Tyler, The Creator ha scritto il suo ‘Manifesto’ paraculo di libertà | Rolling Stone Italia
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Tyler, The Creator ha scritto il suo ‘Manifesto’ paraculo di libertà

Dal sessismo a Black Lives Matter, la strategia comunicativa del rapper consiste nel dire tutto e il contrario di tutto senza assumersi alcuna responsabilità, in un mix di opportunismo e sincerità

Tyler, The Creator

Foto: Luis ‘Panch’ Perez

Tyler, The Creator ha da poco pubblicato il suo sesto album Call Me If You Get Lost: più di 50 minuti barocchi, tra beat hip hop micidiali e arrangiamenti a metà tra l’indie e l’R&B. Ma sopratutto ci sono i testi, come suo solito ricchi di incastri da fenomeno e una capacità di storytelling che viaggia dall’umorismo più nero a un romanticismo sdolcinato. Tra i brani, l’attenzione di molti se la sta prendendo Manifesto in cui Tyler tocca una lunga serie di temi scottanti, dalla cancel culture di Twitter alle sue passate controversie, fino alle proteste Black Lives Matter e l’attivismo da social media. Neanche tre minuti in cui la carne al fuoco è tantissima, e in cui le opinioni sono espresse come al solito senza mezzi termini (quando non direttamente in modo brutale); un brano destinato a polarizzare ma che solleva spunti di riflessione interessanti.

È dai tempi di Bastard (2009) e Goblin (2011) che le polemiche accompagnano Tyler, The Creator. All’epoca nel mirino finirono testi considerati misogini e omofobi come “Stupro una puttana incinta e dico ai miei amici che ho fatto una cosa a tre” in Tron Cat, il violentissimo “Faccio schiantare quel fottuto aeroplano in cui sta quel negro frocio di B.o.B. e accoltello Bruno Mars nel suo dannato esofago e non mi fermerò fino a quando non arriverà la polizia” in Yonkers o il paragone decisamente di poco gusto tra la stazza della sua uretra e Aretha Franklin in Tamale: “La mia uretra, il buco da cui piscio, più grossa del collo obeso di Aretha”. Per non parlare dei suoi tweet, espliciti e spesso sugli stessi toni o di quella volta che dal palco di Sydney si è scagliato in modo brutale contro un’attivista femminista australiana.

Recentemente un suo vecchio verso ha perfino messo nei guai Billie Eilish, a causa di un video emerso sui social in cui la cantante americana mimava i versi del brano Fish: “Lo infilo [il roofie, la droga dello stupro] nel suo drink e in un battito di ciglia / Posso far sembrare una ragazza bianca chink”, in cui sembra pronunciare l’insulto – la parola chink negli Stati Uniti è usata in senso derogatorio per persone di origine cinese.

Nella terza strofa di Manifesto Tyler, oggi trentenne, prova a sottolineare la sua crescita personale dall’inizio al fulmicotone della sua carriera, quando tra i 18 e i 20 anni si divertiva a fare quasi solo una cosa: provocare. “Ho fatto molta strada rispetto al mio passato, è ovvio” come a dire, sono cresciuto, posso aver fatto degli errori ma rivangarli non ha senso. E infatti continua con:

L’internet tira fuori vecchi testi, come se avessi nascosto quella roba
Qual è il tuo indirizzo, probabilmente potrei spedirtene una copia, stronza
Sono stato cancellato prima che cancellato avesse a che fare con Twitter
Protestano fuori i miei show, gli mostro il dito medio

Tyler si scaglia contro l’abitudine contemporanea di tirare fuori vecchi tweet o affermazioni per usarle in modo retroattivo con il fine di attaccare o appunto provare a “cancellare” un personaggio pubblico. Tutte le sue controversie, ci dice, sono lì in bella vista da sempre: al punto che solo recentemente è scaduto il divieto di entrare nel Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda che i Paesi avevano promulgato proprio a seguito di un’analisi dei messaggi veicolati dai suoi testi. Nonostante questo lui ci dice che è sempre caduto in piedi, al punto che ai fan che protestano può permettersi anche di mostrare il dito medio. Segue una scusa raffazzonata per dei vecchi tweet offensivi e sessualmente aggressivi all’indirizzo di Selena Gomez e dell’allora fidanzato Justin Bieber.

L’approccio e il pensiero di Tyler, The Creator sono sempre stati ambigui. Un po’ come quando, dopo essere stato accusato per anni di omofobia, in I Ain’t Got Time! (brano dal fortunatissimo Flower Boy del 2017) ha rivelato un’identità queer, “Bacio ragazzini bianchi fin dal 2004”, poi confermata ed elaborata. Salvo poi continuare ad usare epiteti offensivi per la comunità LGBTQ+ o professarsi assolutamente non infastidito dal dissing di Eminem in cui il rapper di Detroit lo insultava proprio facendo leva sulla sua sessualità. Alla base di questa ambiguità, che nega ciò che afferma e afferma ciò che nega, sembra esserci la specifica fobia di Tyler, The Creator nell’essere incasellato come il portavoce di questo o di quello, di essere incastrato come artista nero, o artista queer e via dicendo invece che come artista e basta. Sempre in Manifesto anche il tema Black Lives Matter è affrontato in questi termini, a partire dall’intro del brano:

Una stronzetta bianca mi dirà:
«Devi dire qualcosa a proposito di questo»
«Devi dire qualcosa a proposito di Black…»
Stronza, succhiami il…

Questa è forse la parte più interessante del brano. Il modo in cui Tyler si pone il problema della partecipazione (sua e di tutti) alle proteste BLM esplose l’anno scorso in seguito all’omicidio di George Floyd offre diversi punti di vista e domanda. Se umanamente le cose sono messe in chiaro citando anche Strange Fruit di Billie Holiday (“Corpi neri pendono dagli alberi, non riesco a farmene una ragione”) Tyler si chiede se l’attivismo da social media abbia effettivamente una qualche efficacia, se il suo ritwittare messaggi di supporto e donare soldi alla causa sia abbastanza oppure no: “Sto facendo abbastanza o non sto facendo abbastanza? / Sto cercando di tenere il passo con la causa, ma vedi, le mie scarpe sono nel fango / Mi sembra che qualunque cosa io dica, amico, stia mandando tutto a puttane (scusate)”. L’autoassoluzione avviene sotto forma di messaggio a tutti i bambini neri, di fare ciò che vogliono di preoccuparsi solo di essere liberi; ma conclude con un rinnovato sentimento di unione e vicinanza così come un’ammissione che ha ancora tanto da capire e da imparare.

In un certo senso l’approccio di Tyler, The Creator ricorda quello di Michael Jordan (“anche i repubblicani comprano le sneaker”) o volendo tornare ancora più indietro, quello del leggendario trombettista Louis Armstrong, mai esplicitamente allineato ma sempre pronto ad adattarsi alla situazione; anche quando questa presumeva compromessi difficilmente accettabili o esplicitamente degradanti. Tutti afroamericani di enorme successo in epoche diverse, tutti decisi a non diventare paladini di niente, nonostante le naturali pressioni provenienti dalle comunità di riferimento. Se l’approccio di Jordan all’epoca dei Bulls era quello del silenzio stampa su tutti i fronti, quello di Tyler sembra essere diametralmente opposto: il parlare di tutto e di tutti in modo anche estremo, creando un vortice di ambiguità e rifermenti in contrasto fra loro, in cui per noi è possibile orientarsi, mentre per lui crea lo spazio di manovra per fare più o meno quello che gli pare, senza assumersi nessuna reale e definita responsabilità di sorta. Quel tipo di “libertà” a cui invita i bambini nel testo di Manifesto è quindi da intendere in senso ultra liberale, a stelle e strisce, quella libertà fortemente individualistica del “se voglio posso avere un fucile d’assalto in casa”; allo stesso tempo è indubbiamente anche rivendicazione di libertà creativa, artistica.

Insomma, Tyler, The Creator da una parte ha il merito di aver contributo ad allargare le prospettive dell’hip hop contemporaneo, espandendone i riferimenti e le possibilità al di fuori degli stereotipi del genere; a questo si deve unire un innegabile talento cristallino come creativo a tutto tondo, liricamente, musicalmente e (da sempre) anche in campi diversi da quelli della musica, come moda, comicità, arti visive. Un uomo rinascimentale insomma. Dall’altra (effettivamente per lo più nel passato) una dialettica a volte completamente ingiustificata se non dalla voglia di scioccare ed emergere, a scapito di chi può sentirsi realmente e profondamente colpito in negativo dalle sue parole.

In quello che sembra un lunghissimo percorso di crescita a volta opportunista ed altre sincero, Tyler, The Creator continua a produrre ottima musica e un’infinità di hit che fanno benissimo al suo conto in banca. Rimanendo, volutamente, un enigma dalle sfumature paracule.

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