli ultimi pezzi scritti dai Metallica (è accreditato alla coppia creativa Hetfield-Ulrich per la parte musicale, mentre il testo è del solo James) prima di entrare in studio per incidere Kill ‘Em All il 10 maggio del 1983, quando varcano la soglia del Music America Recording Studio di Rochester, dove rimarranno per circa tre settimane. Il Music America si trova negli scantinati di una vecchia sala da ballo in stile coloniale, un’ambientazione peculiare che Ulrich ha in seguito ricordato in modo molto colorito: «Al secondo piano c’era un salone per le feste gigantesco, perfetto per ottenere un suono di batteria possente. Il problema era che quel posto era infestato dai fantasmi. I miei piatti iniziavano a girare senza motivo e cose del genere. Faceva paura».

Secondo gli annali, Whiplash debutta dal vivo il 23 ottobre del 1982 a Fullerton, in California, sul palco del Billy Barty’s Roller Rink, una grande pista da pattinaggio al coperto: durante la settimana è frequentata da famigliole e compagnie di teenager, ma nei weekend si trasforma, incredibilmente, in sala concerti per band metal e punk. A confermare la data di questa première è Ron McGovney, il primo bassista dei Metallica, che rimase nella band dall’ottobre 1981 al dicembre 1982, via e-mail. Scrive: «Il mio momento più memorabile coi Metallica fu quando suonammo per la prima volta Whiplash, credo sia stato al Billy Barty, una pista da pattinaggio a Fullerton. Quella canzone era il pezzo da hedbanging definitivo. Ogni volta che la facevamo spaccava il culo. Era il mio pezzo preferito da suonare dal vivo. Il pubblico impazziva».

Il brano viene poi inciso per la prima volta su nastro in occasione della pubblicazione della cassetta Metal Up Your Ass (1983). Non si tratta di un demo, bensì di un live tape disponibile solo tramite il fan club gestito dall’amico KJ Doughton. Il nastro ha una qualità audio veramente pessima e immortala il concerto del 29 novembre 1982 all’Old Waldorf, a San Francisco, uno degli ultimi con McGovney al basso, che sarebbe presto stato sostituito da Cliff Burton (Dave Mustaine è ancora in line-up, invece).

Whiplash viene poi proposta – con una registrazione in studio, fatta presso il Chateau East Studio di Tustin, in California – nel nastro noto come The Megaforce Demo alias The KUSF Demo, una cassetta del 1983 con la canzone abbinata a No Remorse. Entrambi i pezzi segnano il debutto in studio di Cliff Burton coi Metallica che, nel frattempo, da Los Angeles si sono spostati a San Francisco (condizione posta da Burton per unirsi al gruppo). È speed metal duro e cattivo: Hetfield suona ritmiche spaccaossa, ma canta ancora in maniera poco convincente. Lars Ulrich perde qualche colpo, ma è migliorato, Mustaine dimostra il talento ben noto e Burton aggiunge una solidità prima ancora latitante. Nel complesso si tratta di una coppia di brani interlocutori, ancora acerbi.

Whiplash verrà poi incisa nella sua versione definitiva in studio a Rochester, durante le session di Kill ‘Em All. Sono passati pochi mesi dalla versione demo registrata a Tustin e nei Metallica è avvenuta un’altra rivoluzione: Dave Mustaine è stato cacciato e al suo posto è stato assoldato Kirk Hammett, “scippato” ai colleghi Exodus, un’altra delle formazioni speed & thrash più dure della Bay Area, purtroppo vittima di un tempismo sballato e di alcuni intoppi che non l’hanno mai fatta emergere come avrebbe meritato, anche se l’esordio Bonded by Blood dovrebbe essere nella collezione di ogni amante del genere.

Un inno all’headbanging

Whiplash non è certo un brano con velleità raffinate o profonde. Musicalmente è una staffilata veloce e tesa che ben rappresenta ciò che verrà (ossia la formula base del thrash metal: heavy + hardcore punk), e il testo non è da meno. Parla, molto semplicemente, dell’energia che si sprigiona durante un concerto – sopra e sotto al palco – e che vive dell’interazione fra band e pubblico. I Metallica ringraziano i loro fan, si impegnano a dare sempre il massimo, ma li incitano anche a scatenarsi sempre più ai concerti, facendo headbanging e sbattendo le teste contro al palco (che è una specie di nemico, una barriera da “far sanguinare” e distruggere). Mentre il seguito del gruppo diventava sempre più grande, i versi finali dell’ultima strofa (“ma non ci fermeremo mai / perché noi siamo i Metallica”), si trasformeranno dal vivo in “non ci fermeremo mai / perché voi siete i Metallica”.

Il singolo e il remix scomparso

Il 12” Whiplash esce per Megaforce con numero di catalogo MRS-04 – su vinile e cassetta – in data 8 agosto 1983. La copertina non è certo un capolavoro di design: è un semplice scatto di Hetfield live, trattato in modo da moltiplicare la figura in una sorta di “effetto movimento” tarocco. Il singolo contiene quattro brani: Jump in the Fire, Whiplash (Special Neckbrace Remix), Seek And Destroy (Live) e Phantom Lord (Live). Non deve ingannare la dicitura “Special Neckbrace Remix”: il pezzo non è stato davvero remixato, ma è semplicemente presentato da solo e non attaccato al funambolico solo di basso di Burton battezzato Anesthesia (Pulling Teeth), come invece accade nell’album (e anche nella versione su nastro). Si tratta, dunque, dello stesso pezzo di Kill ‘Em All, prodotto da Paul Curcio e John Zazula. Un’altra curiosità: i due brani indicati come dal vivo non lo sono davvero: è stato aggiunto il pubblico in studio (sono anche usciti su 12”, in Europa, con copertina demoniaca e il titolo Jump in the Fire, che sostanzialmente è Whiplash senza la title track).

Il 12” Whiplash, come già accennato, esce pochi giorni dopo l’album e – paradossalmente – invece di spingere le vendite di Kill ‘Em All ne viene letteralmente surclassato: i metal kids sono fomentatissimi dall’LP (che oggettivamente contiene una collezione di futuri classici) e preferiscono comprare quello, piuttosto che un 12” con sole quattro canzoni. È così che il singolo è divenuto un oggetto da collezionisti e veri “Metallibasher” della prima ora, non da semplici fan. Per intenderci, nel momento in cui scriviamo, raggiunge anche quotazioni abbastanza interessanti su Discogs: le copie su vinile hanno prezzi medi fra i 50 e i 100 euro, con punte notevoli che toccano cifre molto più elevate. Due esempi: una versione promo con bollino dorato proposta a più di 1.000 euro e un test pressing white label valutato più di 4.200 euro.

L’eredità

Se il 12” Whiplash non ha lasciato segni particolari, divenendo semplicemente un tassello curioso nella discografia dei Metallica, la canzone ha invece guadagnato un buon prestigio nel corso dei decenni. Oltre a essere una delle più suonate live da Hetfield-Hammett-Ulrich (stando alle statistiche di Setlist.fm, al 20 marzo 2020 l’hanno inserita in scaletta 1198 volte), è stata oggetto di cover e riletture da parte di band come Crematorium, Pantera (col nome Pantallica), Destruction, Stone Gods e un supergruppo formato da Vinny Appice, Scott Ian, Billy Milano e Philip Soussan. La cover più prestigiosa di tutte è però quella incisa dai Motörhead per la compilation tributo Metallic Attack: The Ultimate Tribute. Con la loro versione, Lemmy & compari si aggiudicarono un Grammy Award nella categoria “Best Metal Peformance” nel 2005.
 Infine un endorsement di gran pregio: quello di Kurt Cobain. Al leader dei Nirvana, infatti, il pezzo piaceva moltissimo. Lo ha dichiarato Kirk Hammett nel 2012 in un’intervista rilasciata a NME: «Me lo ha detto lui stesso. È anche venuto a un nostro concerto a Seattle, durante il tour del Black Album. Ricordo che a un certo punto iniziammo a suonare Whiplash e lui da un lato del palco mi fissava, muoveva il pugno in aria, entusiasta, e mi faceva il segno del pollice su. E io ho pensato: “Figo. Kurt, so che ti piace la canzone. Questa è per te!”». Kirk ha anche aggiunto: «Conoscevo Kurt piuttosto bene e abbiamo passato un po’ di tempo assieme. Era un grande fan dei Metallica, ero sorpreso da quanto amasse la band. Gli piaceva molto Ride the Lightning».

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