Girava voce che ci sarebbe stato un ospite a sorpresa al concerto di Tom Morello per il Minnesota. Per un minuto mezzo, dopo che è salito sul palco e ha attaccato Killing in the Name dei Rage Against the Machine, molti hanno sperato nel miracolo. L’illusione è svanita quando il chitarrista ha invitato la gente a cantare al posto di uno che si trovava chissà dove. Mi riferisco ovviamente a Zack de la Rocha, che ha contributo con gli altri Rage Against the Machine a scrivere negli anni ’90 la colonna sonora ideale del momento che stiamo vivendo. Pezzi come War Within a Breath e Know Your Enemy che negli anni ’90 erano estremi oggi sembrano verità assodate. Tra il pubblico di Minneapolis non c’era nessuno, a prescindere dall’età, che non abbia urlato a squarciagola “Some of those that work forces are the same that burn crosses!”.
Ora, immaginate un universo in cui i Rage Against the Machine si esibiscono non annunciati a Minneapolis. Sarebbe uno dei momenti più clamorosi nella storia della band. La cosa non preoccuperebbe Trump o gli agenti dell’ICE, ma sarebbe stato un gran momento per la resistenza cittadina e un segnale che la storia che viviamo è più grande di qualsiasi faida interna a una band. Immagino che il batterista Brad Wilk e il bassista Tim Commerford avrebbero risposto prontamente al Bat-Segnale dei Rage mollando tutto pur di esserci. Ma c’è sempre uno che si tira indietro e quell’uno è de la Rocha.
Piccolo flashback. Dopo quasi un decennio di pausa, nel 2020 i Rage Against the Machine hanno annunciato un lungo tour di reunion (non pubblicano un album di inediti da The Battle of Los Angeles del 1999). La pandemia li ha costretti a rimandare i concerti per due lunghissimi anni e il tour è finalmente partito il 9 luglio 2022 all’Alpine Valley Music Theater. Sono andato fino a East Troy, Wisconsin, e sono riuscito a piazzarmi in prima fila: è stata una delle “prime” di un tour più esplosive a cui ho assistito in vita mia. Per un attimo la band è sembrata rinata.
Al concerto successivo, però, de la Rocha si è rotto il tendine d’Achille sbattendosi durante Bullet in the Head. È riuscito a finire la serata su una sedia, sofferente, e ha portato a termine i 17 concerti successivi cantando seduto su una road case. I fan temevano che, essendo lui immobilizzato, gli show sarebbero stati meno potenti e invece è successo l’esatto contrario: sono migliorate perché il cantante ha potuto concentrarsi sulla voce (il concerto alla Rocket Mortgage FieldHouse di Cleveland è uno dei migliori che ho visto in vita mia).
A causa dell’infortunio il tour europeo è stato annullato. Non molto tempo dopo, i Rage hanno cancellato tutte le date rimanenti. «Ho una grave lacerazione al tendine d’Achille sinistro, solo l’8% è rimasto intatto», ha scritto il cantante aggiungendo che in gioco non c’erano solo le esibizioni, ma la motilità del piede. È stata una delusione, ma non c’era nessuno da incolpare. Chiunque faccia sport sa che la rottura del tendine d’Achille non è uno scherzo. Ci vogliono mesi di fisioterapia prima di recuperare. De la Rocha lo ha dimostrato il 12 ottobre 2023, oltre un anno dopo aver cancellato il tour dei Rage, quando è apparso a sorpresa a un concerto dei Run the Jewels all’Hollywood Palladium. Era di nuovo in piedi e sembrava lo Zack di un tempo.
A quel punto molti si sono fatti delle domande sul futuro dei Rage. «Se faremo altri concerti, li annunceremo. Ora non ne ho idea. Francamente ne so quanto te», mi ha detto Morello quando nel 2023 l’ho incalzato sull’argomento. «I Rage Against the Machine sono come l’anello nel Signore degli anelli: fanno impazzire gli uomini, i giornalisti, i discografici. Tutti ci vogliono, ci desiderano e impazziscono. Se ci saranno altri concerti dei Rage o meno, lo saprete dalla band. Io non lo so. Quando ci saranno novità, le saprete tramite un comunicato collettivo del gruppo. Al momento non ci sono notizie».
E invece meno di un anno dopo è successo l’esatto contrario, la comunicazione l’ha fatta uno solo di loro, Brad Wilk, dicendo che la band non aveva futuro. «So che molti stanno aspettando l’annuncio di nuove date in sostituzione dei concerti che abbiamo dovuto cancellare. Non voglio più dare false speranze a nessuno, me compreso: nonostante quello che potreste aver sentito, i Rage Against The Machine (Tim, Zack, Tom e io) non si esibiranno più insieme, né in tour né in live. Sono sinceramente dispiaciuto per tutti quelli che ci hanno creduto fino in fondo. Le mie speranze erano le vostre…».
Qualche settimana dopo, ho parlato su Zoom con Tim Commerford anche per capire che diavolo stava succedendo. «Non lo so, non me ne occupo. Sono solo il bassista e aspetto che qualcuno mi dica cosa fare. Brad ha detto ciò che ha detto, ma è un gradino sopra di me. È il numero tre. Io sono quello meno importante. È tutto quello che posso dirti. Sono il bassista e i bassisti sono sempre gli ultimi a sapere le cose».
Qualche mese dopo i Rage sono entrati nella Rock and Roll Hall of Fame, ma Morello era l’unico membro del gruppo presente. «Come succede nella maggior parte delle band, abbiamo punti di vista divergenti su molti argomenti, tra cui la Rock Hall», ha detto. «Dal mio punto di vista, questa stasera rappresenta una grande opportunità per celebrare la musica e la missione della band».
Sono anni che Zack de la Rocha non concede interviste. Non si sa perché abbia prodotto pochissima musica nell’ultimo quarto di secolo, né perché nutra sentimenti ambivalenti nei confronti di una delle rock band più importanti dell’era moderna. Forse non si sente a suo agio all’idea di suonare i pezzi politici dei Rage in posti come la Rocket Mortgage FieldHouse, il KeyBank Center e la Capital One Arena (per citare alcune tappe del tour del 2022) e di incassare assegni da Live Nation. E ci sta che non abbia voluto andare alla Hall of Fame a cantare in smoking Bulls on Parade. Non è che l’ultimo di una lunga serie di assenti eccellenti alla Hall of Fame.
Era esattamente quello che ci si aspettava da lui, ma oggi viviamo in un periodo storico diverso, gli Stati Uniti sono sempre più divisi, violenti, guidati in modo sempre più totalitario. Se c’è un momento giusto per mettere da parte le menate e riportare in vita i Rage Against the Machine, anche solo per poche canzoni, anche solo per una singola apparizione, è adesso. Come cantava un tizio saggio, “bisogna pur iniziare da qualche parte, bisogna pur iniziare in qualche momento. Quale posto migliore di questo? Quale momento migliore di adesso?”.
