The Rolling Stone Ariston Variant Big Band | Rolling Stone Italia

Home Cover Story

The Rolling Stone Ariston Variant Big Band

Talenti veri, grandi vecchi, coppie improbabili, outsider: ecco la big band formata dai nostri preferiti al Festival. Li abbiamo immaginati a bordo d’un mezzo con destinazione Sanremo, un po’ pulmino in gita scolastica, un po’ auto di ‘Paura e delirio a Las Vegas’ e un po’ van diretto al concerto più strambo dell’anno

Come cantavano i Beatles, “sit back and let the evening go”: ecco la Rolling Stone Ariston Variant Big Band. È il supergruppo dei nostri preferiti a Sanremo 2022. Dentro c’è un po’ di tutto, come del resto nel cast di questo Festival che continua nel solco del rinnovamento stilistico dell’edizione 2021, ma con una voglia ancora maggiore d’includere pubblici con gusti ed età differenti. Nella nostra big band ci sono quelli che abbiamo sempre seguito, i grandi vecchi, i talenti veri, le coppie improbabili e gli outsider. Nella digital cover li abbiamo immaginati a bordo d’un mezzo con destinazione Sanremo, un po’ pulmino in gita scolastica, un po’ auto di Paura e delirio a Las Vegas e un po’ van diretto al concerto più strambo dell’anno.

speciale sanremo 2022 rolling stone digital cover

The Rolling Stone Ariston Variant Big Band – Illustrazioni di Massimiliano Marzucco e art direction di Leftloft

1Achille Lauro

Domenica
(L. De Marinis, S. P. Manzari, D. Petrella, M. Ciceroni, M. Cutolo, G. Calculli, S. P. Manzari)

È un giocatore d’azzardo in un Paese in cui si preferisce andare sul sicuro. Come si fa a non simpatizzare per uno che gioca costantemente al rialzo, che inventa ogni volta personaggi e mondi, che non sta mai fermo? Uno che ci prova, insomma? A volte la narrazione che circonda le sue canzoni diventa elefantiaca e non sempre la musica che fa è all’altezza delle parole che dice, ma da quando il santo protettore dei figli di nessuno s’è scoperto artista il mainstream italiano è diventato un po’ più rock’n’roll, un po’ più ambiguo, un po’ più divertente. In un Paese in cui ti dicono «forse non è il caso», Achille Lauro dice che invece è proprio il caso: di spogliarsi, di fare cazzate, di esagerare. Gli riconosciamo un’altra cosa: non pretende d’essere quello di dieci o anche solo di cinque anni fa. La grande epopea dello spaccio la lascia ai ragazzi che ancora stanno in periferia. L’importante è che non diventi cereo e inerte come la maschera che gli hanno dedicato a Viareggio, per il carnevale.

2Dargen D’Amico

Dove si balla
(J. M. L. D’Amico, E. Roberts, G. Fazio, J. M. L. D’Amico, E. Roberts, G. Fazio, A. Bonomo)

È la variabile impazzita di Sanremo 2022. È un po’ rapper e un po’ cantautore, un cantautorapper che fa dischi matti in cui si lancia in flussi di coscienza su basi schizzate. Scrive testi densi e pieni di giochi di parole. Si tiene in equilibro tra reale e surreale. È diverso da tutti gli altri, eppure è dentro il rap game e il pop game. Ha cominciato con Guè e Jake La Furia, oggi è autore nel team di Fedez, ma non somiglia né agli uni, né all’altro. A volte scrive parole per riflettere sulle parole, è un argine alla trasformazione del rap in un gioco di meme a cui preferisce gli aforismi. Ha anche un lato nazionalpopolare, essendo co-autore di due canzoni super pop e tradizionali dell’ultimo Sanremo, Chiamami per nome di Fedez e Francesca Michielin e Dieci di Annalisa. Ci piace il margine d’imprevedibilità che si porta appresso: dietro agli occhiali da sole che indossa, non sai mai se è serio o se ti sta prendendo in giro. Ha l’aria di quello che sa qualcosa che noi non sappiamo. O forse non sa nulla, ma ha capito cosa sono il carisma e il sintomatico mistero.

3Elisa

O forse sei tu
(E. Toffoli, D. Petrella, E. Toffoli)

In un mondo in cui ci si dice artisti dopo aver cantato un paio di volte in un talent, Elisa artista lo è sul serio. È autrice, cantante, musicista, arrangiatrice, produttrice, e non per modo di dire: difficile trovare musicisti altrettanto completi tra quelli che vanno in classifica in Italia. Mentre le coetanee sognavano d’amare Jim Morrison, quando ancora negli anni ’90 c’era il mito dei Doors, lei voleva essere Jim Morrison e pure Björk, Tori Amos e mille altre cose, però in un luogo ben poco cosmopolita come Monfalcone. C’è riuscita: è una provinciale di successo e anche per questo ci piace. È quella che arriva da fuori, fa le cose a modo suo e vince tutto. È dentro al mainstream, ma sembra una outsider. Forse è anche un po’ straniera nel suo stesso Paese, di certo i musicisti internazionali la riconoscono come una di loro. Canta in modo pazzesco, ma sa anche essere misurata. Scrive melodie che suonano al tempo stesso classiche e originali. Lei, abituata a cantare in inglese, è andata a Sanremo una sola altra volta, con la prima canzone che ha interpretato e pubblicato in italiano. Chiaramente ha vinto.

Da sinistra Dargen D'Amico, Elisa, Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Achille Lauro

Da sinistra Dargen D’Amico, Elisa, Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Achille Lauro

4Gianni Morandi

Apri tutte le porte
(L. Cherubini, R. Onori, L. Cherubini)

Non è qui in quanto eterno ragazzo, anche perché, come ha fatto notare scherzosamente Fiorello, da eterno ragazzo a eterno riposo è un attimo. Non perché porta una canzone scritta da Jovanotti e prodotta da Mousse T. E nemmeno perché gioca a tutto campo, capace com’è di duettare con eguale naturalezza con Baglioni e Rovazzi. Ma perché la sua impossibile vitalità è quel che ci vuole in un Paese immusonito e depresso. Mentre noi cerchiamo informazioni sull’iter normativo del bonus psicologico, lui riemerge dalle fiamme come Grosjean nel Bahrein e suona la chitarra con la manona ustionata. Ha trovato un modo tutto suo d’essere ecumenico senza sembrare paraculo e quando sembra paraculo glielo si perdona. È il più pop della pattuglia della terza età quest’anno all’Ariston. A chi gli chiede se non tema d’arrivare fra gli ultimi in classifica risponde giustamente: ma cosa vuoi che succeda a un cantante come me che va a Sanremo?

5Massimo Ranieri

Lettera al di là del mare
(F. Ilacqua)

«Tu sei l’artista, tu sei spettacolo», gli ha detto Morgan per il settantesimo compleanno. A 13 anni Massimo Ranieri era già in tour negli Stati Uniti. Non era partito in aereo, lamentandosi del pasto di Alitalia, ma a bordo del transatlantico Cristoforo Colombo, con la mamma che dalla banchina lo salutava sventolando il fazzoletto. A Sanremo 2022 porta un pezzo sul viaggiare, sul silenzio tra due sponde, sull’America lontana. Anna Magnani lo coccolava in camerino e quando s’è accorta che non conosceva la classicissima Reginella gli ha detto: «Ma che cazzo di napoletano sei?». La prima volta che è stato a Sanremo era il 1968: tolti Morandi, Zanicchi e Rettore, nessuno dei concorrenti del 2022 era nato. È uno che per migliorarsi non deve pensare alle critiche dei passanti sui social, ma alle parole che gli diceva Strehler: «Cos’è quella cagata che hai realizzato?». Oggi con poche migliaia di copie in Italia vai primo in classifica e ci fai su storie su Instagram e comunicati stampa, lui ha venduto qualcosa come 14 milioni di dischi e la musica non è mai stata la sua unica occupazione. Citazione citabile: «In un mondo devastato dalla prosopopea dell’io sono, ho sempre preferito l’io sarei».

6Mahmood e Blanco

Brividi
(A. Mahmoud, R. Fabbriconi, M. Zocca, A. Mahmoud, R. Fabbriconi)

Sono la strana coppia di Sanremo 2022 e potrebbero persino vincerlo. Uno dei due ha già conquistato quel palco con un pop diverso e moderno, aperto a influenze e suoni che all’Ariston non s’erano mai sentiti, con surreale coda di polemiche popolo contro élite. L’altro è la scossa più bella degli ultimi mesi della musica italiana, un pazzo in mutande (è un complimento) che urla canzoni carnali, scala le classifiche e gira video in cui coccola anatre e pecore. Uno inventa mondi a cavallo tra manga e mitologia, l’altro scrive di pancia e si getta in bici nel Garda. Si sono incontrati grazie a un accordo sbagliato suonato nello studio del produttore di Blu celeste e ora duetteranno su due brani legati dal tema del cielo. Uno è Brividi, ode all’amore universale scritta a distanza, Mahmood in Sardegna, Blanco nella cantina di casa. L’altro è un classico assoluto, Il cielo in una stanza di Gino Paoli. «Volevamo parlare di libertà universale, essere eleganti», affermano i due, che sono diversissimi, ma uniti (lo dicono loro) dal disagio. Ci siamo tutti dentro.

7Ditonellapiaga e Rettore

Chimica
(Ditonellapiaga, D. Rettore, Ditonellapiaga, A. Casagni, B. Ventura, E. Castroni, V. Smordoni)

L’abbiamo adocchiata un anno e mezzo fa. «Se siete alla ricerca di un pop diverso, audace, originale e spiazzante, allora dovreste dare una possibilità a questa giovane musicista romana», scrivevamo di Margherita Carducci/Ditonellapiaga. Quando poi è uscito l’EP Morsi ci sono piaciuti l’approccio schizofrenico alla musica, l’amore spudorato per il pop, lo spirito un po’ cazzaro, l’idea controcorrente che l’estetica conti quanto se non più dell’emotività. «Dito chi?», chiedono le persone che non la conoscono e che probabilmente ritroveremo fra pochi giorni a cantare e ballare Chimica. Ditonellapiaga arriva a Sanremo accompagnata da Rettore, una vera rivoluzionaria del pop italiano, una imprevedibile che porta sempre un po’ di caos, che è cosa buona e giusta. La sua prima volta Festival è stata nel 1974: fu spedita in un hotel fuori mano dai discografici che temevano parlasse a ruota libera coi giornalisti. «Mi autoproclamai debuttante debordante». Oggi è “solo” debordante.

Da sinistra Blanco, Ditonellapiaga, Mahmood e Rettore

Da sinistra Blanco, Ditonellapiaga, Mahmood e Rettore

8La Rappresentante di Lista

Ciao Ciao
(V. Lucchesi, D. F. Mangiaracina, V. Lucchesi, D. F. Mangiaracina, R. Calabrese, R. Cammarata, C. Drago, S. Privitera)

Da quando sono scampati al destino d’essere un gruppo neo folk fuori moda ma tanto per bene, destino che s’intravedeva ai tempi del primo album, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina hanno fatto solo scelte giuste. Hanno cominciato a parlare il linguaggio della contemporaneità, si sono auto-definiti queer pop band, hanno cantato di corpi, hanno praticato l’estetica gender fluid, hanno cercato a modo loro di normalizzare la diversità con «ballate claudicanti e danze aliene», come le definiva un anno fa Giorgio Canali a beneficio di chi li avrebbe conosciuti grazie a Sanremo. Nel 2021 all’Ariston hanno dato spettacolo (qualcuno ha detto ascelle? vestito da sposa? balli e colori?). Qualcosa del genere ce l’aspettiamo pure quest’anno, dove promettono di farci ballare sull’apocalisse, di farci vivere dei festosi Tuesday, Thursday e Saturday for the Future, formato riviera ligure. Hanno un’altra cosa, i due della Rappresentante di Lista: sono spudorati, sarà perché vengono dal teatro. Sventolano bandiere, non solo metaforicamente, e portano in giro a mo’ di slogan la frase del poeta palermitano Nino Gennaro «sei felice o sei complice». E poi il venerdì faranno Be My Baby delle Ronettes con Cosmo, Margherita Vicario e Ginevra.

9Rkomi

Insuperabile
(A. La Cava, M. M. Martorana, F. Catitti, A. La Cava, M. M. Martorana)

L’eroe dei due mondi: il rap, il pop e quel che c’è di mezzo. S’è preso il 2021 senza fare grandi proclami, senza flexare: è suo l’album più ascoltato dell’anno. A Taxi Driver abbiamo dedicato una digital cover, non poteva che essere nella nostra band immaginaria, con la preghiera al santo ligure protettore della canzone italiana di restituircelo ancora più famoso, com’è ovvio che sia, ma non come uno che d’estate fa i duetti reggaeton. Non è giovane quanto loro, ma con Blanco, Madame e altri sta mettendo a punto un nuovo pop italiano, un ibrido che è diventato subito mainstream. Nella serata delle cover farà un medley di Vasco Rossi, per poi pubblicare Fegato, fegato spappolato, bohème di provincia ambientata al dì di festa con la messa, la piazza, la gente che ti guarda male, un hangover colossale e in bocca un gusto amaro che fa schifo.

10Sangiovanni

Farfalle
(Sangiovanni, A. La Cava, S. Tognini, A. La Cava)

I bookmaker lo vedono già sul podio e chiunque negli ultimi mesi abbia buttato un occhio alle classifiche, alle tendenze, ai dati social sa perché. Sangiovanni ha appena 19 anni, è arrivato secondo ad Amici e al Festival vuole seguire la strada tracciata dall’amica Madame, che come lui viene da Vicenza e che l’ha aiutato a cominciare con la musica. Il pop nel 2022 è anche lui, i numeri sono dalla sua parte: Malibu è la canzone più ascoltata dell’ultimo anno, il video è il più visto, i follower su Instagram hanno superato il milione e mezzo. Ora deve confermare l’hype, convincere il pubblico generalista, confrontarsi con l’orchestra e competere coi nomi storici del nostro pop. Tutto in una manciata di minuti e con una sola canzone, Farfalle, che parla guarda caso della paura di chi trova il successo troppo in fretta.

Da sinistra Sangiovanni, La Rappresentante di Lista, Rkomi

Da sinistra Sangiovanni, La Rappresentante di Lista e Rkomi