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‘Untrapped: la storia di Lil Baby’ è una grande parabola motivazionale

Il documentario disponibile su Prime Video racconta che cosa c’è dietro la “fame” del rapper passato dalle piazze di spaccio di Atlanta ai Grammy Awards. È insomma il riassunto di cos'è il rap oggi

Una scena di 'Untrapped: la storia di Lil Baby'

Foto: Prime Video

Lil Baby ha una fame tale che sembra che il suo verme solitario abbia a sua volta il verme solitario. Ex spacciatore di Atlanta, è partito da un mixtape sgangherato ed è riuscito a diventare un rispettato vincitore di Grammy.

L’urgenza della sua musica fa sembrare ogni sua canzone un manifesto motivazionale e di riscatto. Nell’edonismo di Drip Too Hard (2018) c’è una spinta incessante e galvanizzante a fare continuamente meglio. E The Bigger Picture (2020), che si scagliava contro la brutalità della polizia all’indomani dell’omicidio di George Floyd, trasforma un capitolo drammatico della storia americana nell’opportunità di acquisire consapevolezza, lasciando gli ascoltatori vigili e ispirati.

Ora il bellissimo documentario Untrapped: la storia di Lil Baby (su Prime Video) ci offre un avvincente sguardo ravvicinato su una delle più brillanti giovani star del rap. Si apre con Lil Baby che inizia la giornata in un camerino, dentro a una roulotte: è la mattina del giorno della sua esibizione ai Grammy del 2021. Mentre si allaccia le Jordan e s’ingioiella, le prime parole che dice sono: «Da ragazzino sognavo questa roba… mi dicevo: “Diventerò milionario”». La sua sfrontatezza affascina: in un momento della giornata in cui quasi tutti noi, ancora mezzi addormentati, cerchiamo di premere il pulsante per posticipare la sveglia, Lil Baby già parla dei sacrifici che bisogna fare per essere un leader e prendersi cura dei propri cari.

Oltre a questo alone crudo da vita di strada, Lil Baby irradia un’empatia che rende più facile identificarsi in lui. Lo si vede in una breve sequenza girata in uno dei rari giorni liberi, a casa coi bambini. Quando, fra una scena e l’altra in cui gioca in giardino col figlio Jason, confessa «Potrei anche fallire e lui potrebbe diventare com’ero io», si capisce che per lui la famiglia è la cosa più importante: desidera essere un buon padre, anche solo per il fatto che lui non ne ha avuto uno. Sono momenti come questi che spiccano e ti fanno amare Lil Baby, grazie anche all’ottimo lavoro fatto dal filmmaker Karam Gill per mostrarne il lato umano.

Dopo una serie di ricordi malinconici raccontati dalla madre, alternati a frammenti di vecchi video di famiglia, uno storico dell’università di Atlanta ci aiuta a focalizzare il contesto in cui si è formato l’artista il cui vero nome è Dominique Armani Jones. Nel 1990, quando lui aveva appena 4 anni, l’amministrazione cittadina, in previsione delle Olimpiadi del 1996, ha creato una speciale task force. Ufficialmente doveva occuparsi della sicurezza dei cittadini, in realtà combatteva una sorta di guerra agli afroamericani. Sono poi arrivati pesanti tagli al budget per le case popolari, col risultato che molti inquilini sono rimasti senza un tetto. E Lil Baby, la cui famiglia è stata sfrattata, ha iniziato a spacciare.

Il CEO di Quality Control Music, Pierre “Pee” Thomas, in un segmento illuminante del documentario ricorda che vedeva Lil Baby in una casa in cui si vendeva droga. Thomas, che dopo essersi lasciato alle spalle la vita di strada desiderava offrire opportunità ai giovani emarginati, spiega che è stato il carisma del ventisettenne a convincerlo a metterlo immediatamente sotto contratto. E il film racconta nel dettaglio come Lil Baby ha trasformato le sue abilità criminali in passione per la musica.

Tutta questa affascinante storia si sviluppa fino al climax, ovvero la notte della performance più importante della carriera di Lil Baby: l’evento per cui lo vediamo prepararsi all’inizio. Con tutta la sua comunità e ora anche il mondo a sostenerlo, Lil Baby si gode il momento. La fame e la perseveranza hanno dato grandi frutti. Untrapped: la storia di Lil Baby ci fa emozionare anche solo nel seguire questo incredibile percorso.

Tradotto da Rolling Stone US.

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