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‘Stupid Love’ di Lady Gaga è l’apoteosi del ridicolo del pop

Per metà umana e per metà aliena, balla come un’ossessa. Attraversa lande computerizzate. Converte all’amore tribù in guerra. E non si sa se amarla o canzonarla

Lady Gaga nel video di 'Stupid Love'

Il pop è ridicolo. Lo sono le pose affettate, le affermazioni roboanti, i ritornelli risibili cantati in modo sovreccitato. Lo sono le piccole storielle di vita trasformate in parabole universali, l’enfasi che vorrebbe nobilitare ogni cosa, per non dire di suoni che sembrano presi dall’area giochi d’un asilo infantile e di certi video che a volume azzerato mostrano la loro follia e pochezza. Eppure, proprio come accade davanti a un film o a una serie, la sospensione dell’incredulità ci fa prendere per buone queste cose e in quei tre minuti ci sembra tutto plausibile, o quasi. Mal che vada ci si diverte.

Stupid Love di Lady Gaga è l’apoteosi del ridicolo del pop. Scritto dalla cantante con l’hitmaker Max Martin, Ely Rise, Tchami e BloodPop (questi ultimi due producono tutti i suoni che si sentono), è il primo estratto dal sesto album della star ed è un ritorno all’electro-pop tamarro della Gaga dei primi tempi, quando i duetti con Tony Bennett o il personaggio di Ally Campana erano impensabili per l’aspirante star che, convintissima, si faceva strada a colpi make-up pesante, costumi assurdi e balletti, beh, meravigliosamente ridicoli – e di talento, ovvio. Stupid Love è una baracconata molto anni ’80 in cui abbondano riferimenti alla vecchia Gaga. È una canzone nuova ed è già famigliare.

Il testo è elementare, un copione interpretato migliaia di volte. Lei soffre, ma capisce che deve aprirsi a un altro amore, forse ha paura di paura di farsi nuovamente male. “Look at me now” chiede con fermezza prima di lanciarsi in un ritornello che culmina in un “voglio il tuo stupido amore” che è la ciliegina di ridicolo su una torta colorata e kitsch.

Ma la cosa più ridicola è il video girato con un iPhone 11 (così dicono) da Daniel Askill, quello dei clip di Sia con la piccola Maddie Ziegler. Il mondo è diviso in tribù scese sul piede di guerra. La tribù dei John & Yoko post atomici “prega e dorme per la pace” (davvero), altri coloratissimi punk attraversano lande deserte costruite al computer e combattano per Chromatica, qualunque cosa sia (il titolo di LG6, si direbbe). Lady Gaga è in un due pezzi rosa, capelli raccolti in tinta, catene che penzolano dai fianchi. Ha un cuoricino simbolo-di-qualcosa appiccicato sulla fronte. La sua banda di eroi è tutto un fucsia e un rosa, con bandane e maschere da sci in testa (perché nei mondi post atomici ci sono sempre queste mascherine?). Si balla e cambiano i colori della compagnia: nero, giallo, verde.

Si arriva infine alla resa dei conti. Due membri di diverse tribù litigano, arriva la Lady in Pink e coi suoi superpoteri li fa levitare e li fa ricadere a terra. Pace è fatta. Per festeggiare, le bande mischiano i loro colori in un ballo sfrenato. È questo Chromatica, un insieme di diversità che convivono in pace? È tutto così eccessivo, stupido, kitsch – e pure un po’ cheap – da fare simpatia. Perché, alla fine, il pop è la posa ridicola di chi cerca d’attirare disperatamente la nostra attenzione. È tutto un grande e disperato “look at me now”.

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