Un rapper spagnolo è in carcere per aver insultato il re, e il mondo della cultura sta protestando | Rolling Stone Italia
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Un rapper spagnolo è in carcere per aver insultato il re, e il mondo della cultura sta protestando

Il rapper Hasél è stato condannato a nove mesi per tweet e canzoni contro la Corona, il Partito Popolare e l’esercito. Il mondo della cultura ha promosso un manifesto di condanna: hanno firmato anche Almodóvar e Carlos Bardem

Albert Llop/NurPhoto via Getty Images

Non si spengono in Spagna le polemiche per la condanna a nove mesi di carcere inflitta al rapper Pablo Hasél. L’artista è accusato dei reati di apologia di terrorismo e ingiurie alla Corona e alle istituzioni dello Stato. Nello specifico, l’accusa si riferisce ad alcuni suoi tweet e ai testi delle canzoni. E a poche ore dal suo possibile ingresso in carcere, in tanti si chiedono se la libertà di espressione non sia in pericolo. Lui stesso ha dichiarato: “Non serve concordare con ciò che canto per riconoscere la madornale violazione della libertà d’espressione”.

Durissima la reazione di Amnesty International: “Nessuno dovrebbe essere condannato penalmente per twittare o cantare qualcosa di sgradevole o scandaloso. Chiediamo da anni che si elimini il delitto di apologia del terrorismo dal Codice penale. Crediamo che anche le ingiurie alle istituzioni dello Stato debbano sparire. fare rap non è un delitto”. E anche il vicepresidente del governo spagnolo, Pablo Iglesias, si è schierato a favore del cantante: “In democrazia nessuno dovrebbe andare in carcere per delitti di opinione”. Mentre il mondo della cultura iberico ha promosso un manifesto di condanna, firmato da oltre duecento artisti, tra i quali sono presenti il regista Pedro Almodóvar, l’attore Carlos Bardem e il cantante Joan Manuel Serrat. Nel manifesto viene riportato: “La persecuzioni a rapper, utenti di Twitter, giornalisti, così come altri rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte che esercitano il proprio diritto alla libertà di espressione sono diventate purtroppo una costante nel nostro Paese”.

In Spagna, il reato per apologia di terrorismo è stato esteso dopo la riforma del Codice penale nel 2015, una modifica che ha creato non pochi problemi ad artisti e cantanti. Infatti, lo stesso Hasel era già stato condannato nel 2014 per reati simili e per evitare la stessa sorte del collega, un altro rapper, Valtonyc (al secolo Josep Miquel Arenas, di Maiorca), ha trovato rifugio a Bruxelles visto che su di lui pende una condanna a tre anni e mezzo inflittagli dall’Audiencia Nacional.

Nel caso di Hasel, la Corte suprema di Madrid ha confermato la condanna che gli era stata inflitta nel 2018 per “apologia del terrorismo” e “ingiurie alla Corona e alle istituzioni statali” a causa dei suoi versi e dei suoi post sui social e l’entità della pena. Da due anni, è stata ribassata a nove mesi che dovrà scontare perché già nel 2014 il 32enne era stato condannato a due anni – pena sospesa – dopo un arresto nel 2011 sulla base di accuse simili. E così, la la giustizia spagnola non ha perdonato il cantante, comunista e indipendentista, per le sue aspre accuse nei confronti della famiglia reale, del Partito Popolare, dell’esercito, e ancora meno i suoi riferimenti ad organizzazioni armate come i Grapo o l’Eta basca (entrambe sciolte) o i suoi appelli alla liberazione dei detenuti politici.

Nel frattempo, Pablo Hasél ha annunciato che non si consegnerà spontaneamente: aspetterà gli agenti in casa e, viste le mobilitazioni che si stanno formando per evitarlo, non sarà da solo.