Troye Sivan ha fatto un bel disco, ma il punto è un altro | Rolling Stone Italia
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Troye Sivan ha fatto un bel disco, ma il punto è un altro

In 'She’s the Best' la popstar australiana racconta il sesso, il desiderio e la fragilità con una naturalezza disarmante. Senza scandali, metafore o paura. Proprio come il pop italiano (scherzo)

Troye Sivan ha fatto un bel disco, ma il punto è un altro

Troye Sivan

Foto: Marcus Cooper via UMI

Troye Sivan ha fatto un bel disco. Mi rendo conto che non sia di per sé una grossa notizia perché di dischi brutti, il 31 enne australiano non è che ne abbia fatti.

Arriviamo infatti da un altro bel disco, Something to Give Each Other, quello che conteneva Rush, l’inno delle persone che amano ballare sudate e seminude (come mi immagino l’inferno), brano che però alla fine era piaciuto anche a chi non balla, non suda e a chi rimane vestito. Ma ecco, dopo quel tuffo nella club scene queer, è come se Troye ora fosse in una fase diversa. Ancora piena di voglia di fare party, di fare sesso e di raccontarlo. Ma qui c’è un’atmosfera più vaporosa, riflessiva, da vita quotidiana.

Troye Sivan - Party (Official Music Video)

Il potere del disco mi sembra questo questo. Troye parla di sessualità e di sentimenti con una modalità che li fa sembrare esattamente quello che dovrebbero essere: le cose più normali del mondo. Il problema è che forse non siamo tanto abituati. E quindi brani come FF, in cui canta «Me and my babe are Fuckin’ Forever», suonano in realtà come brani che, senza soffermarti sul testo, potresti inviare alla tua migliore amica «perché è così dolce». Sperando che non si concentri troppo sulle parole, la precisina.

Oppure c’è Embarassingly, altro brano dall’arrangiamento essenziale che parla di come ci si possa sentire in imbarazzo a toccarsi sulle foto di un ex. O Sex Star dove canta «I Just wanna be a Sex Star. On the bed I will waiting hard and impatient». Il tutto su una melodia che potrebbe essere quella che sceglie una sposa durante l’ingresso nuziale in un agriturismo di campagna. Un contrasto che funziona tantissimo e che fa inevitabilmente pensare al potere della lingua inglese di rendere ogni cosa meravigliosamente armonica. Vi immaginate testi così in italiano?

Troye racconta il suo mondo senza mezzi termini, o peggio senza insopportabili metafore. Non è certo il primo che lo fa. Il ragazzo è cresciuto ascoltando Madonna, e in questo caso direi Erotica. Ma ultimamente penso anche ad Ariana Grande, che in Positions cantava di sesso in maniera piuttosto esplicita su melodie che sembravano uscite da un film Disney. E sia a Madonna che ad Ariana è dedicato questo disco. A loro e a tutte le donne della sua vita. She’s the best.

Celebrare le donne in questo caso è riconoscere il ruolo che hanno avuto nella vita di una persona gay: «Quando non mi sono sentito al sicuro o protetto dagli uomini, le donne ci sono sempre state», ha detto la popstar in una intervista. Ma le ‘sue’ donne sono anche le tante artiste con cui ha collaborato. Charli XCX, Kacey Musgraves, Nicole Kidman, di nuovo Ariana. Appoggio qui una delle mie canzoni preferite:

Troye Sivan, Kacey Musgraves - Easy ft. Mark Ronson

Ma She’s the Best, oltre alle tematiche, è proprio un bel disco da ascoltare. Merito di produzioni eterogenee, firmate tra gli altri da Jack – manine d’oro – Antonoff e George Daniel dei The 1975, che pescano a piene mani dagli anni Novanta. Ci sono la deep house, il trip-hop, la psichedelia, le chitarre indie, i campionamenti, persino un po’ di drum’n’bass. A volte sembra di ascoltare Madonna, altre gli Air, altre ancora George Michael. Eppure il risultato non suona mai come un esercizio di nostalgia, non so come dire. È forse il suo disco migliore? Forse sì. Anche solo perché ci fa capire che il pop può dire tantissimo e suonare estremamente figo.

Ma questo disco mi fa purtroppo fare anche una cosa che non vorrei: un parallelismo con il pop italiano. Abbiamo anche noi una tradizione di canzoni pruriginose, ma spesso per capire i significati reali dobbiamo fare salti carpiati tra metafore e doppi sensi. Un po’ sarà un problema linguistico, un po’culturale, un po’ il solito poi «le radio non ti passano!». E credo sia anche vero. Su X (sì, lo uso ancora), ho letto che Marco Mengoni ha dovuto registrare una versione del suo nuovo brano in cui la parola “cazzate” viene sostituita “cose sbagliate”. Il tutto senza neanche parlare di genitali.

Abbiamo avuto anche noi i nostri eroi: Lucio Dalla raccontava la masturbazione in Disperato erotico stomp, Gianna Nannini faceva lo stesso in America, Patty Pravo cantava il threesome in Pensiero stupendo. Poi Vasco, Grignani (L’aiuola resta un capolavoro assoluto) e altri. Negli anni ne abbiamo guadagnato in esplicitezza con artisti come Madame, M¥SS KETA, Mahmood, Calcutta, Cosmo e [inserire nome di rapper che parla di figa]. Ma parliamo principalmente di autori, di gente che le canzoni se le scrive. Nel pop la strada rimane decisamente più noiosa, ma non è solo colpa degli artisti. Quando una donna, in questo Paese, fa una qualsiasi allusione sessuale (in una canzone o sul palco), le danno della poco di buono per anni. Non parliamone se a farlo è una persona gay. Diventerebbe l’argomento principale delle trasmissioni del pomeriggio, tra un Garlasco e l’altro.

In questo paese si può parlare di sesso e di desiderio e prenderli per quello che sono, quindi nient’altro che esperienze che capitano nella vita delle persone? Ma soprattutto possono farlo le donne o la comunità LGBT? Mi vien da dire: mica tanto. Viviamo nel regno delle metafore e delle allusioni che poi si trasformano comunque in risatine o battutine idiote. Le storie ci sono anche qui, forse basterebbe avere un po’ di coraggio (ed eliminare i social network, ci piace sognare in grande). E allora forse sì, si potrebbe. Come dicono a Roma? Ciao core.

Intanto potete ascoltare Troye e questo She’s the best che vi farà capire che il pop può essere la cosa più bella del mondo. Proprio come il sesso. Che può anche divertente, malinconico, imbarazzante, ridicolo (avoglia). Ma soprattutto normale, su.