Il 30 dicembre 1988 Bono ha pronunciato sul palco con gli U2 una delle sue frasi più celebri in concerto: «Dobbiamo andare via e risognare tutto di nuovo». Con quelle parole ha annunciato di fatto la fine della fase “americana” di The Joshua Tree/Rattle and Hum e ha aperto al grande cambiamento rappresentato da Achtung Baby/Zooropa.
È lo spirito di rinnovamento che gli U2 evocano nella cover story che abbiamo pubblicato ieri. È la prima lunga intervista ai quattro membri del gruppo (e non solo, parla anche il produttore Jacknife Lee) dopo l’annuncio dell’uscita il 13 novembre del nuovo album Carnaval De Luz.
L’articolo è pieno di rivelazioni e lo potete leggere a questo link. Ecco una selezione di notizie che Bono e gli altri ci hanno dato (qui c’è la storia di Torn, il duetto con Dolly Parton).
Carnaval De Luz è pensato come un doppio. Si era capito che il prossimo album, il primo di inediti da Songs of Experience del 2017, era in qualche modo legato concettualmente ai due EP che la band ha pubblicato nel 2026. Quando in una data non ancora nota sarà pubblicata l’edizione deluxe si capirà che sia tratta di un doppio album modellato sul calendario liturgico e pensato per essere ascoltato in sequenza: prima il Carnevale (Carnaval De Luz), poi la Quaresima (Days of Ash) e infine la Pasqua (Easter Lily). I tre lavori compongono un ciclo chiuso: i suoni su cui si spegne Easter Lily corrispondono alle prime note del nuovo album, quelle di Go (Carnaval De Luz). «È un progetto artistico», dice Bono.
La canzone dedicata a Rosalía. The Mirror Maker, dal nuovo album, non è un pezzo con Rosalía, come Where Is Gone? dei Fontaines D.C., ma su Rosalía. «Di solito» scherza Bono «scriviamo canzoni su persone in prigione oppure morte». Al cantante è piaciuto tantissimo Lux, che lo ha preceduto su molti dei temi che sperava di esplorare e pensa che la spagnola sia una di quelle artiste, come Patti Smith, in grado di «attraversare lo specchio e vedere cosa c’è dall’altra parte». Sente inoltre che la spagnola condivide con gli U2 l’idea che l’arte sia un mezzo per «reincantare il mondo». Imbarazzato dalla prospettiva di dedicare un pezzo a una collega vivente, Bono ha chiesto consiglio all’amica Penelope Cruz che gli ha suggerito di chiamare Rosalía e basta. Lo ha fatto, lei lo ha incoraggiato, i due si sono scambiati messaggi, ma non si sono ancora incontrati. «Non credo che riuscirei a incontrarla adesso. Sto cercando il coraggio di mandarle il mix finale».
Lo stato di salute di Larry Mullen Jr. Il batterista racconta per la prima volta gli eventi che lo hanno portato prima a dare forfait, quando la band si esibiva allo Sphere di Las Vegas, e poi a rientrare nel gruppo. Ha sempre avuto problemi al collo, che sono peggiorati per via del lavoro che fa e si sono acutizzati ai tempi del tour “revival” di The Joshua Tree nel 2019. Poi durante il Covid «mi sono reso conto che il mio fisico aveva subito danni irreparabili… Mi sono fermato, come tutti, e il mio corpo ha semplicemente detto: ne hai avuto abbastanza». Mullen voleva farsi operare a tutti i costi. L’alternativa era infatti ritirarsi. I medici glielo hanno caldamente sconsigliato: esisteva una possibilità, remota ma concreta, che l’operazione lo lasciasse paralizzato. Alla fine ha accettato di operarlo una giovane neurochirurga di Dublino perché «lo considera un patrimonio nazionale». Quando Mullen si è riseduto dietro alla batteria ha scoperto che suonava in modo lievemente diverso dal passato. Ora non sa come reagirà il suo corpo una volta in tournée. «Anche se non riuscissi a suonare per due ore e mezza, se riuscissi a farlo per un’ora, sarebbe già abbastanza. Sono stato così fortunato che lo accetterei».
Il tour negli stadi e (chissà) nei teatri. Circolano da tempo le voci su una grande tournée nel 2027, che potrebbe arrivare a San Siro in estate, ma per ora si tratta per l’appunto di indiscrezioni. Nell’intervista gli U2 confermano che la tournée ci sarà e che suoneranno effettivamente negli stadi. Hanno anche iniziato le prove. The Edge vorrebbe mettere in scaletta 11 nuove canzoni, Bono vuole suonare più hit e magari fare concerti paralleli a quelli negli stadi, «un modo per incontrare i nostri fan in città, in un altro teatro» (Bono lo dice in italiano), dove concentrarsi sul repertorio recente. Non si sa se l’idea sia esibirsi in veri teatri, come ha fatto Bono in passato, o semplicemente in palazzetti più piccoli. Si sa che per Mullen l’idea è fantastica, ma solo in teoria, «in pratica potrebbe essere difficile da realizzare».
Israele, Ben-Gvir e la Nakba. Nell’intervista si parla anche di The Tears of Things, la canzone pubblicata su Days of Ash. «È un tentativo di cercare di capire cosa stia succedendo in un mondo in cui non abbiamo mai avuto bisogno della forza morale dell’ebraismo quanto adesso», dice Bono, che considera l’attacco di Hamas del 7 ottobre «un’offesa sacrilega» e paragona il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir a Himmler. «Da persona che è stata al fianco di Israele e che continua a stare al fianco di Israele – così come sto con il popolo palestinese, perché abbia una Palestina – c’è tutto un dibattito semantico sul genocidio, che è un termine giuridico, e prima o poi la Corte penale internazionale e la Corte internazionale di giustizia si pronunceranno. Ma qui c’è un uomo, un ministro del governo, che non viene arrestato… e Netanyahu dice: “Mi serve per mantenere la maggioranza”». Israele, dice Bono, deve «risolvere la situazione. Deve rimediare alla Nakba, arrivando a un compromesso che alcune di queste persone non vogliono accettare, e fare la cosa giusta. La giustizia è al cuore dell’ebraismo».
«Siamo ancora rilevanti?». È la domanda che si fa The Edge e non solo almeno dagli ultimi album Songs of Innocence e Songs of Experience, quando il gruppo è sembrato fuori da mode e trend musicali. «Abbiamo ancora qualcosa da dire e che interessi a qualcuno?». La risposta che si è dato: «Essere rilevanti o meno non dipende da noi, ma possiamo provarci ed è quello che abbiamo deciso di fare». E conclude con una frase tipica dello spirito ottimista degli U2: suonare pensando che «la nostra prossima canzone o il nostro prossimo album potrebbero essere i nostri migliori di sempre».














