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Vita e tormenti di Lisa Marie Presley

Quattro matrimoni, quattro divorzi, dipendenze, problemi economici, la morte del figlio, la ricerca di un'identità artistica, l'ombra del padre: la storia dark della royal baby d'America raccontata da amici e collaboratori

Foto: Jason Kempin/Getty Images for BMI

Poco prima delle due del mattino di domenica 8 gennaio, David Kessler ha sentito bussare alla porta della sua stanza d’hotel vicino a Graceland. Era la sua amica Lisa Marie Presley. «Usciamo», gli ha detto. Voleva andare a trovare il padre e il figlio.

Specialista a Los Angeles nella gestione del lutto, Kessler aveva conosciuto Lisa nell’estate del 2020, poco dopo la morte del figlio di lei, Ben. Era solo l’ultima di una serie di sconvolgimenti nella sua vita, a partire dalla perdita del padre, Elvis Presley, quando aveva solo nove anni. Da allora, la donna che gli amici chiamavano LMP ha affrontato un percorso turbolento: quattro matrimoni, quattro divorzi, battaglie contro le dipendenze, lutti in famiglia e la messa in piazza dei problemi economici. «Sono una regina dei tabloid… una principessa… o come preferite chiamarmi», ha detto Presley a Rolling Stone nel 2003. Alcuni di questi turbamenti e paure sono stati raccontati o accennati nei tre album che ha pubblicato. Come dice il produttore Glen Ballard, che ha lavorato a uno dei dischi, «non ha mai avuto una vita facile».

Ha avuto un bel coraggio ad avventurarsi nel mondo della musica. Era impossibile guardarla e non intravedere la sensualità e lo sguardo del padre e pure un accenno del suo caratteristico labbro arricciato. Aveva pure la bellezza di porcellana della madre Priscilla. Sapeva che i paragoni col padre erano inevitabili. La cantautrice Samantha Harlow ha toccato con mano le aspettative che gravavano su di lei quando ha aperto per Presley uno show all’Exit/In di Nashville, nel 2012. Salendo sul palco, ha notato che la sala era piena di donne di una certa età, pressate contro il palco, in trepidante attesa dell’arrivo della figlia del re. «Aveva un peso enorme sulle spalle», spiega Harlow. «Non riesco nemmeno a immaginare come ci si possa sentire ad accollarsi la responsabilità dell’eredità d’un tale padre».

Ma Lisa (o Lisa Marie, come i fan di Elvis la chiamano da sempre) aveva un carisma tutto suo. «Le vere star sono spavalde», dice la produttrice e autrice di canzoni Linda Perry, che ha lavorato con lei. «Lo è Keith Richards, lo sono Courtney Love e Harry Styles. Camminano persino in modo diverso dagli altri. Anche Lisa Marie era così: c’era qualcosa di cupo in lei, era circondata da un alone di mistero». Era fonte d’ispirazione. Chiunque desidera farsi una vita indipendente dai genitori e lei ci ha provato, anche se le chance di farcela erano esigue. Se c’è riuscita lei, potete farcela anche voi.

Ogni 8 gennaio, i fedelissimi di Elvis di tutto il mondo si radunano a Graceland per commemorare la sua nascita nel 1935, con tanto di taglio della torta e proclamazione dell’Elvis Presley Day nella città di Memphis. Sua figlia, riservata tanto quanto il padre era sfrontato, ha partecipato raramente a questi eventi. Quest’anno ha fatto un’eccezione, ma prima doveva sbrigare una faccenda. Con indosso un cappotto a motivi floreali per proteggersi dal freddo, Lisa ha fatto cenno a Kessler di salire su uno dei golf cart che usava per muoversi nei cinque ettari e mezzo di Graceland. Mentre l’amico si teneva stretto, Presley ha schiacciato il pedale e ha iniziato a sfrecciare lungo le stradine asfaltate che si snodano nella proprietà. Kessler, abituato ad andare a passo d’uomo sui golf cart, le ha chiesto se ci fossero delle cinture di sicurezza. «Niente cinture di sicurezza!», gli ha urlato lei.

«Ed eccomi nel cuore della notte, in mezzo a Graceland», racconta Kessler. «Era buio e non riuscivo neppure a vedere dove stesse andando, ma lei avrebbe potuto anche guidare a occhi chiusi, tanto conosceva bene quelle stradine».

Giungono finalmente a destinazione: il Meditation Garden, il fazzoletto di terra dietro a Graceland dove si trova una fontana circolare e, soprattutto, ci sono le tombe di Elvis, dei suoi genitori e di Ben. Kessler, che aveva intuito che Graceland era, come dice lui, il «luogo felice» di Lisa Marie, ha pensato che volesse rendere omaggio ai suoi cari prima che i cancelli si aprissero e il pubblico entrasse a frotte. Scesi dal cart, si sono seduti su alcuni gradini di fronte alla tomba di Ben.

Secondo Kessler, lei ha detto, indicando lo spazio vuoto accanto al luogo in cui Ben è sepolto: «Un giorno riposerò proprio lì, vicino a lui».
«Fra tanto tempo», è stata la risposta di Kessler.
«Sì, ci vorrà ancora molto tempo», ha replicato lei. «Ho ancora tanto da fare».

Dopo essere rimasti per un po’ in silenzio vicino alla tomba di Ben, i due si sono spostati verso quella di Elvis, lì di fronte. Kessler ha interpretato quello scambio di battute come un segnale incoraggiante. Gli ultimi anni erano stati terribili per lei e, forse, Lisa stava finalmente uscendo da un periodo che anche per la sua famiglia era stato particolarmente difficile. «Ho dovuto affrontare la morte, il dolore e il senso di perdita fin dall’età di nove anni», aveva scritto in un articolo per People, alcuni mesi prima. «Ho sopportato più di chiunque altro, nel corso della mia vita, ma in qualche modo sono arrivata fin qui… è una scelta quella di andare avanti, io devo compierla ogni singolo giorno ed è a dir poco impegnativa».

Poco più di mezz’ora dopo, i due sono tornati al golf cart e sono rientrati per prepararsi ai festeggiamenti del giorno successivo. Dopo più di due anni di isolamento, Presley era pronta ad affrontare nuovamente il pubblico.

È stata una rinascita di breve durata: due settimane dopo sarebbe tornata al Meditation Garden, in circostanze decisamente diverse.

Elvis e Priscilla con la neonata Lisa Marie, 1968. Foto: Bettmann Archive/Getty Images

I golf cart ci sono stati fin dal principio. Lisa Marie Presley è nata il 1° febbraio 1968 ed è stata subito portata a casa dai genitori in quello che è, forse, il momento più normale della sua infanzia. I genitori si sono separati poco dopo il suo quarto compleanno e Lisa s’è trasferita in California con la madre, mentre il padre è rimasto a Graceland. Quando andava a trovarlo, per qualche settimana o qualche mese, Elvis viveva con un fuso orario da rockstar e di solito durante il giorno dormiva. Quindi Lisa faceva tutto quel che le pareva, girando per la proprietà su quei cart e facendo impazzire i fan radunati all’esterno.

Una volta ha detto a Rolling Stone di aver accettato di scattare una foto di suo padre per un fan che le aveva dato dei soldi, ma alla fine non l’ha fatto e ha gettato via la macchina fotografica. Racconta Jerry Schilling, un membro della cerchia ristretta del padre nota come Memphis Mafia e amico di lunga data di Lisa Marie, che «a Graceland, Lisa comandava finché suo padre non si alzava. Se qualcuno non le lasciava fare qualcosa o le cameriere non le permettevano di mangiare un’intera torta al cioccolato, lei diceva: “Lo dirò a papà, ti licenzierò”. Ma era una bambina adorabile».

Quando quella figlia ribelle tornava a Los Angeles, a Priscilla toccava imporre nuovamente delle regole. «È stata dura per Priscilla, era una mamma piuttosto severa, ma doveva esserlo», spiega Schilling. «A Graceland, Lisa non aveva sostanzialmente regole e Priscilla ogni volta doveva rieducarla alla disciplina». Racconta Peter Guralnick, il biografo di Elvis, che quando l’uomo è morto nel 1977, Lisa era nella sua cameretta, allo stesso piano. Chiedeva «cos’ha che non va papà?» e cercava di entrare nel bagno dove il padre giaceva senza vita.

È difficile immaginare quanto possa essere stato traumatico. Lisa Marie non ne parlava volentieri. «Ero lì», si è limitata a dire a Rolling Stone. Come ha poi ricordato in seguito, da adolescente è entrata in quella che nel 2003 ha descritto come «modalità autodistruttiva»: dai 13 ai 17 anni ha fatto uso di droghe (di tutto tranne eroina, crack e funghi allucinogeni) e, stando a quel che ha detto, era «scatenata». Tramite la madre è venuta a contatto con Scientology, ma vi si è avvicinata più seriamente all’età di 17 anni, dopo aver passato tre notti insonni a causa della cocaina, come ha raccontato a Playboy. «Alla fine mia madre m’ha buttata fuori di casa e mi ha portata al centro di Scientology. Voleva che mi tenessero d’occhio».

Cercare un lavoro non era facile perché, come ha detto a Schilling, «la gente non mi considera una persona responsabile». Così alla fine degli anni ’80, quando aveva all’incirca 19 anni, Schilling l’ha assunta come assistente. Anche volendo, non riusciva a condurre una vita tranquilla. Un giorno lei e Schilling sono usciti a pranzo e al loro ritorno hanno trovato fuori dall’ufficio così tanti paparazzi da riuscire a malapena a rientrare nell’edificio. Il presidente di un fan club di Elvis aveva diffuso la notizia che lei aveva un impiego lì. «E così ha smesso di lavorarci».

Che lo desiderasse o meno, il suo destino era nella musica. Da bambina le capitava di sentiva il padre cantare e suonare dei gospel in corridoio, davanti alla sua cameretta a Graceland. Lei stessa cantava allo specchio della stanza da letto, usando una racchetta da tennis come microfono; Schilling ricorda che ascoltava gli LP e spostava la puntina per risentire più volte le stesse parti delle canzoni, per studiarne l’arrangiamento. A 20 anni ha fatto una delle sue prime registrazioni, una cover di Baby I Love You di Aretha Franklin, ma non è stata pubblicata. Ha poi incontrato il musicista Danny Keough e nel 1988 l’ha sposato; insieme hanno avuto due figli, Danielle Riley Keough (nata nel 1989) e Benjamin (nato nel 1992). In quel periodo Lisa ha anche scritto una delle sue prime canzoni originali: Give Me Strength, una riflessione sulla paura della morte.

A quel punto Schilling era diventato il suo manager ed era a un passo dal chiudere un bel contratto discografico con la Sony. All’improvviso, però, è saltato tutto. Presley ha «dato di matto», lo diceva lei, e s’è tirata indietro perché aveva appena avuto il secondo figlio. Ma, secondo Schilling, c’entrava anche l’uomo che sarebbe diventato il suo secondo marito.

Nel 1993, durante una cena esclusiva a casa di un amico, Presley ha incontrato Michael Jackson. «Io e te potremmo ficcarci in un mare di guai», le avrebbe detto lui. «Pensaci, ragazza». I due si sono frequentati e nel 1994, 20 giorni dopo aver divorziato da Keough, lei l’ha sposato. La cerimonia si è svolta in Repubblica Dominicana e la coppia ha trascorso la luna di miele nella tenuta Mar-a-Lago di Donald Trump: «Hanno passato una settimana intera nella torre e non sono quasi mai scesi», ha raccontato Trump a Steve Knopper, biografo di Jackson.

Tutti erano stupiti se non confusi da quel matrimonio, ma per due persone cresciute nello show business come loro era una cosa naturale, anche se le accuse che venivano rivolte a Jackson erano sempre più pesanti. «Mi sono immedesimata in questa storia del “ti salverò”», ha detto Presley a Rolling Stone nel 2003. «Pensavo che tutte le cose che lui faceva, la filantropia, la questione dei bambini e tutto il resto, fossero fantastiche e che forse insieme avremmo potuto salvare il mondo».

Quand’erano soli, ha detto lei, Jackson beveva, imprecava e non parlava con «quel tono di voce acuto». Insieme hanno fatto visita almeno a un ospedale pediatrico e si sono tenuti per mano in pubblico. Quando, nel 1995, a Presley è stata fatta una domanda sulla loro vita sessuale nella famosa doppia intervista con Diane Sawyer, lei ha risposto: «Stiamo insieme tutto il tempo… come si potrebbe fingere per 24 ore al giorno?». Ma il periodo trascorso col re del pop, documentatissimo dai media, è stato segnato anche da manifestazioni d’affetto pubbliche imbarazzanti, come quella agli MTV Music Video Awards del 1994 («Non è stata una mia idea, ero diventata un ingranaggio di una macchina per le pubbliche relazioni», ha detto lei a Rolling Stone) e a una tensione crescente tra i due a proposito dell’avere figli. Più avanti, Lisa ha detto a Oprah Winfrey di aver dato un ultimatum a Jackson: o lei o la droga. Nel gennaio del 1996, Presley ha chiesto il divorzio.

A quanto pare, quel matrimonio ha anche fatto deragliare, per un breve periodo, la sua carriera musicale che stava prendendo forma. Qualche settimana dopo le nozze, Jackson e Schilling si sono incontrati a Las Vegas e, con Presley fuori dalla stanza, il primo ha domandato al secondo: «Cos’è questa storia di Lisa e delle registrazioni?». Ricorda Schilling: «Non aveva la sua solita vocina. Parlava col tono di un uomo d’affari. M’ha detto: “Sarebbe come se Lady D incidesse un album. Non ne ha bisogno”». In seguito a quella che, stando a Schilling, probabilmente è stata una decisione condivisa da parte di Presley e di Jackson, la prima grande occasione nel mondo della musica di Lisa è saltata. Né Tommy Mottola, ex direttore della Sony Music, né Dave Glew, un tempo a capo della Epic, ricordano l’episodio, anche se Mottola rammenta che «abbiamo ricevuto dei demo e ho sentito alcune canzoni ed erano abbastanza buone, ma poi non se n’è fatto nulla».

Secondo Presley, il periodo successivo alla separazione da Jackson è stato «il peggiore e più stressante della mia cazzo di vita». Ma, alla fine, è stato suo papà, e non Jackson, a far decollare la sua carriera. Per il ventesimo anniversario della morte di Elvis, nel 1997, le è venuta l’idea di cantare con lui, ispirandosi al duetto postumo di Natalie Cole con il proprio padre, Nat “King” Cole. Con l’aiuto del produttore David Foster, che aveva già supervisionato il remake della Cole, ha cantato con Elvis una nuova versione di Don’t Cry Daddy. Inizialmente era destinata solo a quell’evento speciale, ma la registrazione e il video hanno attirato una sacco d’attenzione da parte dei media, rilanciando l’idea di Lisa Marie come artista.

Con Michael Jackson a Neverland, 1995. Foto: Kim Kulish/AFP/Getty Images

Poco dopo Lisa è stata presentata a Glen Ballard, reduce dal lavoro su Jagged Little Pill di Alanis Morissette. Durante un incontro nel suo ufficio, Presley ha colpito Ballard, che l’ha inquadrata come «una tipa leggermente sulla difensiva e anche un po’ ribelle. Era decisamente irriverente… s’era trasferita da Memphis a Hollywood quando aveva una decina d’anni e qui tutti sono star. Lei lo trovava ridicolo».

Nel 1998, Ballard l’ha scritturata per la sua etichetta Java. Secondo Pete Yorn, il cantautore con cui in quel periodo ha fatto amicizia, Lisa sapeva benissimo cosa sarebbe successo dopo: il giudizio dei media, i paragoni col padre. «Probabilmente era preoccupata al pensiero di affrontare tutto questo», dice. «Non credo che si sentisse a suo agio sotto i riflettori. Ma, allo stesso tempo, voleva fare musica, quindi pensava: “Fanculo, facciamo quel che va fatto”».

Come lo stesso Ballard aveva intuito, Presley non era del tutto sicura di come volesse suonare o di cosa volesse cantare. «Doveva ancora lavorare parecchio, come artista», dice. «Suo padre era Elvis Presley. Era sposata con Michael Jackson. Si domandava: che dovrei fare? E la riposta è stata: esprimi semplicemente te stessa». Affiancata da diversi autori, fra cui Ballard e Clif Magness, ha iniziato a scrivere del mondo delle celebrità (To Whom It May Concern), dei figli (So Lovely) e di Keough (Sinking In). Durante il periodo in cui ha lavorato al progetto, Ballard faceva pressioni continue affinché scrivesse della sua famiglia. «Alla fine l’ho convinta dicendole: “Perché mai non dovresti? La gente vuole sapere ciò che provi. Ma, a parte questo, come artista non vorresti esprimere ciò che senti?”. Dopo mesi che ne parlavamo, era finalmente pronta a tirar fuori tutta la verità sul suo passato».

Con Ballard che suonava una chitarra accordata in Re, Presley ha iniziato a cantare di suo padre e della sua famiglia: “Qualcuno ha spento le luci giù a Memphis / È lì che la mia famiglia è sepolta e se n’è andata / L’ultima volta che ci sono stata, ho notato che era rimasto uno spazio / Sì, sono giù a Memphis nel maledetto prato sul retro”. «In quel momento», ricorda Ballard, «ha abbassato le difese e ha espresso i suoi sentimenti».

Un tipico esempio di come Lisa spesso si rifiutasse ostinatamente di fare ciò che le veniva detto è il fatto che non voleva che quella canzone, intitolata Lights Out, diventasse il singolo di traino del suo album d’esordio, To Whom It May Concern, che la Capitol ha pubblicato nel 2003. Ma il business ha prevalso e, dopo qualche falsa partenza, Lisa Marie Presley è stata presentata al mondo con quella canzone. Come ha detto a Rolling Stone parlando del disco, «rappresenta il modo in cui sono incasinata, o pazza, o squilibrata, o stupida, o come volete definirmi. Questa sono io».

Alanis Morissette aveva bisogno di una pausa e se l’è presa affittando una casa a Malibu. Dopo l’uscita di Jagged Little Pill, nel 1995, stava diventando una delle stelle emergenti del pop. Un giorno, durante quel meritatissimo break, si stava rilassando sotto al portico di casa (fra l’altro mangiava un panino con burro d’arachidi e banana, il preferito di Elvis), quando una donna e due bambini si sono avvicinati. «M’ha presa un po’ alla sprovvista», ricorda Morissette. «S’è avvicinata e m’ha detto: “Ciao Alanis, sono Lisa Marie”».

Presley, coi figli Riley e Ben, viveva in una casa a pochi passi da lì. Hanno riso insieme per il panino di Morissette, che ha anche percepito chiaramente che Lisa sapeva bene ciò che stava passando. «Mi ha colpito moltissimo vedere quanto fosse profondamente empatica nei miei confronti», racconta. «Ero sulla cresta dell’onda e mi sentivo piuttosto isolata. Lei capiva quanto è complicato restare a galla quando sei sotto gli occhi di tutti. Siamo subito entrate in sintonia ed è una cosa che mi capita con poche persone».

Quando è entrata nel music business di Los Angeles, a metà degli anni ’90, Presley non si è limitata a sviluppare un proprio sound lontano da quello di Elvis, ma ha anche stretto legami con la comunità musicale. Invitava gli amici musicisti a fare tour privati di Graceland e ha persino accompagnato Johnny Ramone e sua moglie Linda nella camera da letto di Elvis. Non molto tempo dopo aver conosciuto Yorn, lui le ha raccontato che stava per incidere un remake di Suspicious Minds di suo padre. Lei gli ha detto che gli avrebbe mandato «le ragazze» (le Sweet Inspirations, le coriste che andavano in tour con Elvis) in studio per aiutarlo. Con grande sorpresa di Yorn, si sono presentate davvero. «Tutti amavano Lisa», dice il cantautore. «Essere suo amico era incredibile. Era la cosa più vicina che abbiamo in America all’idea di regalità. Poi, quando la conoscevi meglio, ti rendevi conto di quanto fosse alla mano. Era come una ragazza di quelle con cui andavo a scuola, ma più cool».

In un’altra occasione, Presley era nel backstage di uno dei concerti di Yorn, quando un discografico ha dato quello che a Yorn è sembrato un suggerimento blando a proposito della sua musica. Lui non ha fatto una piega e invece Lisa, che era seduta su un divano accanto a lui, è balzata in piedi. «Gli è saltata addosso», racconta Yorn. «Era come una mamma orsa che protegge il suo cucciolo: “Chiudi quella cazzo di bocca! Non sai di cosa cazzo stai parlando!”. Ho pensato: “Wow, LMP, sei fantastica, cazzo!”».

Non sorprende certo che una persona che era stata adolescente negli anni ’80 e che aveva visto da vicino la morte fosse attratta dalla musica più dura e cupa e da chi la faceva. In quel periodo, tra i suoi amici o mentori c’erano Rob Zombie e Billy Corgan. «Era molto orientata verso la chitarra», racconta Ballard. «Di solito c’ero io, con la mia Fender Stratocaster del ’79 in overdrive, che suonavo dei power chord, e lei diceva: “Ok, mi piace”». Il suo lato cupo (forse derivante dall’aver dovuto affrontare in tenera età la morte di un genitore) è emerso anche quando ha organizzato una delle sue feste di compleanno imballate di star a bordo della Queen Mary, la nave di lusso trasformata in museo-resort e ancorata nella vicina Long Beach. Lei e i suoi ospiti hanno tenuto una seduta spiritica in una piscina vuota sulla nave. «È stato inquietante», racconta Yorn, che era fra gli invitati. «Tutti dicevano che quello era un luogo infestato. Un mio amico era nella stanza accanto alla nostra e giura che nel cuore della notte l’impianto stereo si è acceso improvvisamente. Ne ho un bel ricordo, ma quella notte non ho chiuso occhio».

Che lei stesse cercando di costruirsi un sound proprio (una spruzzata di rock più duro, un pizzico di pop-punk) era evidente anche da altri indizi. A casa di Johnny Ramone, che si era trasferito a Los Angeles dopo lo scioglimento dei Ramones, c’era una Elvis Room in cui Johnny aveva radunato oggetti rari da collezione (come una bottiglia di champagne del matrimonio di Elvis e Priscilla) e un jukebox pieno di pezzi rock anni ’50 di Elvis, degli Everly Brothers e di altri artisti loro contemporanei. «Johnny voleva sempre che Lisa ascoltasse i pezzi del jukebox», dice Linda Ramone. «Ma a lei non piaceva quella roba. Le piacevano i Guns N’ Roses, Marilyn Manson e i Queen».

Lisa, Johnny e Linda Ramone avevano un legame particolarmente stretto. Insieme, spesso volavano a Las Vegas per assistere a show di artisti come Tom Jones o Siegfried & Roy e per giocare alle slot machine. Lisa non sapeva granché dei Ramones (era più una fan dei Sex Pistols e ha guardato Rock’n’Roll High School solo dopo che Johnny gliene aveva parlato), ma i tre sono diventati amicissimi. Linda racconta che, in occasione di un 4 luglio, sono andati tutti in spiaggia e hanno iniziato a parlare di che tipo di petardi avrebbero potuto essere. «Johnny ha detto: “Io sarei un M-80” e lei: “Io una Cherry Bomb”. Entrambi volevano far esplodere tutto».

Nel 2000, a casa di Joey Ramone, Presley ha conosciuto Nicolas Cage, che per una strana coincidenza aveva portato un regalo a Joey: una ricevuta per l’acquisto di una pistola firmata da Elvis. Sia Cage che Presley avrebbero lasciato i rispettivi partner dell’epoca e si sarebbero sposati nell’estate del 2002, per poi lasciarsi mesi dopo, finalizzando il loro divorzio nel 2004.

Quando Johnny Ramone stava morendo di cancro alla prostata, nel 2004, Lisa andava a trovarlo ogni giorno in ospedale, dove gli massaggiava delicatamente i piedi. «Johnny soffriva tantissimo il solletico», racconta Linda Ramone. «Al solo pensiero impazziva. E lei cosa faceva? Si metteva lì, seduta, a massaggiargli i piedi. E lui era come in paradiso. Ecco quanto erano amici».

Con Nicolas Cage e Johnny Ramone. Foto: L. Busacca/WireImage

Per il suo secondo album dalle sonorità adult emo, Now What del 2005, Presley s’è rivolta a Linda Perry, che non l’aveva mai incontrata prima. Le ha detto che voleva avere un ruolo maggiore nella scrittura del disco e voleva che fosse meno patinato. «Desiderava solo raccontare la sua storia», dice Perry. Questa prendeva uno strumento, suonava e incoraggiava Presley ad «aprire la bocca e dire tutto quello usciva». In una delle loro prime collaborazioni, I’ll Figure It Out, Lisa si definisce “una piantagrane” e “una casinista fuori dal coro con un Dna ribelle e uno spirito da pirata”. Come ricorda Perry: «Suo padre era un ribelle. E lei diceva proprio così: “Sì, ho quel Dna dentro di me”».

Promuovendo diligentemente Now What, Presley ha affrontato interviste con Howard Stern e Oprah Winfrey in cui si è parlato dei suoi matrimoni e in particolare di quello con Michael Jackson. Ha gestito la situazione con aplomb, dimostrando un certo autocontrollo. All’inizio del 2006 ha sposato il suo quarto marito, Michael Lockwood, un chitarrista alto e allampanato che aveva lavorato fra gli altri con Aimee Mann: ora faceva parte della sua band e sarebbe divenuto il suo direttore musicale. Due anni dopo, Lisa ha dato alla luce due gemelle, Finley e Harper.

Ma a quel punto la sua vita e la sua carriera hanno iniziato a incappare in altri ostacoli. Now What non ha venduto bene come To Whom It May Concern, per cui poco dopo il rapporto con la Capitol si è interrotto. Ancora più preoccupante è quanto lei ha scritto, in seguito, nell’introduzione al libro del 2019 The United States of Opioids: A Prescription for Liberating a Nation in Pain. Un medico le aveva prescritto degli oppiacei per affrontare i dolori causati dal parto. Si trattava, a suo dire, di una «prescrizione a breve termine», che presto però l’avrebbe portata a una vera e propria dipendenza.

Aveva bisogno di staccare e così ha fatto: e ancora una volta la musica ha avuto un ruolo importante nella sua trasformazione. Lisa ora aveva un nuovo manager (Simon Fuller, che aveva lavorato con le Spice Girls) e aveva deciso di incontrare degli autori inglesi con cui collaborare. A Londra ha conosciuto, tra gli altri, Ed Harcourt, Richard Hawley, Fran Healy dei Travis. «Aveva delle cose da dire», spiega Harcourt. «Era appena uscita da alcune situazioni che l’avevano molto provata». Nel giro di alcuni giorni, i due si sono trovati davanti a un pianoforte e hanno scritto delle canzoni. Presley voleva intitolarne una Shitstorm, ma poi Harcourt le ha fatto notare che sarebbe stato meglio qualcosa di più elegante, magari Storm of Nails. Lisa si esprimeva con un linguaggio colorito e molta franchezza: «Se qualcosa non andava bene, ti diceva semplicemente: “È una merda”», ride. «Era decisamente schietta».

Presley era talmente affascinata dall’Inghilterra, soprattutto dal suo clima grigio, che ha deciso di trasferirsi lì. Nel 2010, lei e la sua famiglia sono andate ad abitare in una proprietà di 20 ettari, del valore di circa nove milioni di dollari, nel villaggio di Rotherfield, nell’East Sussex, a un’ora e mezza da Londra. «Per un sacco di tempo ho frequentato le persone sbagliate, gente priva di morale, che faceva le cose più crudeli e io manco me ne accorgevo», diceva all’epoca al Daily Mail. «Ero un relitto a livello emotivo, avevo bisogno di cose semplici». Non ha mai specificato se si riferisse alla sfera privata o del mondo della musica. In quel periodo ha anche rotto i ponti con Scientology. Secondo Schilling, alcune considerazioni sullo stile di vita potrebbero aver influito su quell’allontanamento dalla California. «Aveva avuto dei problemi, crescendo a Los Angeles, e non voleva che i figli vivessero in un ambiente che poteva favorire l’uso di droghe o altro. Credo che questo sia stato il motivo principale».

La sua fattoria era isolata, ma non costituiva un rifugio totalmente sicuro. Quando stava scrivendo con Harcourt, nel suo studio di Londra, lui intuiva che razza di vita facesse lei quando si presentava in ritardo a una session. «Arrivava un po’ agitata, dicendo: “Scusate il ritardo. Abbiamo quasi distrutto l’auto cercando di fuggire dai paparazzi”. E io pensavo: “Gesù!”. Era un’esistenza folle».

A Nashville, Tennessee nel 2013. Foto: Christopher Polk/Getty Images for Wonderwall

T Bone Burnett si è unito alla squadra per produrre l’album Storm & Grace, quello che ha ridefinito Presley come cantautrice del filone Americana. Burnett la considerava «piena d’anima» e ammirava le sue «belle canzoni dal piglio duro», come racconta a Rolling Stone. Sembravano esserci buone opportunità all’orizzonte: lei aveva un’etichetta nuova, il disco era stato accolto con entusiasmo e le domande su Jackson e Cage non erano più il fulcro delle interviste. Aveva ormai due anni in più di suo padre quando era morto e pure questo era un bel traguardo.

Durante la campagna promozionale per il lancio dell’album, è stata invitata a suonare per la prima volta al Grand Ole Opry di Nashville. Giunta all’Opry House per le prove, il giorno prima, ha camminato in silenzio fra le file di poltrone del teatro vuoto, sola, immersa nei pensieri; suo papà si era esibito all’Opry (ed era stato un flop) nel 1954. Poi è arrivata tutta la sua famiglia, anche le due gemelline e il figlio Ben. Molti, fra quelli che sono andati a farle visita, hanno notato la somiglianza di Ben con il nonno. E alcuni musicisti e cantanti che avevano lavorato con Elvis, tra cui il chitarrista James Burton, si sono stretti intorno a Lisa.

Nel backstage c’era anche il cantautore country Larry Gatlin: Elvis aveva inciso alcuni suoi brani. A Gatlin sembrava che Lisa fosse «un po’ agitata» e infatti lei ha ammesso un certo nervosismo. Delle canzoni scritte per suo padre, la sua preferita era Help Me, con versi come “Togli le catene delle tenebre / E fammi vedere, Signore, fammi vedere / Dove mi trovo nel tuo progetto”. Pareva soddisfatta delle reazioni del pubblico e dell’accoglienza nel backstage, per quello che è stato una specie di ritorno a casa. «Sopraffatta dal calore», ha scritto rispondendo a un questionario dell’Opry che le è stato chiesto di compilare prima dello spettacolo. Alla domanda «In questo momento mi ci vorrebbe proprio…», ha risposto «Qualche bicchierino di qualunque cosa». L’esperienza l’ha toccata al punto che, tre anni dopo, ha scritto a Gina Keltner, direttrice della programmazione dell’Opry: «Oh mio Dio!!! Wow. La migliore serata della mia vita», con sette emoji sorridenti.

Quelle parole si sono rivelate profetiche, visto che poco dopo il suo mondo è imploso. Nel 2016 ha lasciato Nashville, dove s’era trasferita con la famiglia dopo avere mollato l’Inghilterra, ed è tornata a Los Angeles. Adducendo «differenze di vedute inconciliabili», ha chiesto il divorzio da Lockwood. La battaglia legale che è nata per la custodia delle due figlie è stata durissima. In seguito Lisa avrebbe ammesso di essere ricascata nella dipendenza da oppiacei (per curare un forte mal di schiena, secondo quanto riferito da una fonte del suo entourage) e forse anche da cocaina, come risulta da una deposizione in tribunale rilasciata da Lockwood durante le udienze per il divorzio. Nel 2016 è entrata in una clinica di disintossicazione per sottoporsi a uno dei tanti trattamenti di questo tipo. «Non ero felice», ha ammesso in un’intervista rilasciata al Today Show. «Una terapista m’ha detto: “Sei un miracolo, davvero. Non so come fai a essere ancora viva”».

Anche se era uscita da quella nuova dipendenza, i problemi non erano finiti. Proprio in quel momento delicato, infatti, Presley si è trovata coinvolta in un’altra situazione, questa volta riguardante le sue finanze. Nel 1993, quando aveva 25 anni, era stata messa a capo della Elvis Presley Enterprises, eseguendo la volontà testamentaria del padre. Un decennio dopo, secondo alcuni documenti in possesso del tribunale, la EPE aveva maturato un passivo di 20 milioni di dollari a causa di quelle che Provident Financial Management, il gestore dei conti della EPE, definiva «spese continue ed eccessive» di Lisa. Lei e la EPE si sono salvate quando, nel 2005, Presley ha venduto una quota dell’85% alla CKX, la società proprietaria di American Idol. Ha però conservato la proprietà di Graceland e degli effetti personali del padre, compresi i vestiti, le auto e gli strumenti musicali. Come sostenuto da Provident nei documenti legati alla causa, da questa situazione Lisa ha guadagnato moltissimo, incassando 40 milioni di dollari al netto delle tasse.

Nel 2011, dopo il crollo del mercato azionario, CKX è stata ceduta a una società di private equity che poco dopo ha messo in vendita i diritti legati a Elvis. Authentic Brands Group, una società di marketing con sede a New York, ha acquistato per 145 milioni di dollari i diritti di licenza e commercializzazione di tutto ciò che riguarda Elvis Presley. Joel Weinshanker, notissimo nel mondo del collezionismo e dei memorabilia, ha preso in mano la gestione della Elvis Presley Enterprises, compresa la supervisione di Graceland. Lisa ha comunque mantenuto la proprietà di Graceland e delle cose del padre, restando anche in possesso del 15% della EPE, che le pagava (o meglio, li versava nel suo fondo fiduciario) 100mila dollari al mese.

Nel 2016, all’improvviso, Presley ha rescisso il suo contratto con Provident. Due anni dopo, ha citato in giudizio la società e il suo cofondatore Barry Siegel (che era amministratore del fondo di Lisa Marie Presley) per violazione della fiducia, negligenza e frode, accusandolo di «gestione cattiva e sconsiderata». Provident, nella sua controdenuncia, ha affermato che Presley aveva un debito di 800mila dollari per prestazioni non pagate e che, dopo l’accordo con la EPE, lei aveva «ricominciato a spendere come prima», «sperperando decine di milioni di dollari». Da un documento del tribunale, risulta che Presley ha affermato di essere stata tenuta all’oscuro dei suoi investimenti, di avere meno di 20mila dollari sul proprio conto e, a causa di Provident, di avere un debito col fisco di 10 milioni di dollari per tasse dovute dal 2012 al 2017.

Stando agli atti del tribunale, Presley sosteneva di avere un debito complessivo di 16 milioni di dollari; le sue spese mensili, tra cui il mutuo, le fatture della carta di credito e gli alimenti, ammontavano a oltre 120mila dollari. «Era perfetta nella gestione del denaro?», dice Weinshanker, socio amministratore della EPE. «Pochissime persone lo sono. Ma bruciava forse banconote da 100 dollari per riscaldarsi? No, non lo faceva». A quanto pare, Presley e Provident hanno poi raggiunto un accordo extragiudiziale.

Nel bel mezzo di questi guai su più fronti, è tornata alla musica e ancora grazie al padre, come era già accaduto quando s’era fatta notare per la prima volta. Ha accettato di incidere dei duetti col padre per una nuova raccolta di registrazioni gospel di Elvis, tra cui Where No One Stands Alone. Appena arrivata nello studio di Los Angeles (lo stesso in cui suo papà aveva inciso alcune delle basi preregistrate per il suo ’68 Comeback Special) ha sfoderato il suo lato ostinato e ribelle. «Mi ha chiesto: “Fammi ascoltare un’altra volta la canzone”», ricorda Weinshanker, che era co-produttore del progetto. «E poi, soltanto: “La prossima”. Lisa è così. Ha le sue opinioni. Mi ci è voluto un po’ per convincerla che era il brano giusto».

Quando Presley era pronta a iniziare le registrazioni, il produttore Andy Childs ha assistito a un momento rivelatore. Stava per cantare un verso (“Prendi la mia mano, fammi stare lì, dove nessuno resta solo”) e Childs ha visto che qualcosa l’aveva colpita. «Io ero dall’altra parte del vetro, guardavo Lisa mentre cantava: lei ha alzato lo sguardo e ha scosso la testa», racconta Childs. «Ha dovuto fermarsi e ritrovare la calma».

Presley ha poi ripreso a cantare, ma Childs ha letto qualcosa in quell’istante. «Lisa ha avuto tante difficoltà nella sua vita e stava cantando una canzone gospel, con suo papà, che parla di non rimanere sola. Forse in quel momento ha percepito un legame col padre». Alla fine hanno inciso anche un altro duetto, You’ll Never Walk Alone, ma è stato poi deciso che il brano sarebbe rimasto un’esecuzione solista di Elvis. Sono le sue ultime registrazioni professionali.

Già nel 2014 il regista Baz Luhrmann aveva iniziato a valutare l’idea di un biopic su Elvis. Cinque anni dopo, con l’ingaggio di Tom Hanks nel ruolo del colonnello Tom Parker (il manager di Elvis), a cui sono seguite molte polemiche, il progetto ha cominciato ad avviarsi. Ricordando i giorni in cui qualcuno le aveva suggerito di indossare una tuta bianca come il padre o, addirittura, di fare cover delle sue canzoni, Lisa aveva imparato a prestare attenzione alle manipolazioni. «Sapeva cos’è lo sfruttamento», dice Morissette. «Sapeva che si approfittavano di lei».

Si è però dimostrata aperta all’idea del film. Quando Luhrmann si è recato per la prima volta Graceland, Presley, che si trovava a Los Angeles, gli ha accordato il permesso di entrare a dare un rapido sguardo nella camera da letto del padre, ma a condizione che non scattasse foto. La preoccupava il modo in cui il padre sarebbe stato ritratto nel film e Weinshanker ha dato ascolto a tutte le sue perplessità. «Per convincerla ho dovuto rassicurarla sul fatto che sarebbe stata ascoltata su come sarebbe stato rappresentato suo papà e su come sarebbe stato protetto, perché questo era importantissimo», racconta. La regola fondamentale per lei era «dire la verità» sul padre. «Non era un essere umano perfetto, nessuno lo è», ricorda che lei gli ha detto. «Basta raccontare la verità, siate onesti».

Austin Butler in ‘Elvis’. Foto: Hugh Stewart/Warner Bros.

La figlia maggiore, Riley, era una star emergente di Hollywood (al momento la si può vedere in Daisy Jones & The Six su Prime Video), ma il fratello si stava dimostrando sempre più problematico. A pochi mesi dalle riprese di Elvis, nel luglio 2020, Ben è stato trovato senza vita nella casa di famiglia in stile mediterraneo, con cinque camere da letto, di Calabasas. Il decesso è stato classificato come un suicidio e nel suo organismo sono state trovate tracce di cocaina e alcol. Come sua mamma, Ben era già stato in rehab almeno una volta e aveva problemi di depressione, stando al rapporto del medico legale di Los Angeles. «Ogni genitore che ha un figlio si chiede se avrebbe potuto fare di più e lei probabilmente si sentiva così», dice Kessler. «Era distrutta». Poco dopo, ha venduto la casa e si è trasferita in un’altra, nella stessa città.

Parlando con Rolling Stone, nel 2003, Presley aveva scherzato sulla propria carriera: «Credo che andrò avanti a fare questa roba per un po’ e poi a un certo punto tornerò a essere una reclusa». Quel momento è arrivato con la scomparsa del figlio. Alcune settimane dopo la sua morte, è stata messa in contatto con Kessler, ma ha insistito per affrontare quel lutto a modo suo. «Non voleva nessun esperto in campo di lutti che le dicesse cosa avrebbe dovuto fare», racconta lui. Diceva: «Non voglio un terapeuta, non ho bisogno di un consulente. Ma se vuoi starmi vicino come amico, va benissimo». Con l’aiuto di Kessler, ha iniziato a partecipare a session online insieme ad altri genitori in lutto, che perlopiù non l’hanno riconosciuta; alla fine ha anche ospitato alcune di queste riunioni a casa sua. Oltre che di suo figlio, a volte parlava di altri membri della famiglia. «Capitava che menzionasse il padre», dice Kessler. «Sicuramente ha detto: “Sta per uscire il film su mio papà”».

Nel 2019, Presley ha firmato un contratto (per una somma fra i tre e i quattro milioni di dollari) per scrivere la sua prima autobiografia, in cui avrebbe parlato della sua relazione con Jackson in modo più approfondito di quanto avesse mai fatto nelle interviste. Però, dopo la morte di Ben, insieme alle trattative in corso per il divorzio, il progetto è stato accantonato e ha iniziato a parlare di voler scrivere un libro sul tema del lutto e di diventare lei stessa una consulente per l’elaborazione del lutto. «Senza sosta, cronicamente, mi do la colpa ogni singolo giorno ed è già abbastanza difficile da sopportare», ha scritto nel 2022. «Ma anche gli altri ti giudicano e ti incolpano, magari di nascosto o alle tue spalle, ed è una cosa ancora più crudele e dolorosa che si aggiunge a tutto il resto… niente, assolutamente niente ti toglie il dolore, ma trovare un sostegno a volte può aiutare a sentirsi un po’ meno soli». Con palpabile amarezza, ha anche aggiunto: «I tuoi vecchi “amici” e persino la tua famiglia ti eviteranno». Ha anche lanciato l’idea di lavorare insieme a Kessler a un podcast dedicato al lutto.

Come già in passato, ha preso in considerazione l’idea di ritornare alla musica per esprimere se stessa in altri modi. Alla fine del 2021 o all’inizio del 2022, Perry, che non lavorava con lei dai tempi di Now What, l’ha ricontattata. «Dopo la morte del figlio, tutto era diventato più difficile», dice Perry. «Ovviamente è stata dura. Ho continuato a mandarle messaggi dicendo: “Devi tornare in studio”». Si sono incontrate in un’occasione per discutere di quello che avrebbe potuto essere il primo album di Presley dopo dieci anni, poi si sono rimesse in contatto in estate. Perry racconta che Lisa le ha detto di essere molto impegnata e che l’avrebbe richiamata.

L’estate scorsa, l’uscita di Elvis di Luhrmann si è rivelata meno traumatizzante di quanto il suo entourage temesse. Restando sul chi vive, Presley ha visto il film nel corso di una proiezione privata e ha dato il suo ok. «Cazzo se le è piaciuto», ricorda Weinshanker, e dice che l’interpretazione di Austin Butler l’ha commossa in modo particolare: «Era come se rivedesse suo padre in lui». Presley ha anche organizzato una proiezione del film a Los Angeles, alla quale ha partecipato Linda Ramone. «Ho detto a Riley: “È così intenso, come fa a sopportarlo?”», ricorda Linda. «Mi ha risposto: “Vai a chiederlo a lei”. Così le ho domandato: “LMP, come fai a sopportarlo?”. La sua risposta è stata: “Ci riesco perché mi è piaciuto molto”».

L’ottobre scorso ha finalmente raggiunto con Lockwood un accordo per il divorzio che prevedeva la custodia congiunta delle due figlie. Tuttavia, anche se pareva che stesse facendo ordine nella sua vita, chi le gravitava intorno percepiva l’impatto durissimo che gli anni precedenti avevano avuto su di lei. Qualche mese prima dell’accordo sul divorzio, lei e Schilling sono volati a Memphis per una proiezione di una versione quasi definitiva di Elvis. Schilling dice che non la vedeva dal funerale di Ben, due anni prima. «All’aeroporto mi ha detto: “Non sono più la stessa e non lo sarò mai più”. Era evidente lo stress che aveva subìto. Ma cercava di fare del suo meglio».

Verso l’inizio del 2023, Perry ha sollecitato nuovamente Presley. «Ero convinta che si dovesse fare in fretta», dice. «La volevo in studio, perché sapevo che aveva davvero bisogno di venire qui e iniziare a registrare, e anche lei sapeva di doverlo fare. La musica è una cura».

A partire da quella corsa nel cuore della notte a Graceland, l’ultima settimana di vita di Presley è stata, come la sua esistenza, un mix di passato, presente e un futuro sfuggente. La notte di giovedì 5 gennaio è arrivata a Memphis da sola, con un volo di linea. Fra la tarda notte di sabato e la primissima mattina di domenica, ha fatto visita alle tombe di Elvis e Ben con Kessler. Probabilmente ha dormito solo poche ore prima di prepararsi per la celebrazione del compleanno del padre.

La notte precedente aveva piovuto, a Memphis, cosa che aveva reso il terreno umido, fangoso e inadatto ai tacchi alti che aveva deciso di sfoggiare. «I giornali titoleranno così: “Lisa Marie Presley cade nel fango mentre va alla festa di compleanno di suo padre”», ha detto a Kessler mentre si dirigevano verso una tenda dove c’era la torta per Elvis. Vestita di nero, nascosta dietro a un paio di occhiali da sole, si aggrappava al braccio di Weinshanker avvicinandosi al podio da dove avrebbe parlato ai fan riuniti. «Dico sempre che siete le uniche persone che riescono a farmi uscire di casa», ha detto fra il serio e il faceto, a metà del discorso. «Non è una battuta».

Dopo aver firmato un po’ di autografi e posato per dei selfie con una lunga fila di fan del padre, nel tardo pomeriggio è tornata a Los Angeles con l’aereo privato di Weinshanker. La sera stessa era in programma un altro evento dedicato a Elvis: una festa di compleanno per lui al Formosa Cafe di West Hollywood, uno dei posti preferiti dal padre.

L’ultima apparizione pubblica, ai Golden Globe, il 20 gennaio 2023. Foto: Joe Scarnici/Getty Images

C’erano anche Luhrmann, Butler e Riley. Lisa ha parlato brevemente ai presenti, dicendo di essere orgogliosa del film: «So che anche mio padre ne sarebbe fiero». Per due volte ha usato la parola «sopraffatta». In quell’occasione ha chiesto a Schilling se, due sere dopo, l’avrebbe accompagnata sul red carpet dei Golden Globe, dove Elvis era in lizza per diversi premi. Era sola e lui avrebbe dovuto vegliare su di lei.

Nuovamente in nero, come al Formosa, quella sera è arrivata presto al Beverly Hilton. Vedendo un video di Lisa all’evento, Linda Ramone si è sentita sollevata: «Ho pensato: “Oh, wow, è fantastico: ha ricominciato a uscire”. Dopo la tragedia di Ben, per molto tempo non era più uscita». Ma ciò che il pubblico ha visto era una donna pallidissima che sembrava avere difficoltà a camminare e si aggrappava a Schilling, in particolare quando si è fermata per rilasciare una rapida intervista sul red carpet.

Schilling attribuisce quell’andatura incerta alle calzature che indossava. Appena arrivata, racconta, «aveva questi tacchi alti esagerati e mi ha detto: “Amico mio, credo d’aver sbagliato a mettere queste scarpe. Mi aggrappo a te, mi stanno massacrando”». Schilling insiste nel dire che la serata è stata «molto tranquilla» e aggiunge che «Lisa era lucida come chiunque altro dei presenti. Chi afferma il contrario non sa di cosa sta parlando». Dopo i Golden Globe, Presley ha partecipato a un party organizzato da Luhrmann allo Chateau Marmont, dove è rimasta fino a mezzanotte circa.

Mercoledì 11 gennaio, ha mandato un messaggio al suo stylist e al suo manager e rappresentante Roger Widynowski: voleva sapere di che designer sarebbe stato il suo abito per la cerimonia degli Oscar. Grazie al successo di Elvis e al rilancio di Graceland e del marchio Elvis, ora Lisa pareva avere una maggiore sicurezza finanziaria. Un altro lutto incombeva: infatti Linda Ramone l’ha contattata dicendole che Jeff Beck, che Presley aveva conosciuto durante i suoi giorni in Inghilterra, era morto il giorno prima. Linda le ha inviato una foto di lei, Presley e Beck insieme. La risposa di Lisa è stata: «Oh mio Dio, non riesco a credere che sia morto».

Il giorno dopo, il 12 gennaio, un team di paramedici è arrivato di corsa in una casa in affitto a Calabasas, con vista sulle colline, per soccorrere una donna in arresto cardiaco. Una domestica aveva trovato Lisa nella sua camera da letto. Danny Keough, che era rimasto vicino all’ex moglie facendole anche da testimone per le nozze con Lockwood, si era trasferito a vivere con lei per aiutarla dopo la morte del figlio Ben. Le ha praticato subito la rianimazione cardiopolmonare, poi l’hanno fatto anche i paramedici, che inizialmente hanno rilevato segni di vita. Presley è stata portata al West Hills Hospital, dove è andata nuovamente in arresto cardiaco ed è stata dichiarata morta alcune ore dopo. Aveva 54 anni.

La causa del decesso non è stata resa pubblica. Cinque giorni dopo la morte, il coroner della Contea di Los Angeles ha dichiarato che il referto era stato rinviato e che il medico legale stava raccogliendo ulteriori informazioni, «compresi i risultati di esami supplementari». Il procedimento è ancora in corso.

Ci sono molti fattori che possono aumentare il rischio di arresto cardiaco, dalla storia familiare ai problemi di salute, fino all’uso di droghe. Suo papà è morto per arresto cardiaco (Gladys, la mamma di Elvis, era morta per insufficienza cardiaca) e Presley ha ammesso di aver abusato di sostanze in passato. Stando a Kessler, aveva lamentato dolori allo stomaco nelle settimane precedenti la morte. TMZ ha riferito che era ricascata nella spirale degli oppiacei, ma l’entourage di Presley lo smentisce. Una cosa è chiara: nonostante si fosse ritagliata una vita e una carriera proprie, è stata ripetutamente trascinata nelle stesse difficoltà personali, finanziarie e di salute che avevano travolto il padre, e ha lottato fino alla fine per superarle.

Lisa Marie è sepolta a Graceland a fianco del figlio Ben. Foto: Jason Kempin/Getty Images

Il 22 gennaio, esattamente due settimane dopo la visita al Meditation Garden, Presley è stata sepolta accanto al figlio. In una mattina grigia, migliaia di persone in lutto si sono riunite davanti ai cancelli di Graceland; amici musicisti come Corgan, Morissette e Axl Rose hanno suonato in suo onore. Dopo la funzione, la famiglia e gli amici hanno camminato fino al giardino, vicino alla sua tomba. Ballard, che era lì, non ha potuto fare a meno di pensare al testo che lei aveva scritto per Lights Out due decenni prima. «Parlava di essere sepolta in quel maledetto prato sul retro», ha ricordato qualche giorno dopo. «Ieri ci sono passato davanti. E sono rimasto gelato non solo dal freddo, ma anche dall’ironia e dalla natura profetica di tutto ciò. Me ne ricorderò per sempre».

Lo stesso giorno della funzione, dall’altra parte dell’Atlantico, il figlio di Ed Harcourt ha preso un fumetto nella loro casa di Londra. Harcourt a volte nascondeva appunti di lavoro nei libri e, in questo caso, è saltato fuori il testo scritto a mano di una canzone che lui e Lisa avevano composto insieme, ma che non avevano incluso in Storm & Grace. Il titolo è Light of Day e il testo, scritto in una bellissima calligrafia, senza cancellature, recita: “C’è un dono che ti è stato dato / C’è un ruolo che devi interpretare / C’è una luce da prendere / Che venga, ora, la luce del giorno”.

Da Rolling Stone US.

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