Tierra Whack è (ancora) l’ultima frontiera del rap | Rolling Stone Italia
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Tierra Whack è (ancora) l’ultima frontiera del rap

Nessuno come lei interpreta le idee di hip hop senza confini e di superamento dell'album. Il suo ultimo progetto è composto da tre EP, 'Rap?', 'R&B?' e 'Pop?', che si tengono per mano

Col suo matitone, Tierra Whack sta riscrivendo le regole del rap

Foto: Flo Ngala

Il primo incontro con Tierra Whack, per molti di noi, è avvenuto nel 2018, grazie a un progetto di quelli talmente folli e geniali nella loro semplicità che finivi per chiederti perché nessuno ci avesse mai pensato prima. Si intitolava Whack World ed era un disco – se così lo si può definire – da 15 tracce, tutte della durata di un minuto: giusto il tempo per una strofa, un ritornello e magari un bridge, se ci scappava. Era studiato per essere fruito di pari passo con i videoclip, girati e montati tutti di seguito, come una sorta di cortometraggio da 15 minuti. Descriverlo con accuratezza sarebbe impossibile, perché Whack salta costantemente di scenario in scenario, uno più surreale dell’altro: un centro manicure, un toelettatore per cani, un parcheggio per roulotte, una palestra anni ’80, districandosi tra avvenimenti sempre più lisergici.

Dopo quel folgorante esordio, la ventiseienne è diventata ben più di una semplice promessa dell’underground. Dal circuito delle battle di freestyle della sua Philadelphia, dove si era fatta conoscere già da ragazzina, è stata catapultata nello star system globale. Negli ultimi tre anni ha collaborato con Childish Gambino, Meek Mill, Flying Lotus, Beyoncé, Alicia Keys, Lil Yachty e Willow Smith. Ha calcato i palchi dei principali festival mondiali (quando ancora si poteva) ed è stata protagonista di uno spot per Apple e uno per Lego. Insomma, è arrivata, come si suol dire. C’è chi pensava che tutto ciò avrebbe significato un repentino abbandono della sperimentazione sopra le righe, a favore di progetti più radiofonici e commerciabili. Risposta sbagliata: il nuovo exploit di Tierra Whack mette ancora una volta alla prova la definizione di “progetto musicale” per come la conosciamo.

La sua ultima avventura, infatti, è una serie di tre EP, da tre brani ciascuno. Si intitolano Pop?, Rap? e R&B?, con un più che opportuno punto di domanda finale, e sono usciti a intervalli di una settimana nell’arco di dicembre 2021. La loro pubblicazione è arrivata a sorpresa e non è stata accompagnata da troppe spiegazioni: secondo la maggior parte delle interpretazioni, si tratta di una sua personale sfida alla catalogazione dei generi, che in effetti ha sempre meno senso nella musica di oggi. E ha ancora meno senso se applicata a un’artista come Tierra Whack, che fin dall’inizio della sua storia è stata complicatissima da catalogare, non solo per poliedricità ma anche per mancanza di precedenti, ché una come lei non l’avevamo mai vista.

Le copertine dei tre EP accostate: da sinistra, ‘R&B?’, ‘Pop?’ e ‘Rap?’

Ognuno dei tre EP presenta una focus track – un nuovo termine inventato dalla discografia per sostituire la parola “singolo” in un mercato multiforme e ricco di possibilità – accompagnata da relativo videoclip, che quanto a bizzarrie e follia non fanno certo rimpiangere i tempi di Whack World. Ed è proprio in questi tre brani che si nasconde il vero messaggio dell’intero progetto, indecifrabile a meno di non avere macinato una notevole quantità di dischi di musica black contemporanea.

Stand Up, tratta da Rap?, è un chiaro omaggio a The Real Slim Shady di Eminem, e ne riprende in parte il sarcasmo per sovvertire gli stereotipi che circondano l’immaginario del rap: il grill di platino sui denti, l’ossessione per la corona di king/queen, per i featuring, per i brand, per tutta quella fuffa che spesso finisce per oscurare ciò che conta davvero, soprattutto quando la persona al microfono è una donna: “Rather have the skills than the sex appeal”, preferisco avere il talento del sex appeal, dichiara Tierra orgogliosamente.

In Heaven, da R&B?, l’ispirazione è chiaramente un certo tipo di progressive R&B iper-semplificato, cupo e tristanzuolo (quello di XXXTentaciòn e soci, per intenderci), e il bersaglio della sua ironia stavolta sembrerebbe essere la povertà di linguaggio e contenuti di alcuni testi fintamente spirituali, soprattutto se cantati da personaggi che di ascetico hanno davvero poco. “I wanna go there and do a show there”, dice riferendosi al paradiso, forse la venue più ambita da molti di questi artisti, pace all’anima loro.

Ma è soprattutto Body of Water, la focus track di Pop?, a rivelare una profondità di vedute di Tierra Whack. Fin dal primo ascolto, è impossibile non notare che pesca a piene mani da uno specifico brano degli Outkast, B.O.B. Il flow è quasi identico, il testo è citato qua e là, le sonorità sembrano quelle. Ai tempi della sua uscita, nell’ormai lontano 2000, prima di trasformarsi in un superclassico B.O.B. aveva sollevato parecchie perplessità perfino nei fan più accaniti degli Outkast. Nonostante fosse stato scelto come il primo singolo di Stankonia, era fondamentalmente un brano sperimentale, con un beat elettronico e ritmiche drum’n’bass che culminavano in una specie di orgia di distorsioni psichedeliche. Le radio urban rifiutavano di passarlo, le tv black non si riconoscevano nell’estetica acida e sopra le righe del video, gli ascoltatori non riuscivano a capire se lo amavano o lo odiavano. A distanza di oltre vent’anni, è universalmente riconosciuto come uno dei grandi capolavori del duo di Atlanta e – e qui casca l’asino – uno dei loro episodi più pop, nel vero senso della parola: è arrivato a tutti, anche se all’inizio non sembrava essere amato da nessuno.

Chi siamo noi per dire a priori cosa diventerà pop e cosa no, insomma? Una domanda intelligente che dovremmo porci più spesso, e che per ora è Tierra Whack a presentarci in tutte le sue implicazioni.

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